Tra Cina e Giappone sboccia la pace dei frutti di mare
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Cina e Giappone fanno la pace (quasi) sui frutti di mare. I due Paesi, dice il governo di Tokyo, hanno raggiunto un accordo per avviare le procedure affinché Pechino riprenda le importazioni dei prodotti giapponesi: un passo avanti importante verso la fine di un embargo che dura da quasi due anni. Dopo il parere dell’Aiea (l’Agenzia internazionale per l'energia atomica) del luglio 2023 che dava a Tokyo luce verde per iniziare a scaricare nell’Oceano Pacifico l’acqua radioattiva trattata usata per raffreddare i reattori della centrale di Fukushima dopo il disastro del 2011, Pechino infatti protestò e poco dopo, nell’agosto 2023, vietò l’import di frutti di mare giapponesi. Una mossa che all’epoca scatenò una crisi economica, e diplomatica, tra i due Paesi. Una crisi, ora, vicina ad essere risolta.
L’Amministrazione delle dogane cinesi parla di “progressi sostanziali”, dopo i colloqui con i giapponesi svoltisi in…
PECHINO - Cina e Giappone fanno la pace (quasi) sui frutti di mare. I due Paesi, dice il governo di Tokyo, hanno raggiunto un accordo per avviare le procedure affinché Pechino riprenda le importazioni dei prodotti giapponesi: un passo avanti importante verso la fine di un embargo che dura da quasi due anni. Dopo il parere dell’Aiea (l’Agenzia internazionale per l'energia atomica) del luglio 2023 che dava a Tokyo luce verde per iniziare a scaricare nell’Oceano Pacifico l’acqua radioattiva trattata usata per raffreddare i reattori della centrale di Fukushima dopo il disastro del 2011, Pechino infatti protestò e poco dopo, nell’agosto 2023, vietò l’import di frutti di mare giapponesi. Una mossa che all’epoca scatenò una crisi economica, e diplomatica, tra i due Paesi. Una crisi, ora, vicina ad essere risolta.
L’Amministrazione delle dogane cinesi parla di “progressi sostanziali”, dopo i colloqui con i giapponesi svoltisi in settimana nella capitale cinese, senza andare troppo nello specifico. “Il Giappone si è impegnato ad adottare misure credibili e trasparenti per garantire che la qualità e la sicurezza dei propri prodotti soddisfino i requisiti normativi e gli standard di sicurezza alimentare della Cina”, dice il portavoce del Ministero degli Esteri cinese. I due Paesi hanno concordato i “requisiti tecnici per la ripresa delle esportazioni dei prodotti” verso la Cina, ha dichiarato invece il segretario capo del gabinetto nipponico Yoshimasa Hayashi, come riporta la stampa giapponese.
Il bando si appresta dunque ad essere revocato per 37 prefetture giapponesi, anche se rimangono al momento in vigore restrizioni riguardo i prodotti di 10 prefetture, tra cui Tokyo e, proprio, Fukushima. “Il Giappone continuerà a chiedere la rimozione delle restanti restrizioni cinesi sulle importazioni di prodotti alimentari provenienti da 10 prefetture giapponesi, tra cui Fukushima”, che vennero imposte subito dopo il terremoto e lo tsunami del marzo 2011, ha continuato Hayashi.
I conflitti tra i due Paesi
Il ministro degli Esteri giapponese Takeshi Iwaya ha definito la mossa “molto positiva”, suggerendo che potrebbe “segnare l'inizio” degli sforzi per trovare una soluzione ad altre questioni bilaterali. Pechino e Tokyo rimangono infatti in conflitto su questioni quali le dispute territoriali e le attività militari cinesi, principalmente nel Mar Cinese Orientale.
Secondo alcune fonti dell’agenzia di stampa giapponese Kyodo, potrebbero essere necessari alcuni mesi prima che le spedizioni giapponesi verso la Cina possano riprendere, poiché è necessario completare il processo di registrazione e i prodotti devono superare i controlli sulle radiazioni. Esultano, comunque, i pescatori del Sol Levante. Il valore delle esportazioni di frutti di mare verso la Cina è stato pari a circa 83,6 miliardi di yen nel 2022 (circa 500 milioni di euro), ha affermato il neo-ministro dell’Agricoltura Shinjiro Koizumi. “Sebbene la destinazione di tali spedizioni, costituite principalmente da capesante e cetrioli di mare, si sia diversificata dopo il divieto, si prevede che le esportazioni registreranno una certa ripresa grazie all'elevata domanda del mercato cinese”, ha aggiunto.