Il vistoso occhio nero di Elon Musk è stato spiegato dal patron di Tesla come «un gioco con mio figlio X, gli ho detto “dammi un cazzotto in faccia”, lui l’ha fatto ed eccoci qua». Che un bambino di cinque anni possa infliggere un uppercut da peso massimo al padre, ora 85 kg dopo un record di 135 per 188 centimetri, può sembrare una gradassata, ma dopotutto se si lancia una conferenza stampa fianco a fianco con il presidente americano Trump e il sodale Musk, l’understatement, i toni bassi, non sono ricetta vincente.
Avere Trump e Musk insieme su un palcoscenico, lo Studio Ovale come quinta, è organizzare il concerto Beatles-Rolling Stones, la finale Inter-Psg, il derby Facebook-Google, mettere insieme i brand centrali del tempo. E i due leader carismatico-digitali non hanno deluso le attese: dal match di boxe fra Elon ed X, la lettera non riguarda il pareggio nel vecchio Totocalcio e neppure il leader Malcolm X, ma l’ex social media Twitter, ribattezzato X, fino all’arringa di Trump …
Il vistoso occhio nero di Elon Musk è stato spiegato dal patron di Tesla come «un gioco con mio figlio X, gli ho detto “dammi un cazzotto in faccia”, lui l’ha fatto ed eccoci qua». Che un bambino di cinque anni possa infliggere un uppercut da peso massimo al padre, ora 85 kg dopo un record di 135 per 188 centimetri, può sembrare una gradassata, ma dopotutto se si lancia una conferenza stampa fianco a fianco con il presidente americano Trump e il sodale Musk, l’understatement, i toni bassi, non sono ricetta vincente.
Avere Trump e Musk insieme su un palcoscenico, lo Studio Ovale come quinta, è organizzare il concerto Beatles-Rolling Stones, la finale Inter-Psg, il derby Facebook-Google, mettere insieme i brand centrali del tempo. E i due leader carismatico-digitali non hanno deluso le attese: dal match di boxe fra Elon ed X, la lettera non riguarda il pareggio nel vecchio Totocalcio e neppure il leader Malcolm X, ma l’ex social media Twitter, ribattezzato X, fino all’arringa di Trump contro la Cina, con una repentina riapertura della guerra dei dazi.
Presidenti metodici come Eisenhower, brillanti come Reagan, coraggiosi come Kennedy mai avrebbero immaginato che dalla Casa Bianca si potesse organizzare un vaudeville come quello visto ieri, con Trump a dichiararsi d’accordo con la senatrice di sinistra del Massachusetts Elizabeth Warren, nel volere cancellare il tetto al debito pubblico Usa, mostruoso gorgo da 36.200 miliardi di dollari. La Warren vuol farlo per incrementare la spesa pubblica, Trump perché detesta il rigore fiscale, eredità dei falchi del Grand Old Party Repubblicano.
È rimasto deluso chi si aspettava il divorzio repentino tra gli alleati della campagna elettorale 2024, Musk che versa 300 milioni di dollari a Trump per battere la democratica Harris, il presidente che gli affida la direzione di Doge, spending review alla Carlo Cottarelli lanciata con motosega regalata dal presidente argentino Javier Milei. Trump e Musk sono troppo attenti al calore online per regalare agli avversari una rottura in diretta, tipo il falso ceffone della moglie di Macron al presidente francese. Trump, apparso un po’ teso dopo i risultati negativi dei mercati e lo stop alla tregua a Gaza e in Ucraina, spiega con nonchalance che «Musk non sta traslocando da Washington, farà avanti e indietro con il governo, la colpa è dei giudici che non accettano il potere del presidente, dovrebbero rispettare la Costituzione, non fare a modo proprio», con toni che ricordano il duello rusticano di casa nostra tra politici e magistrati, una generazione fa.
Musk resta uno degli uomini più ricchi della Storia, non del presente, Trump il politico più potente del pianeta, tre anni e mezzo di governo davanti, il loro body language classico, Trump corrucciato e sprezzante, Musk plastico e ironico con il cappelluccio della destra, eppure è innegabile che l’aura di onnipotenza del febbraio scorso - quando l’imprenditore licenziava ranger dei parchi e impiegati di Washington, stoppati dai tagli ai tornelli il lunedì, e il presidente apriva la guerra dei dazi, non prevedendo la brutale reazione dei mercati - sembra passato remoto.
Irriso come Taco, sigla che allude non alla pietanza messicana ma a Trump che cede sempre, il presidente riapre lo scontro con Pechino, a suo dire colpevole di non essere leale nel negoziato sullo scambio commerciale. È vero che la Cina si è irrigidita, ha ragione Trump, ma Xi Jinping ha troppo fiuto per non sentire odore di Taco bruciato, la debolezza presente degli Usa, alzando la posta. I podcast si emozionano per Trump che parla di Doge come del «vero figlio di Elon» e allude a una possibile grazia per Sean Diddy Combs, il rapper alla sbarra per pesanti reati sessuali, ma Xi Jinping ha più forza di X Musk nei pugni.
Elon Musk torna dunque ad aziende che lamentano il suo semestre sabbatico, Tesla in rotta in America ed Europa, con le città democratiche a far crollare le vendite, la spedizione su Marte, prevista nel 2026 quando i due pianeti si avvicineranno, in forse per i razzi che saltano come tappi di spumante e una spedizione in ritardo sul calendario, mentre Starlink, dall’Ucraina all’Italia, soffre del pregiudizio contro il suo capo: adottare il sistema significa essere al soldo di Musk?
Trump&Musk saranno a lungo campioni del nostro tempo, eppure ieri emanavano una lentezza e una difficoltà che solo sei mesi fa ignoravano, fra successi e proclami.