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Incubo disimpegno americano, Meloni e Macron lavorano a un patto con la Casa Bianca

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Washington rafforzerebbe la presenza in Asia, l’Ue a est. Il governo pensa di attivare il ReArm. Ministri italiani divisi su Starlink
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C’è uno scenario che Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron vogliono a tutti costi evitare. Ne hanno ragionato martedì, a Palazzo Chigi. È lo spettro dei prossimi mesi e si può sintetizzare così: disimpegno americano. Oggi Washington schiera circa 84 mila soldati sul suolo europeo. A presidio delle sue basi, a tutela dell’arsenale militare e dell’ombrello atomico. Ventimila presidiano il fianco Est dell’Unione. I segnali che arrivano ai due leader non sono rassicuranti. Il timore è che al vertice Nato dell’Aia, il prossimo 24-26 giugno, gli Stati Uniti possano annunciare il ritiro di una quota consistente di queste truppe dal continente.

Per questo, Roma e Parigi hanno deciso di giocare di sponda. Interesse comune, quasi esistenziale. E hanno iniziato a ragionare di un percorso alternativo, che ruota attorno a un concetto: «Complementarietà». Tradotto: bisogna convincere Trump a concordare con gli europei il suo eventuale, parziale disimpegno. Con un gioco di sponda tra occidentali in cui…

C’è uno scenario che Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron vogliono a tutti costi evitare. Ne hanno ragionato martedì, a Palazzo Chigi. È lo spettro dei prossimi mesi e si può sintetizzare così: disimpegno americano. Oggi Washington schiera circa 84 mila soldati sul suolo europeo. A presidio delle sue basi, a tutela dell’arsenale militare e dell’ombrello atomico. Ventimila presidiano il fianco Est dell’Unione. I segnali che arrivano ai due leader non sono rassicuranti. Il timore è che al vertice Nato dell’Aia, il prossimo 24-26 giugno, gli Stati Uniti possano annunciare il ritiro di una quota consistente di queste truppe dal continente.

Per questo, Roma e Parigi hanno deciso di giocare di sponda. Interesse comune, quasi esistenziale. E hanno iniziato a ragionare di un percorso alternativo, che ruota attorno a un concetto: «Complementarietà». Tradotto: bisogna convincere Trump a concordare con gli europei il suo eventuale, parziale disimpegno. Con un gioco di sponda tra occidentali in cui gli americani andrebbero a rinforzare il quadrante indopacifico, nell’ottica della difesa di Taiwan e della sfida cruciale con la Cina. Insomma, la “sfida” condivisa dalla premier e dall’inquilino dell’Eliseo è ammortizzare l’eventuale riduzione delle truppe Usa sul fronte orientale, rafforzando l’impegno dei Ventisette lungo quel confine.

È una strategia che risente ovviamente di un dato di realtà: Trump è imprevedibile, per certi versi ingestibile. Non parla con Macron da due settimane. E la telefonata di ieri con Putin non ha fatto altro che accrescere l’ansia delle cancellerie Ue per le mosse della Casa Bianca. Il ministro della Difesa Pete Hegseth, che ieri ha disertato il vertice dell’alleanza a Ramstein, ha già ipotizzato un taglio di diecimila uomini tra Romania e Polonia. Ma non basta, perché il problema va oltre i numeri: l’Europa dipende dagli Stati Uniti per aerei da trasporto pesante e da rifornimento in volo, velivoli-spia, missili contraerei. Senza, l’Europa perderebbe, almeno nel breve termine, la propria autonomia strategica.

Ecco, da qui partono i ragionamenti di Meloni e Macron, la tattica delle prossime settimane nei confronti di Trump: un conto è costruire e accompagnare un compromesso “morbido” tra alleati, altro è subire tra il G7 canadese del 15-17 giugno e il vertice Nato in Olanda un annuncio unilaterale di “uscita” del Presidente Usa. Significherebbe mostrare gli europei vulnerabili, in balia all’aggressività di Mosca.

Roma e Parigi si mostrano dunque in sintonia. «Grazie Meloni – ha scritto ieri sui social Macron - abbiamo avuto un ottimo incontro per approfondire il nostro coordinamento e far avanzare insieme l’agenda franco-italiana ed europea. L’Europa si costruisce attraverso il dialogo e l’azione». I due intendono lavorare nei prossimi giorni per rendere l’eventuale disimpegno Usa «progressivo». Per rallentarlo, insomma. Ma non basta. L’obiettivo è trattare con Trump in un’ottica di pacchetto: se ad esempio l’Europa dovesse compensare il ritiro Usa aumentando i propri contingenti sul fronte Est, non potrebbe assicurare un impegno immediato di soldati in Ucraina per un cessate il fuoco.

È una logica decisa nei colloqui con Macron. E su cui ieri Meloni ha informato durante un mini-vertice Antonio Tajani, Matteo Salvini, Guido Crosetto e Adolfo Urso. L’obiettivo, nella mediazione con Trump , è tenere insieme tutti i dossier: dazi e Kiev, spese militari e impegno militare sul terreno. Ai suoi ministri, la premier racconta anche altri dettagli del bilaterale con Macron. Ad esempio, il capitolo dei sistemi satellitari. Palazzo Chigi non ha chiuso all’opzione di un consorzio europeo, alternativo a Starlink. I membri del suo esecutivo esprimono linee divergenti: Urso è favorevole al progetto continentale – ancora in fase di progettazione - Iris 2. Neutrale Tajani. Guido Crosetto, invece, insiste su un punto: «Scegliere il sistema più sicuro e performante. E, nel frattempo, lavorare a un’alternativa al monopolio di un solo uomo».

Nessuna conferma ufficiale, invece, che si sia discusso di come fronteggiare la richiesta americana di arrivare almeno al 3,5% di spese militari, che sarà sancita all’Aia. In queste ore trapela però una indiscrezione: l’esecutivo starebbe valutando l’opzione di accedere alla clausola di flessibilità del RearmEu. La Lega è ostile, ma sembra l’unico modo per affrontare spese altrimenti incompatibili con i vincoli di bilancio Ue.

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