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Ucraina, un negoziato al buio: il fronte nord preoccupa Kiev

(reuters)

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La Russia prepara il vertice di Istanbul e continua ad avanzare verso Sumy. Zelensky: “Non mostrano la volontà di una tregua”
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Più che un negoziato, un appuntamento al buio. Gli ucraini si preparano a incontrare la delegazione russa, domani a Istanbul, avendo presentato le loro condizioni per un cessate il fuoco, ma senza avere idea di quali siano le richieste di Mosca. Putin non svela le sue intenzioni, spedisce in Turchia Vladimir Medinsky: un ex ministro della cultura non particolarmente influente, protagonista già dei falliti negoziati del 2022. Né sembra allarmato dall’irritazione di Washington per i suoi ripetuti no al cessate il fuoco, nonostante Trump gli abbia offerto un «ponte d’oro», come l’ha definito l’inviato Usa Kellogg, aprendo alla possibilità di riprendere lauti affari con Mosca e di riconoscergli la sovranità sulla Crimea.

Ma se Putin tace, e dissimula, gli sviluppi sul terreno in Ucraina offrono alcuni indizi sugli obiettivi del presidente russo. Nella regione di Sumy le truppe del Cremlino continuano ad avanzare, anche se lentamente: ieri hanno conquistato il villaggio di Vodolagy …

Più che un negoziato, un appuntamento al buio. Gli ucraini si preparano a incontrare la delegazione russa, domani a Istanbul, avendo presentato le loro condizioni per un cessate il fuoco, ma senza avere idea di quali siano le richieste di Mosca. Putin non svela le sue intenzioni, spedisce in Turchia Vladimir Medinsky: un ex ministro della cultura non particolarmente influente, protagonista già dei falliti negoziati del 2022. Né sembra allarmato dall’irritazione di Washington per i suoi ripetuti no al cessate il fuoco, nonostante Trump gli abbia offerto un «ponte d’oro», come l’ha definito l’inviato Usa Kellogg, aprendo alla possibilità di riprendere lauti affari con Mosca e di riconoscergli la sovranità sulla Crimea.

Ma se Putin tace, e dissimula, gli sviluppi sul terreno in Ucraina offrono alcuni indizi sugli obiettivi del presidente russo. Nella regione di Sumy le truppe del Cremlino continuano ad avanzare, anche se lentamente: ieri hanno conquistato il villaggio di Vodolagy — che si aggiunge ad altri piccoli centri abitati caduti nelle ultime settimane a nord come a est — costringendo gli ucraini a emettere ordini di evacuazione per altri 11 villaggi della regione, che portano a 213 le cittadine del Sumy ormai disabitate. Gli ordini di evacuazione in genere arrivano quando i combattimenti si intensificano e c’è un rischio alto per la popolazione civile, non vuol dire necessariamente che ci sia in corso una offensiva su larga scala, né che i russi siano pronti a sostenerla. Ma all’inizio della settimana è stato lo stesso presidente ucraino, Zelensky, a dire che Mosca ha ammassato sul quadrante nord “più di 50mila uomini”. Con l’estate, e le condizioni del terreno favorevoli, potrebbe tentare un attacco su più larga scala, avverte il portavoce della guardia di frontiera, Andrii Demchenko. L’obiettivo dichiarato dal Cremlino è creare una zona cuscinetto a ridosso di Sumy per impedire altre incursioni come quella realizzata dagli ucraini l’estate scorsa nel Kursk, che ha costretto i russi a distogliere forze dal Donbass e a chiedere persino rinforzi alla Corea del Nord. Il Kursk è stato quasi completamente riconquistato da Mosca, ma gli ucraini continuano a fare operazioni nell’area per impedire «a un numero significativo di truppe russe di operare sul territorio ucraino», come ha rivelato ieri lo stesso presidente Zelensky. «La guerra deve spostarsi in territorio russo, tornare da dove è venuta».

Il fronte del nord non è l’unico che subisce la pressione dei droni e dei tank. Il grosso dei combattimenti è concentrato sul fronte orientale dell’Ucraina, nella regione di Donetsk, soprattutto tra Pokrovsk e Toretsk, ma i russi stanno intensificando gli attacchi anche molto più a sud, nella regione di Zaporizhzhia. Tutto questo vuol dire ancora morti, altre vittime. Tra venerdì e sabato almeno 10 civili ucraini sono rimasti uccisi e altri 32 feriti. A Zaporizhzhia è morta una bambina di 9 anni.

Questo è lo scenario in cui domani in Turchia dovrebbe tenersi il secondo incontro diretto tra le delegazioni di Mosca e Kiev. I russi avrebbero dovuto presentare le loro condizioni di partenza per il negoziato, ma non l’hanno fatto. «Al momento non ci sono informazioni precise sulle intenzioni dei russi a Istanbul. Noi non ne abbiamo, la Turchia non ne ha, gli Stati Uniti non ne hanno, così come gli altri partner. E per ora non sembra una cosa molto seria», ha commentato Zelensky. «Ovviamente, tutti nel mondo vogliono che la diplomazia funzioni e che ci sia un vero cessate il fuoco, tutti vogliono che la Russia smetta di giocare con la diplomazia e ponga fine alla guerra. Noi abbiamo presentato il nostro ordine del giorno. Speriamo che la parte americana sia risoluta sulla questione delle sanzioni, per contribuire alla pace».

Nelle ultime settimane Trump ha mandato segnali di malessere a Mosca, ha definito Putin «pazzo» per i continui attacchi sulle città ucraine mentre si prova a negoziare. Ma non ha voluto sfoderare l’arma che Putin teme di più, con il petrolio a 60 dollari al barile: nuove sanzioni sul greggio russo, una mossa che potrebbe affossare l’economia russa ormai convertita in un’economia di guerra.

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