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“Il modello politico è l’Ungheria”, la dottrina Trump per l’Europa

(reuters)

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Un saggio del consigliere di Rubio rilanciato dal Dipartimento di Stato auspica la svolta nera. “Oggi il Vecchio Continente è diventato un focolaio di censure e di migrazioni di massa”
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NEW YORK – Sotto Trump, il dipartimento di Stato mette in discussione l’impegno dell’Europa per la democrazia». Così titolava ieri il Washington Post, lanciando l’allarme per il terremoto nelle relazioni tra le due sponde dell’Atlantico. Il punto di partenza è il saggio pubblicato dal consigliere del segretario Marco Rubio, Samuel Samson, che ridisegna il rapporto fra Usa e Vecchio continente con una nuova dottrina basata sui valori cristiani e conservatori. L’amministrazione Trump non vuole abbandonare l’Europa, a patto che cambi, come aveva avvertito il vice presidente Vance a Monaco. Stop a globalismo e denigrazione della civiltà occidentale, dunque, e sì a una “alleanza della civiltà” fondata su temi in cui si riconoscono i gruppi di destra.

«Lo stretto rapporto tra Usa ed Europa - scrive Samson - rappresenta un legame unico forgiato nella cultura comune, la fede, la famiglia, l’assistenza reciproca in tempi di conflitto e, soprattutto, in un patrimonio condiviso di civiltà o…

NEW YORK – Sotto Trump, il dipartimento di Stato mette in discussione l’impegno dell’Europa per la democrazia». Così titolava ieri il Washington Post, lanciando l’allarme per il terremoto nelle relazioni tra le due sponde dell’Atlantico. Il punto di partenza è il saggio pubblicato dal consigliere del segretario Marco Rubio, Samuel Samson, che ridisegna il rapporto fra Usa e Vecchio continente con una nuova dottrina basata sui valori cristiani e conservatori. L’amministrazione Trump non vuole abbandonare l’Europa, a patto che cambi, come aveva avvertito il vice presidente Vance a Monaco. Stop a globalismo e denigrazione della civiltà occidentale, dunque, e sì a una “alleanza della civiltà” fondata su temi in cui si riconoscono i gruppi di destra.

«Lo stretto rapporto tra Usa ed Europa - scrive Samson - rappresenta un legame unico forgiato nella cultura comune, la fede, la famiglia, l’assistenza reciproca in tempi di conflitto e, soprattutto, in un patrimonio condiviso di civiltà occidentale. È sorretto da una ricca tradizione di diritto naturale, etica delle virtù e sovranità nazionale. Questa tradizione affonda le radici in Atene e Roma, attraverso il cristianesimo medievale, fino al diritto comune inglese e, infine, nei documenti fondativi dell’America. L’affermazione rivoluzionaria della Dichiarazione d’Indipendenza secondo cui gli uomini “sono dotati dal loro Creatore di certi diritti inalienabili” riecheggia il pensiero di Aristotele, Tommaso d’Aquino e altri grandi pensatori europei».

Secondo il consigliere di Rubio, «all’indomani di due devastanti guerre mondiali, le nazioni europee cercarono di prevenire future catastrofi creando strutture sovranazionali che avrebbero unito maggiormente le nazioni e consentito un impegno diplomatico ed economico più consistente. I sostenitori di questo nuovo ordine, inclusi partiti cristiani e democratici benintenzionati, aspiravano a una grande trasformazione: un mondo che avrebbe trasceso le divisioni di nazionalità e credo per inaugurare un’era di pace senza precedenti. Oggi questa promessa è andata in frantumi. Ciò che permane è invece un’aggressiva campagna contro la civiltà occidentale stessa. In tutta Europa, i governi hanno trasformato le istituzioni politiche in armi contro i propri cittadini e contro il nostro patrimonio comune. L’Europa è diventata un focolaio di censura digitale, migrazioni di massa, restrizioni alla libertà religiosa». La soluzione, per Samuel, sarebbe proprio il ritorno ai nazionalismi che avevano provocato quelle guerre. Non a caso il dipartimento di Stato appoggia ora la remigration, espulsione degli immigrati che non appartengono alla nostra cultura, indipendentemente dallo status legale.

Samson cita come prove il Digital Services Act, perché tappa la bocca alle piattaforme americane, ma anche le presunte discriminazioni contro l’Afd in Germania, Marine Le Pen in Francia, i conservatori polacchi e rumeni: «Le nazioni cristiane come l’Ungheria vengono ingiustamente etichettate come autoritarie e violatrici dei diritti umani».

Viene da chiedersi se non venga da qui l’attenzione per Putin, che come ex colonnello del Kgb deciso a ricostruire l’impero sovietico non è paladino dell’Occidente, ma come nazionalista ortodosso ha alcune affinità elettive con questa visione. Secondo Samuel, Trump si ritiene vittima delle stesse censure, e sotto sotto magari c’è la speranza di trovare un alleato in papa Leone, o almeno un cambio di passo rispetto a Francesco.

Samson assicura che «le preoccupazioni non sono di parte, ma di principio. Un’Europa che sostituisce le sue radici spirituali e culturali, tratta i valori tradizionali come pericolose reliquie e centralizza il potere in istituzioni irresponsabili, è meno capace di resistere alle minacce esterne e al decadimento interno». Quindi, per preservare l’alleanza con gli Usa, deve cambiare.

Samuel Huntington aveva previsto lo scontro fra le civiltà, contrapposto alla fine della storia di Francis Fukuyama. Samson lo trasforma nell’appello per una “alleanza della civiltà”, proprio mentre l’organizzazione conservatrice Cpac si riunisce in Ungheria e Polonia, con la partecipazione di membri di Fratelli d’Italia e Lega. I neocon avevano sostenuto la necessità di creare un’alleanza delle democrazie, ma questo passo va assai oltre. La democrazia non è più il collante dell’Occidente, rimpiazzata dai valori della tradizione cristiana e conservatrice.

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