L e sue ultime parole erano state di speranza. «Continuate a sognare la Siria libera», aveva detto ai giovani dell’Unione degli studenti di Raqqa che lo avevano accolto come un eroe in quella che allora – era il 29 luglio del 2013 – era stata una delle prime città a liberarsi dal giogo di Bashar al Assad. Poco dopo quel saluto, “Abuna” (nostro padre, in arabo), come tutti lo chiamavano, era anda…