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L’analista: “Posizioni sempre ferme, la fine della guerra a Gaza è ancora lontana”

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Miri Eisin, ex ufficiale in pensione, è un’analista politica israeliana esperta di intelligence
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GERUSALEMME – «Comunque vada a finire questo accordo proposto da Witkoff, non credo che siamo più vicini alla fine della guerra. È sostanzialmente un negoziato sugli ostaggi, che include uno scambio e un qualche riposizionamento dell’esercito nella Striscia di Gaza». Miri Eisin, ex ufficiale in pensione, è un’analista politica israeliana esperta di intelligence, comunicazione strategica e politiche di sicurezza nazionale.

Come valuta la risposta di Hamas alla proposta Witkoff? Sta accettando o prende tempo?

«Nessuno conosce nel dettaglio quale sia l’ultima bozza della proposta Witkoff. Qualcosa esce sui giornali, ma poi i termini subiscono delle modifiche. Siamo ancora in una fase che permette a Hamas di rispondere quello che vuole e, a giudicare dal comunicato che hanno diffuso, non si sono spostati dalle loro posizioni iniziali».

È ciò che ritiene anche Witkoff, che ha definito “inaccettabile” la risposta di Hamas. Quelle che il movimento islamista palestinese ha posto sono con…

GERUSALEMME – «Comunque vada a finire questo accordo proposto da Witkoff, non credo che siamo più vicini alla fine della guerra. È sostanzialmente un negoziato sugli ostaggi, che include uno scambio e un qualche riposizionamento dell’esercito nella Striscia di Gaza». Miri Eisin, ex ufficiale in pensione, è un’analista politica israeliana esperta di intelligence, comunicazione strategica e politiche di sicurezza nazionale.

Come valuta la risposta di Hamas alla proposta Witkoff? Sta accettando o prende tempo?

«Nessuno conosce nel dettaglio quale sia l’ultima bozza della proposta Witkoff. Qualcosa esce sui giornali, ma poi i termini subiscono delle modifiche. Siamo ancora in una fase che permette a Hamas di rispondere quello che vuole e, a giudicare dal comunicato che hanno diffuso, non si sono spostati dalle loro posizioni iniziali».

È ciò che ritiene anche Witkoff, che ha definito “inaccettabile” la risposta di Hamas. Quelle che il movimento islamista palestinese ha posto sono condizioni nuove o delle correzioni parziali al testo?

«Non penso che i miliziani stiano ponendo nuove condizioni. Sono fermi nella stessa posizione, dicono di volere la fine della guerra. Se questo fosse veramente il loro obiettivo, allora dovrebbero rilasciare tutti i 58 ostaggi. Invece trattano per liberarne solo 10 e 18 corpi, e in cambio pretendono la garanzia di arrivare al cessate il fuoco permanente. La terminologia che Hamas usa è sempre la stessa dell’inizio della trattativa».

Come valuta la proposta patrocinata dall’inviato di Trump? È equilibrata o pende dalla parte di Israele, come sostiene Hamas?

«Al punto in cui siamo arrivati, non esistono proposte win-win, dove entrambe le parti vincono. Io sono israeliana, per me stiamo trattando con il diavolo che ha organizzato il 7 ottobre. Non credo che Witkoff capisca così bene le due parti. Penso che gli Stati Uniti siano un mediatore che pretende molto, ma negoziare con un’organizzazione terroristica qui in Medio Oriente non è come chiudere un accordo simile altrove».

C’è o non c’è, in questo accordo che Witkoff sta cercando di chiudere, la garanzia che gli Usa si impegneranno durante la tregua per arrivare finalmente alla pace?

«Le garanzie americane le vogliamo tutti. Israele le vuole per avere la certezza che saranno rilasciati tutti gli ostaggi, Hamas le vuole per garantirsi un’esistenza dopo la guerra. È un circolo vizioso, i dettagli del negoziato nascondono insidie che lo possono far saltare. Quante truppe dovrà ritirare l’Idf dalla Striscia di Gaza durante l’eventuale tregua? Cosa succederà a Hamas dopo il conflitto? Sono tutti aspetti che, a quanto pare, non sono specificate nella proposta in discussione».

Molti israeliani sono convinti che Netanyahu stia prendendo tempo, perché in realtà è il primo a non volere la fine della guerra per motivi di sopravvivenza politica.

«Netanyahu vuole la fine della guerra e la distruzione di Hamas. Il problema è che non può ottenere entrambi i risultati. E se non distrugge Hamas, la sua coalizione di governo crollerà».

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