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Polonia, vince in volata il sovranista Nawrocki: trema il governo Tusk

(reuters)
Il candidato del Pis batte alle presidenziali l’europeista Trzaskowski. Paese spaccato e voto di fiducia sul premier: “È un’anatra zoppa”
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VARSAVIA – L’“emigrazione interna” era quella dei dissidenti dei regimi comunisti. Era la loro alienazione dichiarata da una realtà inaccettabile, quella della repressione stalinista. E fa impressione che chi quei regimi li sfidò come l’eroe di Solidarnosc Lech Walesa, abbia dichiarato ieri che si rifugerà «nella natura e nei libri», e che ha «chiuso con la Polonia». Il leone dei cantieri di Danzica proprio non riesce ad accettare che i suoi concittadini abbiano eletto presidente Karol Nawrocki, «un pappone, teppista, imbroglione, usuraio, bugiardo e tossicodipendente», e «con il grande sostegno della Chiesa cattolica».

Ma la notizia della vittoria del candidato sovranista Nawrocki, che ha battuto il suo rivale europeista Ra…

VARSAVIA – L’“emigrazione interna” era quella dei dissidenti dei regimi comunisti. Era la loro alienazione dichiarata da una realtà inaccettabile, quella della repressione stalinista. E fa impressione che chi quei regimi li sfidò come l’eroe di Solidarnosc Lech Walesa, abbia dichiarato ieri che si rifugerà «nella natura e nei libri», e che ha «chiuso con la Polonia». Il leone dei cantieri di Danzica proprio non riesce ad accettare che i suoi concittadini abbiano eletto presidente Karol Nawrocki, «un pappone, teppista, imbroglione, usuraio, bugiardo e tossicodipendente», e «con il grande sostegno della Chiesa cattolica».

Ma la notizia della vittoria del candidato sovranista Nawrocki, che ha battuto il suo rivale europeista Rafal Trzaskowski con il 50,89% dei voti, non ha scioccato solo il padre della resistenza anticomunista. L’Europa intera è costretta di nuovo a guardare in direzione Varsavia con angoscia. Anzitutto per l’indebolimento dell’attuale governo moderato di Donald Tusk, che si ritroverà un capo dello Stato ancora più ostile di quello attuale, scettico sull’Ucraina e intenzionato a far durare poco l’attuale, litigiosa coalizione centrista per spianare la strada a il ritorno al governo del Pis. Quella di Trzaskowski è anche la sconfitta di un governo che in due anni non ha introdotto molti cambiamenti che il premier aveva promesso nel 2023. Anche la virata a destra del premier centrista sui migranti o sul Green Deal non sembra avergli portato voti. Szymon Holownia, leader di “Polonia 2025” e presidente del Parlamento, ha chiesto di rinegoziare il patto di governo e ha parlato di «cartellino giallo» per Tusk. Secondo Wojciech Przybylski, politologo di Visegrad Insight, tuttavia, «è improbabile che l’esecutivo cada già adesso. Potrebbe disgregarsi però sulla legge di bilancio». Insomma, sono pochi a scommettere su una sopravvivenza dell’esecutivo fino a fine legislatura, nel 2027. Intanto il padre padrone del Pis, Jaroslaw Kaczysnki, soffia sul fuoco: ieri ha chiesto un governo tecnico.

Tusk rischia di essere un’anatra zoppa. E stando a Rafael Loss, analista dell’Ecfr, il Triangolo di Weimar, l’alleanza europeista tra Germania, Francia e Polonia riesumata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, «potrebbe morire prima ancora di consolidarsi». Alle otto, il premier è apparso davanti alle telecamere e si è mostrato battagliero: «Non ci fermeremo nella lotta per la Polonia libera, sovrana e sicura. La scelta del presidente non cambierà nulla». Un po’ difficile immaginarlo: in Polonia il capo dello Stato può porre il veto su tutte le leggi tranne il bilancio. Ed è quello che l’attuale presidente del Pis Duda ha fatto sistematicamente e che anche il prossimo potrebbe continuare a fare. «Prevedo una difficile coabitazione», ha ammesso Tusk. Che ha annunciato il voto di fiducia «nei prossimi giorni» ma ha anche promesso che presenterà le riforme «già pronte, anche se il presidente proverà a bloccarci».

Uno sguardo al risultato delle urne fa impressione. La Polonia continua a essere polarizzata. La cartina è spaccata tra i voivodati occidentali come la Pomerania o la Slesia che hanno votato per Trzaskowski, e quelli orientali, tradizionalmente conservatori come Lublino o Lodz, che hanno preferito Nawrocki. Il Paese è diviso anche tra uomini e donne: «Fosse stato per le donne, avrebbe vinto Trzaskowski, lo hanno votato il 52,8%», rivela Kuczysnka, sociologa di Res Publica Nowa. Tra i giovani under 30, il 52,9% ha preferito Nawrocki al sindaco di Varsavia. Che ha prevalso in tutte le maggiori città, dalla capitale a Danzica, ma è stato sconfitto nelle campagne, dove il Pis è storicamente più forte. Nella notte l’ex presidente della Repubblica Alexander Kwasniewski ha commentato che «è il risultato di una società polarizzata». L’ex capo di Stato post-comunista ha sottolineato che gli elettori hanno ignorato gli agghiaccianti dettagli sul passato di Nawrocki: «Hanno votato per fede verso il PiS e la fede non è soggetta alla ragione».

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