Radchenko: “Così Putin prepara la vendetta per lo smacco di Kiev alla flotta nucleare”
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiSergej Radchenko
ISTANBUL – «Il memorandum per una tregua e una pace in Ucraina contiene condizioni peggiori rispetto a quelle che erano state concordate nel 2022 a Istanbul. Non lascia spazio ad alcun compromesso. È il segno che, al momento, la Russia non è realmente interessata a una soluzione pacifica». A dirlo al telefono con Repubblica è lo storico russo-britannico Sergej Radchenko, professore presso la Scuola di Studi Internazionali Avanzati della Johns Hopkins e del Centro per gli Affari Globali Henry Kissinger, autore di diversi saggi, che ha ottenuto e analizzato una copia del cosiddetto “Comunicato d’Istanbul”, la bozza d’intesa spesso evocata da Vladimir Putin che era stata raggiunta nella primavera del 2022 al termine dei primi colloqui russo-ucraini a Istanbul poi falliti.
Professore, c’era molto scetticismo su questo secondo round di negoziati diretti. Si attendeva una risposta militare russa ai raid ucraini di domenica contro i suoi bombardieri. Lei come pensa reagirà Mosca?
«La pr…
ISTANBUL – «Il memorandum per una tregua e una pace in Ucraina contiene condizioni peggiori rispetto a quelle che erano state concordate nel 2022 a Istanbul. Non lascia spazio ad alcun compromesso. È il segno che, al momento, la Russia non è realmente interessata a una soluzione pacifica». A dirlo al telefono con Repubblica è lo storico russo-britannico Sergej Radchenko, professore presso la Scuola di Studi Internazionali Avanzati della Johns Hopkins e del Centro per gli Affari Globali Henry Kissinger, autore di diversi saggi, che ha ottenuto e analizzato una copia del cosiddetto “Comunicato d’Istanbul”, la bozza d’intesa spesso evocata da Vladimir Putin che era stata raggiunta nella primavera del 2022 al termine dei primi colloqui russo-ucraini a Istanbul poi falliti.
Professore, c’era molto scetticismo su questo secondo round di negoziati diretti. Si attendeva una risposta militare russa ai raid ucraini di domenica contro i suoi bombardieri. Lei come pensa reagirà Mosca?
«La propaganda russa è molto più focalizzata sugli attacchi ai ponti e alle linee ferroviarie che agli aeroporti perché i primi toccano corde emotive. Putin cerca così di mobilitare l’opinione pubblica contro l’Ucraina presentando le esplosioni come atti di terrorismo. E il pubblico ci crede. Credo che ai raid contro gli aerei Putin invece risponderà con un attacco di missili e droni di grandi dimensioni. Certo, la dottrina nucleare si può interpretare in vari modi, ma non c’è nulla nell’attacco di domenica che abbia messo in discussione la sovranità russa quindi non vedo le basi per una risposta nucleare. Usare il missile Oreshnik, invece, sarebbe soltanto uno spreco di soldi perché, se non trasporta una testata nucleare, non provoca molti danni».
Lei ha ottenuto una copia del cosiddetto “Comunicato d’Istanbul” del 2022. Come valuta il memorandum presentato ieri da Mosca?
«Il memorandum pone alcune condizioni accettabili a basso costo, come i ricongiungimenti familiari, e altre negoziabili come la mancata adesione alla Nato o il ridimensionamento dell’esercito di Kiev. Ritengo invece molto irrealistica la richiesta di riconoscimento della sovranità russa sulle regioni che non occupa del tutto, ma ha già annesso. Putin spera ancora di conquistare questi territori sul campo e anzi i suoi negoziatori hanno minacciato che, se l’Ucraina dovesse rifiutare le condizioni russe attuali, la prossima volta le rivendicazioni territoriali di Mosca saranno peggiori. Ma mi sembrano minacce vuote. L’esercito russo fa già fatica a conquistare i territori formalmente annessi, spingersi ancora più in profondità sarà ancora più difficile. In ogni caso il memorandum rappresenta un notevole inasprimento dei termini rispetto al 2022. Suggerisce che Putin al momento non è pronto per la pace».
A sottoscrivere l’impegno a non ammettere l’Ucraina nella Nato dovrebbero essere anche i partner dell’Alleanza Atlantica, ma la Russia continua a non volere mediatori occidentali al tavolo dei negoziati con l’Ucraina, neppure gli statunitensi. Come mai?
