Trump non ferma Putin: “Russia e Ucraina combattano ancora”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Sono come due ragazzini che litigano al parco. Forse dobbiamo lasciarli sfogare un po’, prima di intervenire a dividerli». Ammesso che la metafora usata ieri da Donald Trump per descrivere lo scontro fra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky sia appropriata, il solo fatto di mettere l’aggressore sullo stesso piano dell’aggredito viola le regole elementari non solo delle baruffe nel cortile della scuola, ma anche le norme del diritto internazionale. Come peraltro ha sottolineato subito il cancelliere tedesco Merz, ospite nello Studio Ovale, notando che anche durante una guerra c’è differenza tra chi prende di mira solo gli obiettivi militari, e chi invece spara senza ritegno sui civili.
Trump non lo ha cacciato seduta stante, come avrebbe fatto con quasi ogni altro leader straniero che si fosse azzardato a correggerlo, perché la Germania non è un Paese qualsiasi, oltre ad essere la patria dei suoi avi. Però ha confermato la misteriosa affinità col Cremlino, quasi giustifi…
NEW YORK – Sono come due ragazzini che litigano al parco. Forse dobbiamo lasciarli sfogare un po’, prima di intervenire a dividerli». Ammesso che la metafora usata ieri da Donald Trump per descrivere lo scontro fra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky sia appropriata, il solo fatto di mettere l’aggressore sullo stesso piano dell’aggredito viola le regole elementari non solo delle baruffe nel cortile della scuola, ma anche le norme del diritto internazionale. Come peraltro ha sottolineato subito il cancelliere tedesco Merz, ospite nello Studio Ovale, notando che anche durante una guerra c’è differenza tra chi prende di mira solo gli obiettivi militari, e chi invece spara senza ritegno sui civili.
Trump non lo ha cacciato seduta stante, come avrebbe fatto con quasi ogni altro leader straniero che si fosse azzardato a correggerlo, perché la Germania non è un Paese qualsiasi, oltre ad essere la patria dei suoi avi. Però ha confermato la misteriosa affinità col Cremlino, quasi giustificando la necessità di rispondere agli attacchi contro gli aerei russi e quindi rinviare ancora una volta il fantomatico negoziato di pace.
Merz è andato alla Casa Bianca con due obiettivi: convincere il presidente americano a continuare il sostegno per l’Ucraina, aumentando la pressione su Mosca che è chiaramente l’ostacolo e vuole continuare a combattere, e cercare una soluzione alla disputa dei dazi, perché aggiungere alla guerra tra nemici anche quella commerciale tra amici non sembra ora la scelta più logica.
Trump ha risposto con la metafora dei bambini: «Non vogliono essere separati e a volte è meglio lasciarli combattere un po’, prima di dividerli». Quindi ha aggiunto: «Ho proposto questa analogia a Putin ieri. Ho detto, presidente, forse dovrete continuare a combattere e soffrire molto, perché entrambe le parti devono soffrire prima che le si possa separare». Ma si è spinto anche oltre, ripetendo che dopo gli attacchi contro gli aerei strategici, bisogna aspettarsi una reazione. «Ho chiesto a Putin di non rispondere», ma senza troppa convinzione. E ha rimproverato a Zelensky di essere altrettanto caparbio, nel risentimento personale. Trump ha detto di avere una linea invalicabile nel suo cervello, oltre la quale deciderà di intervenire con sanzioni e altro: «Sarò durissimo». Anche qui, però, ha messo l’aggressore sullo stesso piano dell’aggredito: «Potrebbero essere sanzionati entrambi i Paesi, a essere onesto. Bisogna essere in due per ballare il tango».
Merz però è rimasto fermo sul punto fondamentale: «Concordiamo su questa guerra, quanto sia orribile, e stiamo cercando modi per fermarla molto presto. Ho detto al presidente che è la persona chiave, l’unica in grado di farlo davvero ora, mettendo pressione sulla Russia». E qui ha messo i paletti: «L’Ucraina sta colpendo solo obiettivi militari, non civili, non l’infrastruttura energetica. Quindi questa è la differenza, e la ragione per cui stiamo cercando di fare di più con la Russia». Trump finora non ha accettato questa logica. Il senatore repubblicano Graham ha preparato una legge bipartisan per inasprire le misure contro Mosca, e Merz ha detto che «qualcosa si è mossa». Donald però ha avvertito: «Deciderò solo io».