Gaza, nuova avanzata dell’Idf: l’80% della Striscia è “off limits”
dal nostro inviato Fabio TonacciGERUSALEMME – Con la trattativa per il cessate il fuoco di nuovo ferma, l’offensiva militare di Israele si allarga, si prende quasi tutta Khan Younis, produce un bombardamento su una palazzina di Jabalia dove muoiono in trenta tra cui sei bambini, e comprime ulteriormente lo spazio vitale dei palestinesi della Striscia di Gaza. Dove ora, stimano le Nazioni Unite, l’80 per cento del territorio è off limits, dunque in teoria inabitabile, perché dichiarato zona militare o perché sottoposto a ordine di evacuazione.
In teoria, perché nella pratica molti gazawi rimangono nelle loro case anche se sono diroccate, semidistrutte o in aree ad alto rischio. Non hanno altro posto dove andare: la tendopoli di al Mawasi è piena, l’ordine di sfollare diversi quartieri occidentali di Khan Younis emesso dall’Idf ha riempito Deir al Balah e la fascia di terra fino a Rafah, dove sono stati posizionati 3 dei 4 centri di distribuzione cibo attualmente in funzione gestiti dall’americana Gaza humanitari…
GERUSALEMME – Con la trattativa per il cessate il fuoco di nuovo ferma, l’offensiva militare di Israele si allarga, si prende quasi tutta Khan Younis, produce un bombardamento su una palazzina di Jabalia dove muoiono in trenta tra cui sei bambini, e comprime ulteriormente lo spazio vitale dei palestinesi della Striscia di Gaza. Dove ora, stimano le Nazioni Unite, l’80 per cento del territorio è off limits, dunque in teoria inabitabile, perché dichiarato zona militare o perché sottoposto a ordine di evacuazione.
In teoria, perché nella pratica molti gazawi rimangono nelle loro case anche se sono diroccate, semidistrutte o in aree ad alto rischio. Non hanno altro posto dove andare: la tendopoli di al Mawasi è piena, l’ordine di sfollare diversi quartieri occidentali di Khan Younis emesso dall’Idf ha riempito Deir al Balah e la fascia di terra fino a Rafah, dove sono stati posizionati 3 dei 4 centri di distribuzione cibo attualmente in funzione gestiti dall’americana Gaza humanitarian foundation. «È il piano di Netanyahu per spingere la popolazione a sud, concentrarla in un unico posto e poi costringerla ad andarsene», denunciano da settimane le organizzazioni non governative che non partecipano al nuovo sistema umanitario militarizzato che si appoggia a contractor armati.
Il cambio d’intensità dell’operazione Carri di Gedeone segue la dichiarazione del ministro della Difesa, Israel Katz: «Continuare ad avanzare a Gaza verso tutti gli obiettivi, a prescindere da qualsiasi negoziato». I media palestinesi ieri mattina hanno dato conto dell’avanzata dell’esercito dal centro verso il sud della Striscia, su Khan Yunis.
Poi è arrivata la conferma degli stessi militari: «Le truppe hanno ampliato le manovre terrestri, eliminato terroristi e distrutto numerosi depositi di armi e infrastrutture terroristiche, anche sotterranee», mentre l’aviazione ha colpito «decine di obiettivi in tutta Gaza, tra cui cellule terroristiche, edifici utilizzati da gruppi terroristici, tunnel, depositi di armi». Ma, anche, un edificio a Jabalia, teatro di un’altra strage di civili: almeno 14 morti accertati, fra cui, appunto, sei bambini e tre donne, con una ventina di persone disperse sotto le macerie. Molte delle vittime erano membri di una stessa famiglia. La palazzina, che ospitava anche nuclei familiari senza casa, «era stata già bombardata in passato», dice Musa al-Bursh, scampato all’attacco.
Dopo 605 giorni di guerra i morti totali superano i 54 mila, secondo il conteggio delle autorità locali. A Beit Lahiya, riferisce il ministero della Sanità palestinese, un raid ha preso di mira il Centro Noura al-Kaabi, l’ultimo centro dialisi nel nord della Striscia. A Khan i bulldozer hanno buttato giù un muro dell’ospedale Europeo.
Un missile lanciato dagli Houthi e puntato su Gerusalemme è stato intercettato molto fuori dai confini di Israele. E Hamas, la cui risposta all’ultima versione della proposta di Steve Witkoff ha deluso sia gli Stati Uniti sia lo Stato ebraico, si dice ora disposta «a riprendere i colloqui indiretti».