Alla vigilia del negoziato di Istanbul, ieri la Russia ha subìto la sua inaspettata Pearl Harbor: un attacco inatteso e devastante che non è riuscita a prevedere né a scongiurare pur essendo già in guerra con Kiev, a differenza di quello che successe con la base americana nel Pacifico. L’operazione “Ragnatela” era in preparazione da un anno e mezzo, rivela la Sbu (i servizi di Kiev). «Pianificazione, organizzazione e tutti i dettagli sono stati preparati alla perfezione. Un’operazione assolutamente unica», rivendica il presidente Zelensky.
L’agguato ha distrutto «un terzo della flotta aerea strategica russa — dice la Sbu — con un danno stimato di 7 miliardi di dollari». Contemporaneamente, Kiev ha demolito due ponti in Russia uccidendo 7 civili e ferendone una sessantina per interrompere le linee ferroviarie usate dai convogli civili e dalla logistica militare nelle regioni di Bryansk e Kursk: Mosca lancia da lì l’attacco per creare la zona cuscinetto a nord di Sumy e a nordove…
Alla vigilia del negoziato di Istanbul, ieri la Russia ha subìto la sua inaspettata Pearl Harbor: un attacco inatteso e devastante che non è riuscita a prevedere né a scongiurare pur essendo già in guerra con Kiev, a differenza di quello che successe con la base americana nel Pacifico. L’operazione “Ragnatela” era in preparazione da un anno e mezzo, rivela la Sbu (i servizi di Kiev). «Pianificazione, organizzazione e tutti i dettagli sono stati preparati alla perfezione. Un’operazione assolutamente unica», rivendica il presidente Zelensky.
L’agguato ha distrutto «un terzo della flotta aerea strategica russa — dice la Sbu — con un danno stimato di 7 miliardi di dollari». Contemporaneamente, Kiev ha demolito due ponti in Russia uccidendo 7 civili e ferendone una sessantina per interrompere le linee ferroviarie usate dai convogli civili e dalla logistica militare nelle regioni di Bryansk e Kursk: Mosca lancia da lì l’attacco per creare la zona cuscinetto a nord di Sumy e a nordovest di Kharkiv. Misteriose esplosioni hanno demolito un ponte, caduto sulla ferrovia facendo deragliare un treno passeggeri; e un ponte ferroviario, crollato al passaggio di un treno merci.
Ma l’operazione più incredibile è contro gli aeroporti militari russi con i caccia bombardieri strategici usati per gli attacchi missilistici contro Kiev. Gli ucraini avevano infiltrato persone in Russia per nascondere droni in piccole casette mobili di legno assemblate in un magazzino a Chelyabinsk, affittato per 350mila rubli. Sono state montate sui camion e ieri, quando sono arrivate nei luoghi concordati in vari autogrill, i loro tetti si sono aperti e i droni sono decollati.
Il successo dell’operazione è strabiliante. Secondo la Sbu «il 34% dei vettori missilistici da crociera strategici russi sono stati distrutti». Sono stati colpiti «41 aerei». La data è una doppia beffa: è la vigilia di Istanbul, e coincide con la Giornata dell’aviazione militare della Russia. C’è poi una terza beffa, rivela Zelensky: «La “sede” della nostra operazione in Russia era proprio accanto al Fsb (i servizi russi, ndr). Nell’operazione sono stati utilizzati 117 droni e altrettanti operatori. I nostri hanno operato in diverse regioni russe, in tre fusi orari. E sono stati portati fuori alla vigilia: ora sono al sicuro».
Uno smacco senza precedenti. Mosca assiste allibita, il Cremlino per ora non replica. «Ecco quanto è bello ora l’aeroporto di Belaya. L’aviazione strategica del nemico», dice in un video il capo della Sbu, Vasyl Malyuk. Commenta le esplosioni nella regione di Irkutsk, a 4mila chilometri dal confine. A Belaya erano di stanza il 444° e il 200° reggimento con i Tu-22M3, e il 181° squadrone con gli An-12 e An-30. Poco dopo sono stati distrutti i bombardieri strategici nell’aeroporto di Olenya, nella regione di Murmansk. C’erano almeno 4 bombardieri strategici Tu-95MS già caricati con missili Kh-101. E «decine di bombardieri Tu-22M3 con missili Kh-22/32». Altri attacchi distruggono i bombardieri allineati negli aeroporti militari di Diaghilev e Ivanovo; e finisce sotto tiro anche l’aeroporto di Engels, nella regione di Saratov. È il giorno più nero di sempre per l’aviazione militare russa. «Un risultato assolutamente brillante. La nostra operazione più importante», dice Zelensky che ha partecipato personalmente al coordinamento operativo.