Il conto alla rovescia è iniziato. Vladimir Putin ha messo in guardia persino Donald Trump. All’Operazione “Ragnatela” sferrata domenica scorsa dall’Ucraina, che ha preso di mira decine di velivoli strategici russi, Mosca dovrà rispondere». Ma Pavel Podvig, massimo esperto delle forze strategiche russe, esclude una rappresaglia nucleare. Ex ricercatore del Centro di Studi sul Controllo degli Armamenti di Mosca, primo centro russo dedicato al disarmo e alla non proliferazione, Podvig è oggi direttore del centro di ricerca “Russian Nuclear Forces” di Ginevra.
Quale rappresaglia possiamo aspettarci? La dottrina nucleare russa potrebbe giustificare un contrattacco nucleare?
«L’opzione nucleare non è possibile per varie ragioni. Primo, la dottrina nucleare russa giustifica il ricorso all’atomica in caso di un’aggressione che minacci la sovranità o l’integrità territoriale del Paese o che metta a repentaglio le capacità di ritorsione delle sue forze strategiche, ma non è questo il caso. Se…
Il conto alla rovescia è iniziato. Vladimir Putin ha messo in guardia persino Donald Trump. All’Operazione “Ragnatela” sferrata domenica scorsa dall’Ucraina, che ha preso di mira decine di velivoli strategici russi, Mosca dovrà rispondere». Ma Pavel Podvig, massimo esperto delle forze strategiche russe, esclude una rappresaglia nucleare. Ex ricercatore del Centro di Studi sul Controllo degli Armamenti di Mosca, primo centro russo dedicato al disarmo e alla non proliferazione, Podvig è oggi direttore del centro di ricerca “Russian Nuclear Forces” di Ginevra.
Quale rappresaglia possiamo aspettarci? La dottrina nucleare russa potrebbe giustificare un contrattacco nucleare?
«L’opzione nucleare non è possibile per varie ragioni. Primo, la dottrina nucleare russa giustifica il ricorso all’atomica in caso di un’aggressione che minacci la sovranità o l’integrità territoriale del Paese o che metta a repentaglio le capacità di ritorsione delle sue forze strategiche, ma non è questo il caso. Secondo, le armi nucleari non aiuterebbero a raggiungere nessun obiettivo militare o politico. Anzi, persino i falchi e i propagandisti più irresponsabili comprendono che qualsiasi uso dell’arma nucleare nel conflitto in Ucraina verrebbe condannato da tutti, compresi i Paesi alleati o neutrali, come India, Cina, Brasile. Ma non restano molte altre opzioni. Credo che la Russia continuerà a premere in prima linea e probabilmente intensificherà gli attacchi sul territorio ucraino, come già sta facendo».
Quali aerei sono stati presi di mira dall’Operazione Ragnatela?
«Sono stati distrutti principalmente i Tupolev Tu95NS e Tu22M3, bombardieri strategici che hanno sferrato attacchi sul territorio ucraino, ovviamente con armi convenzionali. Quello che è interessante notare è che, invece, non è stato preso di mira alcun bombardiere Tu 160. Non sappiamo perché. Forse sono stati semplicemente trasferiti in altre basi. O forse i raid contro le loro basi non sono riusciti. O forse l’Ucraina hanno colpito soltanto gli aerei coinvolti nei raid in quanto obiettivi legittimi ed evitato di valicare linee rosse per non indispettire gli Usa».
Qual è stato l’impatto complessivo di questi attacchi sulle forze armate russe? E sulle loro capacità strategiche?
«L’attacco ha avuto un indubbio effetto militare perché meno bombardieri attivi significa meno aerei in grado di sferrare attacchi contro l’Ucraina, nonché effetti psicologici meno tangibili, ma non ha intaccato le capacità strategiche russe perché i bombardieri non sono mai stati una parte importante delle forze strategiche sovietiche o russe. La missione primaria della “triade nucleare” è dissuadere un attacco garantendo una rappresaglia e i bombardieri non sono le armi adatte a questo compito di deterrenza. Svolgono al massimo un ruolo di supporto. La base delle forze di deterrenza che dovrebbero garantire una ritorsione a un attacco nucleare sono i missili balistici».
Quale vantaggio dà questo attacco all’Ucraina sul campo di battaglia o al tavolo dei negoziati?
«Sul campo di battaglia non ci sarà un grande vantaggio per l’Ucraina perché i recenti attacchi russi nel territorio ucraino vengono effettuati tramite i droni iraniani. Anzi, come già successo domenica scorsa, l’effetto immediato sarà un intensificarsi degli attacchi russi contro l’Ucraina. E purtroppo non credo neppure che l’attacco abbia reso l’Ucraina più forte al tavolo negoziale perché questo genere di attacchi non fa che irrigidire la posizione russa. L’Operazione Ragnatela è paragonabile all’incursione ucraina dello scorso agosto nella regione russa di Kursk che fu un’operazione audace, riuscita, dal forte impatto psicologico e propagandistico, ma che alla fine non ha aiutato l’Ucraina a raggiungere nessuno dei suoi obiettivi. Anzi, a suo tempo in un certo senso la indebolirono perché era in corso un tentativo di raggiungere una sorta di accordo per non colpire le infrastrutture energetiche e l’incursione bloccò i negoziati».
La Russia ha abbastanza risorse militari per proseguire l’offensiva in Ucraina?
«Il conflitto si è trasformato in una guerra d’attrito e la Russia può continuare a sostenere questo sforzo bellico ancora a lungo. L’Ucraina potrebbe se l’Unione Europea le fornisse denaro e aiuti militari. La Russia potrebbe essere spinta a cessare il fuoco soltanto se fossero soddisfatte alcune richieste di garanzie di sicurezza. Ma da ricercatore devoto al disarmo, il mio scenario ideale, per quanto utopico, per creare una pace sostenibile e duratura sarebbe “la smilitarizzazione totale”, porre un limite non soltanto alle forze armate ucraine, ma anche a quelle russe e a quelle Nato. Ci abbiamo già provato. Esisteva un trattato per la riduzione e la limitazione delle forze armate convenzionali in Europa . Quindi si può fare. Si tratta solo di cambiare prospettiva. Sostenere la pace attraverso la smilitarizzazione e non il confronto militare».