L’amministrazione Trump dà il via a nuove trivellazioni petrolifere nelle aree protette in Alaska, annullando le misure di Biden dello scorso aprile, che preservavano 53mila chilometri di natura incontaminata. Lo ha annunciato il segretario degli Interni Doug Burgum, aggiungendo che l’ex presidente stava “minando la nostra capacità di sfruttare le risorse nazionali in un momento in cui l'indipendenza energetica americana non è mai stata così critica”.
Un altro tassello nel progetto di Donald Trump per rilanciare i combustibili fossili e contrastare le politiche ambientali: dallo slogan “drill, baby, drill” durante la campagna elettorale fino all’uscita dagli Accordi di Parigi (come durante il primo mandato) e l’annuncio dell’emergenza energetica nazionale, entrambe il 20 gennaio,…
L’amministrazione Trump dà il via a nuove trivellazioni petrolifere nelle aree protette in Alaska, annullando le misure di Biden dello scorso aprile, che preservavano 53mila chilometri di natura incontaminata. Lo ha annunciato il segretario degli Interni Doug Burgum, aggiungendo che l’ex presidente stava “minando la nostra capacità di sfruttare le risorse nazionali in un momento in cui l'indipendenza energetica americana non è mai stata così critica”.
Un altro tassello nel progetto di Donald Trump per rilanciare i combustibili fossili e contrastare le politiche ambientali: dallo slogan “drill, baby, drill” durante la campagna elettorale fino all’uscita dagli Accordi di Parigi (come durante il primo mandato) e l’annuncio dell’emergenza energetica nazionale, entrambe il 20 gennaio, il giorno dell’insediamento. Il tycoon si è trovato a dover disfare la green economy del suo predecessore, come i sussidi per la giustizia climatica e in favore dei veicoli elettrici.
Le politiche ambientali di Biden in Alaska, in realtà, hanno una storia travagliata: nel 2023 era stato approvato, tra le ire degli ambientalisti e le proteste social, il controverso progetto Willow per le trivellazioni nello Stato artico. Era stato però mantenuto il divieto di trivellare nel Rifugio nazionale della fauna selvatica artica per difendere l’habitat naturale di caribù, uccelli migratori e orsi polari.
Anche quest’ultimo provvedimento, ora annullato da Trump, aveva ricevuto critiche: lo Stato dell’Alaska con il governatore repubblicano Mike Dunleavy aveva fatto causa all’amministrazione Biden, ritenendo la decisione in contrasto con l’aspirazione all’indipendenza energetica americana.
Persino alcune comunità indigene si erano dette contrarie alla misura: Nagruk Harcharek, presidente del gruppo Voice of the Arctic Iñupiat che rappresenta i leader nativi, aveva dichiarato che il divieto “non riflette i desideri della nostra comunità, danneggerà gli stessi residenti che il governo federale si propone di aiutare, perché spazzerà via anni di progresso, impoverirà le nostre comunità e metterà a repentaglio la cultura Iñupiat”.
Resta da vedere se sarà più apprezzata dai locali la decisione di Trump, che mette però a rischio la sopravvivenza di una delle più vaste aree naturali degli Stati Uniti