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Musk passa all’opposizione: “Legge di bilancio disgustosa”

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L’ex responsabile del Doge boccia la finanziaria che aumenta il deficit. E potrebbe spingere i senatori repubblicani a emendarla
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«Un disgustoso abominio». Volendo usare una metafora calcistica, non si potrebbe dire che Elon Musk l’abbia toccata piano, massacrando con questo giudizio sommario la legge di spesa voluta dal suo ex amico Donald Trump. Il problema però è che, oltre all’ormai indelebile animosità personale, tra i due emerge pure una divergenza filosofica che rischia di danneggiare il presidente tra la sua stessa base. Per non parlare poi dei democratici, che magari faticheranno a riarruolare l’imprenditore sudafricano, ma di certo si preparano già a usare le sue parole contro il nemico che aveva contribuito a riportare alla Casa Bianca.

Pronunciandosi ieri sul suo social X, Musk ha lasciato chiaramente intendere che gli prudono le mani e non rie…

«Un disgustoso abominio». Volendo usare una metafora calcistica, non si potrebbe dire che Elon Musk l’abbia toccata piano, massacrando con questo giudizio sommario la legge di spesa voluta dal suo ex amico Donald Trump. Il problema però è che, oltre all’ormai indelebile animosità personale, tra i due emerge pure una divergenza filosofica che rischia di danneggiare il presidente tra la sua stessa base. Per non parlare poi dei democratici, che magari faticheranno a riarruolare l’imprenditore sudafricano, ma di certo si preparano già a usare le sue parole contro il nemico che aveva contribuito a riportare alla Casa Bianca.

Pronunciandosi ieri sul suo social X, Musk ha lasciato chiaramente intendere che gli prudono le mani e non riesce più a tenerle ferme: «Chiedo scusa, ma proprio non posso sopportarlo più». Chi, Donald Trump? No, non ancora. Ma quasi: «Questo enorme, scandaloso disegno di legge congressuale sulla spesa federale pieno di “carne di maiale” (ossia finanziamenti ingiustificati e prebende varie infilate dentro dai parlamentari, ndr) è un disgustoso abominio». Quindi, con l’evidente scopo di complicare la vita al capo della Casa Bianca, si è scagliato contro i deputati che lo hanno approvato con un solo voto di scarto, mettendoli in imbarazzo verso i loro elettori: «Vergogna a chi l’ha votato, sapete di aver sbagliato. Lo sapete».

La portavoce di Trump, Karoline Leavitt, ha cercato affannosamente di limitare i danni: «Il presidente conosceva già la posizione di Musk su questa legge. Ciò non cambierà la sua opinione». Certo, ma sta cambiando quella di diversi repubblicani che ora vogliono emendarla al Senato, e alla fine la coerenza potrebbe trasformarsi in un boomerang.

Mettiamo da parte un attimo il sospetto (peraltro fondato) che il fondatore di SpaceX sia risentito per motivi personali, a cominciare dalla cancellazione della nomina dell’amico Jared Isaacman alla guida della Nasa, e concentriamoci sulla sostanza politico/filosofica. Qualche giorno fa Musk ha ammesso alla Cbs che non condivide tutte le mosse dell’amministrazione di cui faceva parte, in particolare perché «sono per uno Stato più piccolo». Questo però dovrebbe essere il Vangelo di qualsiasi presidente repubblicano e quindi l’imbarazzo per Trump è grave.

Elon forse si sente preso in giro, perché Donald gli aveva chiesto di guidare il Doge allo scopo di tagliare circa 2mila miliardi di spesa pubblica, ma nello stesso tempo ha presentato una “finanziaria” che nel migliore dei casi aumenta il deficit di 2.700 miliardi entro il 2034, soprattutto per abbassare le tasse agli amici miliardari. Allora stiamo giocando, avrà pensato Musk. A questo poi va aggiunto il risentimento personale. Per i democratici non sarà facile recuperare Elon, perché sono favorevoli ad aumentare il peso dello Stato. Le sue critiche però sono una preziosa arma elettorale, in vista del voto midterm del prossimo anno con cui sperano di paralizzare Trump.

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