Londra, corsa al riarmo: Starmer si prepara al conflitto con la Russia
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraKeir Starmer
LONDRA – Parola d’ordine: War readiness. Keir Starmer la chiama così. Ovvero, prepararsi a tutto, anche alla guerra. Quella che Putin ha scatenato in Ucraina e che tra qualche anno potrebbe replicare in un Paese Nato, come temono il capo di Stato maggiore della Difesa tedesca Carsten Breuer e il generale americano David Petraeus. Una guerra che potrebbe presto esploderci in casa. Mentre quella ibrida della Russia già colpisce in Occidente. Dagli attacchi hacker agli atti di sabotaggio in Europa, come i pacchi bomba l’estate scorsa e tanti altri episodi sospetti.
Dunque non c’è tempo da perdere. «Bisogna prepararsi a combattere», ha ammonito ieri il primo ministro britannico a Glasgow, visitando l’azienda Bae Systems, pilastro della Difesa britannica e nel maxi progetto di caccia di sesta generazione con Italia e Giappone. «Ma serve anche accelerare l’innovazione tecnologica, come in tempi di guerra - ha continuato Starmer - oltre a nuovi strumenti di deterrenza bellica e maggiore sost…
LONDRA – Parola d’ordine: War readiness. Keir Starmer la chiama così. Ovvero, prepararsi a tutto, anche alla guerra. Quella che Putin ha scatenato in Ucraina e che tra qualche anno potrebbe replicare in un Paese Nato, come temono il capo di Stato maggiore della Difesa tedesca Carsten Breuer e il generale americano David Petraeus. Una guerra che potrebbe presto esploderci in casa. Mentre quella ibrida della Russia già colpisce in Occidente. Dagli attacchi hacker agli atti di sabotaggio in Europa, come i pacchi bomba l’estate scorsa e tanti altri episodi sospetti.
Dunque non c’è tempo da perdere. «Bisogna prepararsi a combattere», ha ammonito ieri il primo ministro britannico a Glasgow, visitando l’azienda Bae Systems, pilastro della Difesa britannica e nel maxi progetto di caccia di sesta generazione con Italia e Giappone. «Ma serve anche accelerare l’innovazione tecnologica, come in tempi di guerra - ha continuato Starmer - oltre a nuovi strumenti di deterrenza bellica e maggiore sostegno alla Nato». Il leader lancia l’allarme nel giorno della pubblicazione della Defence Spending Review: un rapporto su status quo e necessarie riforme della Difesa britannica, affidata all’ex segretario generale della Nato, George Robertson, all’ex consigliera di Trump, Fiona Hill, e al generale britannico Sir Richard Barrons.
La review è indipendente, ma il governo laburista ha già promesso di adottarla integralmente. In essa, si legge che oggi il Regno e le forze armate britanniche non sono pronte a un’eventuale guerra. Tocca rimediare, con urgenza. Dalle 62 raccomandazioni del rapporto, Starmer ha promesso 12 nuovi sottomarini di attacco a propulsione nucleare che nel prossimo decennio sostituiranno l’attuale flotta; 15 miliardi di sterline di modernizzazione del deterrente atomico “Trident”; un altro miliardo e mezzo per la “produzione continua” di munizioni; costruzione in patria di oltre 7000 armi a lungo raggio e droni; un comando speciale per le sfide “cyber ed elettromagnetiche”; forte investimento nell’intelligenza artificiale; aumento dell’esercito a tempo pieno da 73mila a 76mila unità, +20% di riservisti e decine di migliaia di veterani di guerra in allerta, per dare eventualmente una mano.
Un riarmo così imponente non si vedeva oltremanica da decenni. Perché la review e Starmer concordano su una conclusione semplice quanto drammatica: la (relativa) pace del dopo Guerra Fredda è terminata. Siamo, tutti, in una nuova era di guerre e tensione, e ormai un conflitto diretto dell’Occidente con una potenza nucleare come la Russia, o anche la Cina, è tutt’altro che irrealistico. Secondo Robertson e gli altri, uno di questi Paesi ostili potrebbe innescarlo attaccando una base militare o un’infrastruttura cruciale in Occidente.
Perciò, in questo mondo nuovo, sarà fondamentale anche la mobilitazione dei cittadini britannici. A difesa della patria e di obiettivi sensibili, come aeroporti e altre infrastrutture critiche del Paese, contro attacchi e sabotaggi stranieri. «Lo Stato è tenuto a difendere i propri cittadini - spiega Starmer - ma tutti devono fare la propria parte». Presto, in questo contesto, saranno “arruolati” anche riservisti, volontari e gente comune. Come in guerra.
Ma ci sono polemiche. Perché il governo Starmer non ha chiarito dove prenderà i soldi. Lui e il ministro della Difesa britannico John Healey hanno glissato sull’aumento al 3% del Pil destinato alla Difesa prima il 2034, non andando oltre la vecchia promessa del 2,5% entro il 2027. Paesi come Lituania e Danimarca sbottano: «Il 3,5% dovrebbe essere il minimo», come del resto chiederà a giorni la Nato agli Stati membri. Ma a Starmer mancano 15 miliardi, e in questi mesi ha già mozzato il welfare. Come lo spiegherà Sir Keir ai britannici? Keep calm and carry on. O, come sottolinea lo stesso rapporto: «Se volete la pace, preparatevi per la guerra».