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La previsione del generale Petraeus: "Putin non si fermerà, dopo l'Ucraina può invadere la Lituania"

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Secondo l’ex comandante delle forze Usa in Afghanistan e Iraq, Putin userebbe come scusa la protezione della minoranza russofona e testare la reazione della Nato
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LONDRA – Quale potrebbe essere il prossimo Paese che Vladimir Putin deciderà di invadere, se avrà realizzato i suoi obiettivi nella guerra in Ucraina? “La Lituania”. È il parere di David Petraeus, l’ex generale che ha comandato le forze americane in Afghanistan ed Iraq, quindi è stato direttore della Central Intelligence Agency (Cia), considerato oggi uno dei massimi esperti di questioni militari e strategiche.
Partecipando questa settimana a un convegno di affari internazionali a Londra, Petraeus ha affermato che la Russia potrebbe attaccare l’ex repubblica sovietica del Baltico, con la scusa di proteggere l’ampia minoranza russofona che vive in Lituania: ad di là di espandere l’influenza di Mosca nelle regioni che erano un tempo sotto il controllo dell’Urss, l’obiettivo sarebbe di “testare la reazione della Nato” nel caso di un conflitto contro uno stato membro dell’Alleanza Atlantica, a differenza dell’Ucraina che non ne fa parte e che è stata invasa con la motivazione di impedire l…

LONDRA – Quale potrebbe essere il prossimo Paese che Vladimir Putin deciderà di invadere, se avrà realizzato i suoi obiettivi nella guerra in Ucraina? “La Lituania”. È il parere di David Petraeus, l’ex generale che ha comandato le forze americane in Afghanistan ed Iraq, quindi è stato direttore della Central Intelligence Agency (Cia), considerato oggi uno dei massimi esperti di questioni militari e strategiche.
Partecipando questa settimana a un convegno di affari internazionali a Londra, Petraeus ha affermato che la Russia potrebbe attaccare l’ex repubblica sovietica del Baltico, con la scusa di proteggere l’ampia minoranza russofona che vive in Lituania: ad di là di espandere l’influenza di Mosca nelle regioni che erano un tempo sotto il controllo dell’Urss, l’obiettivo sarebbe di “testare la reazione della Nato” nel caso di un conflitto contro uno stato membro dell’Alleanza Atlantica, a differenza dell’Ucraina che non ne fa parte e che è stata invasa con la motivazione di impedire l’adesione al patto militare fra le democrazie occidentali. Ma l’attacco potrebbe essere anche il “preambolo” di un’invasione e di una guerra di più ampia portata.

“Se vincerà in Ucraina, Putin invaderà un Paese della Nato”, ha detto l’ex capo della Cia alla conferenza di Policy Exchange, un think tank londinese. Il piano del Cremlino era e rimane “rovesciare il presidente Zelensky e installare a Kiev un governo fantoccio fedele a Mosca, controllando così tutta l’Ucraina”, ha aggiunto. “Una volta che questo venisse realizzato, lo vedremo mettere nel mirino uno dei tre Paesi Baltici (che facevano parte dell’Urss prima del crollo dell’impero sovietico nel 1991, ndr). Putin cita spesso la Lituania e l’Occidente dovrebbe prestare più attenzione alle sue minacce”.


Riguardo al recente cambiamento di tono di Donald Trump nei confronti della Russia, accompagnato da indiscrezioni secondo cui il presidente avrebbe “perso la pazienza” con Putin e sarebbe incline a reagire con severe sanzioni se entro quindici giorni il capo del Cremlino non accetta un cessate il fuoco in Ucraina, Petraeus osserva: “E’ la terza volta che Trump minaccia un approccio differente alla Russia nel giro di due settimane. Vedremo cosa succede veramente in questa occasione”. L’ex generale ha criticato ripetutamente Trump per essersi fidato troppo di Putin, ma ha anche giudicato insufficienti gli aiuti militari offerti dal predecessore a Kiev: “Biden ha temporeggiato troppo prima di autorizzare le forniture di carri armati Abrams e caccia F-16 all’Ucraina. Anche un cieco avrebbe capito che bisognava darglieli. Lo stesso vale per i sistemi di missili multipli e per il loro raggio d’azione. Ogni volta abbiamo chiesto a Kiev di aspettare, poi abbiamo detto forse e alla fine glieli abbiamo dati, ma se glieli avessimo dati prima questo avrebbe potuto cambiare la dinamica sul campo di battaglia e costringere Mosca a venire al tavolo del negoziato”.

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