Panama, i dipendenti di Chiquita scioperano contro la riforma delle pensioni: licenziati tutti
di Bernardo TombariLa filiale panamense di Chiquita, la multinazionale delle banane, ha licenziato tutto il suo personale rimanente, 1600 persone, in risposta agli scioperi contro la riforma delle pensioni che da più di un mese hanno immobilizzato il Paese. “Ci è stata presentata una richiesta di autorizzazione per il licenziamento di più di 1.600 dipendenti, e non è rimasto un solo lavoratore” ha annunciato Jackeline Muñoz, ministro del Lavoro del governo conservatore di José Raul Mulino, di origini italiane.
Già undici giorni fa tutti i 5000 lavoratori giornalieri erano stati licenziati, oggi è arrivato il colpo di grazia all’organico. Lo sciopero è iniziato il 23 aprile ed è stato dichiarato illegale da un tribunale panamense. Oltre alle piantagioni di banane, ha fermato anche i cantieri edili e le scuole pubbliche.
Sono state bloccate anche diverse strade in zone turistiche e il governo ha promesso, in cambio della loro riapertura, un riesame della “legge 462” (la riforma che dimezzato le pensioni) …
La filiale panamense di Chiquita, la multinazionale delle banane, ha licenziato tutto il suo personale rimanente, 1600 persone, in risposta agli scioperi contro la riforma delle pensioni che da più di un mese hanno immobilizzato il Paese. “Ci è stata presentata una richiesta di autorizzazione per il licenziamento di più di 1.600 dipendenti, e non è rimasto un solo lavoratore” ha annunciato Jackeline Muñoz, ministro del Lavoro del governo conservatore di José Raul Mulino, di origini italiane.
Già undici giorni fa tutti i 5000 lavoratori giornalieri erano stati licenziati, oggi è arrivato il colpo di grazia all’organico. Lo sciopero è iniziato il 23 aprile ed è stato dichiarato illegale da un tribunale panamense. Oltre alle piantagioni di banane, ha fermato anche i cantieri edili e le scuole pubbliche.
Sono state bloccate anche diverse strade in zone turistiche e il governo ha promesso, in cambio della loro riapertura, un riesame della “legge 462” (la riforma che dimezzato le pensioni) in Parlamento. Uno stallo in cui nessuno fa la prima mossa, visto che gli scioperanti vogliono più di una promessa e si fermeranno solo dopo il riesame. Tra i motivi della protesta c’è anche la politica estera del governo, che ha permesso un dispiegamento di truppe statunitensi a Panama per “proteggere” il canale dal controllo cinese.
Il centro di produzione Chiquita di Changuinola ha già annunciato perdite per più di 75 milioni di dollari ma non accenna a fermare il suo braccio di ferro con i lavoratori, approvato anche dal presidente Mulino: “L'azienda deve agire di conseguenza. Credetemi, mi fa male, ma questa intransigenza (dei lavoratori) non è un bene”.
La compagnia americana non si è mai distinta per la sua sensibilità sociale: il termine “repubblica delle banane” è nato proprio in riferimento alle ingerenze di Chiquita, allora United Fruit Company, sulla politica dell’Honduras e altri paesi caraibici nei primi anni del’900, per salvaguardare i propri interessi monopolistici e più avanti anche come strumento della Cia contro i governi comunisti dell’America Latina (furono utilizzati aerei e navi della United Fruit Company durante l’invasione della baia dei Porci). Nel 1928 era stata anche complice del Masacre de las bananeras, l’uccisione di un numero indefinito di lavoratori della compagnia di banane da parte dell’esercito colombiano per sedare uno sciopero, episodio reso famoso da Gabriel García Márquez.
Anche in questo caso sostiene il pugno duro del governo contro gli scioperi che bloccano due settori trainanti dell’economia panamense, il turismo e l’esportazione di banane.