«È importante che l’Occidente sia presente al tavolo perché soltanto l’Occidente può fornire le garanzie di sicurezza all’Ucraina. La Russia, però, ora non ne vuole nessuna e questo è un irrigidimento della posizione russa persino rispetto a “Istanbul 2022”. Credo che il motivo sia probabilmente che Putin percepisce le divisioni in Europa e il disinteresse negli Stati Uniti. Pensa che gli Stati Uniti siano sul punto di abbandonare l’Ucraina al suo destino e che gli europei non saranno all’altezza della sfida. Perciò sta cercando di tenere l’Occidente fuori dai colloqui, ma è una posizione molto problematica se si vuole negoziare un accordo, perché per una vera pace occorrono reali garanzie di sicurezza per l’Ucraina e affinché vengano concordate è necessario che l’Occidente venga coinvolto sin dall’inizio».
Putin non fa che evocare la bozza d’intesa che era stata raggiunta a Istanbul nel 2022 e ha voluto che i nuovi colloqui diretti tra Russia e Ucraina si tenessero ancora una volta nella città turca. Perché insiste su questo documento e sulla mediazione turca e rifiuta le proposte di Vaticano e Svizzera di ospitare i colloqui?
«Putin non vede il Vaticano come un attore neutrale, oltre che come emanazione della Chiesa cattolica, una Chiesa straniera, mentre insiste per avere una religione comune con l’Ucraina, la Chiesa Russa Ortodossa. La Svizzera, e Ginevra in particolare, sarebbe potuta essere una buona sede per i negoziati durante la Guerra Fredda, ma Putin sente che il mondo è cambiato e che ora bisogna puntare sul Sud del mondo emergente. Ed è qui che entra in gioco la Turchia che è un attore importante perché, in quanto Paese vicino, ha un interesse diretto nel conflitto e ha precedenti positivi di mediazione, come il tentativo della primavera del 2022».
Da studioso della Guerra Fredda, pensa che il presidente statunitense Donald Trump possa portare a un reale “disgelo” delle relazioni con la Russia? O prima o poi perderà davvero la pazienza davanti all’inflessibilità di Putin?
«Trump ha già perso la pazienza con Putin in una certa misura. Certo, vuole migliori relazioni con la Russia. Vuole accordi economici. Ma Putin sta chiaramente ignorando le sue richieste e Trump non potrà ignorarlo ancora a lungo. Il problema di Trump però è che non ha molti bastoni da agitare contro la Russia. Ha minacciato sanzioni economiche secondarie contro gli acquirenti di petrolio e gas russi. Ma non è credibile. I principali acquirenti di idrocarburi sono Cina e India. Trump dovrebbe imporre dazi contro la Cina e, quando ci ha provato, i mercati sono crollati e ha dovuto fare marcia indietro. Né penso sia in grado di fare pressione sull’India. La ritorsione economica, a mio avviso, manca dunque di credibilità. La minaccia militare potrebbe essere estremamente efficace, ma Trump non sembra disposto a usarla. Pensa che non sostenere militarmente l’Ucraina prevenga l’escalation. Ma se fornisse all’Ucraina i Patriot di cui ha bisogno, con più missili e sostenesse un ulteriore stanziamento di aiuti al Congresso, la posizione negoziale dell’Ucraina sarebbe più forte. Ma sembra che non intenda farlo e così lascia l’Ucraina vulnerabile agli ultimatum di Putin».
Quali sono dunque le prospettive di questo secondo tentativo di colloqui diretti tra Russia e Ucraina?
«Penso sia positivo che le due parti stiano parlando. È sempre meglio parlare che non parlare. La grande sfida è conciliare le due contrastanti priorità: da un lato gli ucraini premono per cessare il fuoco e poi negoziare una pace, dall’altro i russi respingono la tregua finché non verranno accettate le loro condizioni per una pace a lungo termine. E stando al memorandum le condizioni sono ben 12. Non vedo al momento spazio per il compromesso. Il fatto che disponiamo già di entrambi i memorandum significa che nessuna delle due parti è attualmente disposta a negoziare seriamente. Nel 2022 non trapelarono, abbiamo ottenuto i documenti soltanto in seguito. Ora invece le bozze vengono diffuse in tempo reale, significa che si tratta per lo più di propaganda. Temo che per ora la guerra continuerà. Ci sarà una reale possibilità di un esito pacifico soltanto quando le due parti capiranno di non essere più in grado di ottenere alcun vantaggio militarmente. Se, ad esempio, i russi perderanno lo slancio che hanno attualmente sul campo di battaglia o la loro economia continuerà a peggiorare. Allora potrebbero essere disposti a fare concessioni. Ma parlare è sempre meglio che non parlare, quindi è importante e utile che il dialogo continui».