Gaza, l’ultimo figlio della dottoressa Alaa: Adam in Italia l’11 giugno per ricevere le cure
di Michele Bocci e Giuliano FoschiniAdam potrebbe arrivare in Italia l’11 giugno. Con lui suo padre Hamdi. Insieme sarebbero curati e operati probabilmente a Milano, all’ospedale Niguarda. Anche se si erano detto disponibile anche il Gemelli di Roma, il Bambin Gesù e il Gaslini di Genova. Una gara di solidarietà, quella per curare l’unico figlio superstite dei 10 della dottoressa Alaa al-Najaar, la pediatra che ha visto la sua famiglia sterminata da un bombardamento israeliano, e che ora spera di salvare il suo unico figlio ancora vivo.
Le cure di Adam e di suoi padre sono state oggetto oggetto ieri di una serie di riunioni che hanno visto al centro il ministero degli Esteri, quello della Sanità, il dipartimento della protezione civile, il console a Gerusalemme e l’Aeronautica militare. Al termine un messaggio: tutto è pronto. Ma in serata comunque fonti diplomatiche invitavano alla cautela per una questione di tempi: prima dell’11 non si riesce a organizzare un trasferimento in Italia.
Adam potrebbe arrivare in Italia l’11 giugno. Con lui suo padre Hamdi. Insieme sarebbero curati e operati probabilmente a Milano, all’ospedale Niguarda. Anche se si erano detto disponibile anche il Gemelli di Roma, il Bambin Gesù e il Gaslini di Genova. Una gara di solidarietà, quella per curare l’unico figlio superstite dei 10 della dottoressa Alaa al-Najaar, la pediatra che ha visto la sua famiglia sterminata da un bombardamento israeliano, e che ora spera di salvare il suo unico figlio ancora vivo.
Le cure di Adam e di suoi padre sono state oggetto oggetto ieri di una serie di riunioni che hanno visto al centro il ministero degli Esteri, quello della Sanità, il dipartimento della protezione civile, il console a Gerusalemme e l’Aeronautica militare. Al termine un messaggio: tutto è pronto. Ma in serata comunque fonti diplomatiche invitavano alla cautela per una questione di tempi: prima dell’11 non si riesce a organizzare un trasferimento in Italia.
Ieri lo zio del bambino, che sulle pagine del nostro giornale aveva lanciato l’appello, ha fatto sapere a Repubblica che l’ospedale Nasser di Khan Younis sarebbe pronto subito a un trasferimento. Da qui l’ipotesi che potrebbe essere portato prima in un altro paese (Malta, per esempio, o la Turchia) qualora il trasporto fosse possibile più velocemente.
In Italia intanto tutto è pronto. Dopo il via libera politico del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ieri sono stati compiuti i primi atti pratici. In mattinata il ministro della Salute, Orazio Schillaci, con il sottosegretario Marcello Gemmato, ha fatto un primo screening dei centri. Più strutture si sono fatte avanti: il Gemelli, il Bambin Gesù, il Gaslini. Subito è stato chiaro che però Adam non si sarebbe mosso da solo, ma insieme con il padre, Hamdi.
Mentre la mamma, la pediatra Alaa al-Najjar, ha fatto sapere di non volersi spostare per il momento da Gaza: non vuole lasciare l’ospedale dove lavora e dove ora è ricoverato il suo bambino, il Nasser di Khan Younis.
La donna era lì, al lavoro, il 23 maggio scorso, quando alle due del pomeriggio un bombardamento israeliano ha raso al suolo la sua casa dove vivevano i suoi dieci figli. Si è salvato solo Adam che ha ustioni sul sessanta per cento del corpo. Da quello che è stato possibile sapere ha avuto anche un trauma al torace e agli arti superiori, con ferite e fratture, che ha coinvolto anche il sistema nervoso. Dovrà essere operato per ricostruire il nervo radiale, quello del braccio, in modo da non avere danni permanenti. Anche Hamdi, suo padre, ha bisogno di interventi chirurgici per curare le ferite provocate dal bombardamento, tant’è che nella riunione di ieri si è deciso di farli muovere insieme.
Prima dell’11, come detto, non sembra però possibile. Da qui la possibilità che qualche altro paese possa fare prima. «Ma - spiega una fonte che sta seguendo il caso - non è una gara tra paesi. L’unica urgenza è assicurare al bambino e a suo padre le migliori cure nel minor tempo possibile». La soluzione del Niguarda è stata messa a punto dopo una telefonata dell’assessore alla Salute della Lombardia Guido Bertolaso a Tajani.
L’11 giugno voleranno in Italia anche altre feriti di Gaza. Ieri si è parlato di 18 pazienti in tutto, accompagnati da una quarantina di parenti. Saranno assistiti negli ospedali di varie regioni e nella prossima riunione si discuterà anche di quali. A oggi, come ha detto lo stesso Tajani, sono stati trasferiti nel nostro paese 170 pazienti. 130 sono bambini.