Ciclomotori da 400 dollari con le batterie che vengono dal mare: l’ultima sfida della Cina
di Luca FraioliSostituire il litio con il sodio nelle batterie? Finora era ritenuta una possibilità concreta solo per i grandi accumulatori di elettricità, per esempio in prossimità di campi eolici e fotovoltaici, la cui energia rinnovabile in eccesso va stoccata per essere utilizzata quando occorre. Insomma, applicazioni “stazionarie”, dove non è importante la miniaturizzazione e la leggerezza della batteria. Ma le ultime dalla Cina sembrano mettere in discussione questo assunto e rilanciare l’ipotesi che le batterie agli ioni di sodio possano presto alimentare anche veicoli e due e quattro ruote.
In un lungo reportage la Bbc racconta di come il gigante asiatico si accinga a giocare (e probabilmente a vincere) l’ennesima partita di innovazioni tecnologiche legate alle energie pulite. Quella appunto delle batterie per ciclomotori e automobili in cui l’abbondante ed economico sodio sostituisce il più raro e pregiato litio.
Protagonista della sfida è la Yadea, colosso cinese del due ruote, che ha imme…
Sostituire il litio con il sodio nelle batterie? Finora era ritenuta una possibilità concreta solo per i grandi accumulatori di elettricità, per esempio in prossimità di campi eolici e fotovoltaici, la cui energia rinnovabile in eccesso va stoccata per essere utilizzata quando occorre. Insomma, applicazioni “stazionarie”, dove non è importante la miniaturizzazione e la leggerezza della batteria. Ma le ultime dalla Cina sembrano mettere in discussione questo assunto e rilanciare l’ipotesi che le batterie agli ioni di sodio possano presto alimentare anche veicoli e due e quattro ruote.
In un lungo reportage la Bbc racconta di come il gigante asiatico si accinga a giocare (e probabilmente a vincere) l’ennesima partita di innovazioni tecnologiche legate alle energie pulite. Quella appunto delle batterie per ciclomotori e automobili in cui l’abbondante ed economico sodio sostituisce il più raro e pregiato litio.
Protagonista della sfida è la Yadea, colosso cinese del due ruote, che ha immesso sul mercato modelli elettrici con prezzi compresi tra i 400 e i 650 dollari, con relativi sistemi di ricarica che garantirebbero l’80% del “pieno” in 15 minuti.
La scelta di scommettere inizialmente sugli scooter è legata alle caratteristiche che differenziano il sodio dal litio. Il principio chimico di funzionamento è lo stesso, ma le batterie al sodio hanno una densità di energia più bassa: per avere le stesse prestazioni di quelle al litio devono avere volumi più grandi. E questo perché l’atomo di sodio è più grande (circa tre volte) di quello di sodio. Ecco perché tra le possibili applicazioni erano state escluse quelle legate alla mobilità. Ma se ci si vuole provare, come stanno facendo i cinesi, conviene iniziare da veicoli leggeri e che non hanno bisogno di autonomie di percorrenza da centinaia di chilometri. Ecco dunque la scelta della Yadea. E tuttavia le case automobilistiche cinesi sono state le prime al mondo anche a lanciare automobili alimentate a sodio. Ma l'impatto sul mercato di questi modelli – tutti di piccole dimensioni e con un'autonomia limitata – è stato finora limitato. Nonostante ciò, nell’aprile 2025, il più grande produttore di batterie al mondo, la cinese Catl, ha annunciato un piano per produrre in serie batterie agli ioni di sodio per autocarri pesanti e veicoli commerciali leggeri entro la fine dell'anno, con un nuovo marchio chiamato Naxtra.
“Si tratta di fare ricerca e investire in innovazione”, spiega Nicola Armaroli, chimico del Cnr ed esperto di energia. “La miniaturizzazione riguarda tutte le componenti delle batterie, ma soprattutto il catodo, l’estremità dove confluiscono gli ioni (sodio o litio che siano) e che quindi dipende dall’elemento chimico adottato. Presto si potrebbero avere batterie al sodio più piccole delle attuali”. E quindi più adatte alla mobilità elettrica.
Il rischio è che l’Occidente (e l’Europa in particolare) resti ancora una volta indietro. “La battaglia sulle batterie al litio l’abbiamo già persa. Inutile provare a rincorrere la Cina che ha 10-15 anni di vantaggio, in termini di brevetti e aziende”, continua Armaroli. “Per questo dovremmo concentrarci su batterie di nuova generazione e sul sodio potremmo competere alla pari, se decidessimo di farlo.
In Europa e Usa ci sono centri di ricerca e startup che ci lavorano. Ma la Cina, avendo sviluppando tutta la filiera del litio parte comunque da una posizione privilegiata”.
I vantaggi sarebbero economici (il sodio è molto abbondante e può essere estratto dalle rocce o dal sale marino) e strategici: la Cina non solo è uno dei principali produttori di litio, insieme a Cile e Australia, ma detiene anche il 60% della filiera della sua lavorazione.
Grandi speranze erano riposte nella norvegese Northvolt: prometteva di essere il campione europeo delle batterie, poi alcuni mesi fa ha dichiarato fallimento.
Lo scorso febbraio la Germania ha annunciato un investimento da 14 milioni di euro, tra i protagonisti il colosso Basf, per creare una filiera industriale delle batterie al sodio.
Anche in Italia se ne parla. L’anno scorso in un convegno organizzato da Ricerca sul sistema energetico (Rse) si è sottolineato come “l’Italia possa sviluppare una filiera industriale dello stoccaggio post-litio vantaggiosa e competitiva sotto il profilo economico e di sostenibilità… concentrando ricerca e investimenti sulla tecnologia alternativa più matura disponibile oggi: le batterie a ioni di sodio”. Ma per ora quegli auspici non sembrano aver prodotto ricadute concrete.