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Un duello di ricatti tra Trump e Musk, sullo sfondo l’ombra di Vance

(afp)

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Dopo il litigio a distanza, si scatena la palude dei social, infetta di bugie e propaganda. E c’è chi azzarda: “Dopo J.D. arriverà alla Casa Bianca”
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NEW YORK – Il litigio virale sui social media fra il presidente Donald Trump e l’imprenditore Elon Musk è solo «un accordo tra Casa Bianca ed Elon per distrarre i media da Ucraina, Gaza e dazi. Quando tutti saranno ipnotizzati da Trump pedofilo nella lista Epstein, con Musk pazzo che distrugge in Borsa Tesla e Starlink, ripartirà l’offensiva contro la burocrazia statale Deep State e stavolta vinceremo!», scrive sui blog della setta QAnon l’utente Spartacus, e in risposta agli insulti di Elon Musk su X, l’utente Patrick1995, subito azzerato dalla piattaforma, ribatte “I democratici otterranno la maggioranza alla Camera, alle elezioni di Midterm 2026, lanceranno la campagna per l’impeachment di Trump come teppista sessuale e il suo vice J.D. Vance arriverà alla presidenza, per il giubilo di Elon Musk».

Disinformazione? Prima di sorridere sulla palude dei social media, infetta di bugie e propaganda dopo lo showdown fra gli ex Bros, i fratelli digitali Trump e Musk, riflettete che il pre…

NEW YORK – Il litigio virale sui social media fra il presidente Donald Trump e l’imprenditore Elon Musk è solo «un accordo tra Casa Bianca ed Elon per distrarre i media da Ucraina, Gaza e dazi. Quando tutti saranno ipnotizzati da Trump pedofilo nella lista Epstein, con Musk pazzo che distrugge in Borsa Tesla e Starlink, ripartirà l’offensiva contro la burocrazia statale Deep State e stavolta vinceremo!», scrive sui blog della setta QAnon l’utente Spartacus, e in risposta agli insulti di Elon Musk su X, l’utente Patrick1995, subito azzerato dalla piattaforma, ribatte “I democratici otterranno la maggioranza alla Camera, alle elezioni di Midterm 2026, lanceranno la campagna per l’impeachment di Trump come teppista sessuale e il suo vice J.D. Vance arriverà alla presidenza, per il giubilo di Elon Musk».

Disinformazione? Prima di sorridere sulla palude dei social media, infetta di bugie e propaganda dopo lo showdown fra gli ex Bros, i fratelli digitali Trump e Musk, riflettete che il presidente stesso, incontrando il collega sudafricano Cyril Ramaphosa nello Studio Ovale, gli ha mostrato inorridito un video con le immagini di bianchi trucidati dai neri, solo per venir smentito dal New York Times, perché il video riprende una processione religiosa a Newcastle. Vero o Falso allora? Poco importa nell’era della comunicazione social, tanti democratici Usa e populisti ai margini del Grand Old Party repubblicano, crederanno a Musk, “Trump pedofilo amico di Epstein”, mentre i conservatori estremisti, irritati per lo stop and go sulle tariffe, sosterranno il patron di Tesla contro il presidente.

I commentatori tradizionali delle tv, i columnist dei giornali con camicia Brooks Brothers e cravatta regimental, i docenti dei think tank Old School stentano a comprendere la realtà, ostinandosi a cercar strategie, disegni, progetti, trame, in quello che è invece cozzare di personalità social, come nella chat di un liceo o fra condomini irritati in provincia. Né Trump, né Musk hanno un retroscena da interpretare, un ricamo alla Machiavelli da infilare con l’ago della politica, danno giusto sfogo a temperamento ed umori, non perché “perdono i nervi”, ma perché nel XXI Secolo Social l’intemperanza, la durezza da troll, lo sfregiare avversari o ex amici come influencer populisti, è il modo migliore per creare identità.

Né Trump, né Musk, dunque, “sbagliano”, o “esagerano”, come qualcuno annota, entrambi giocano una partita estrema, magari prontissimi, domattina, a presentarsi con una, altrettanto clamorosa, rappacificazione. Eppure, in questo Palio degli Epiteti Social la realtà sarà l’arbitro ultimo e, dopo i milioni di like e il maelstrom di disinformazione, Donald Trump e Elon Musk riceveranno conti esatti da tabulare. Per Musk, esporre il presidente al ludibrio sulla pedofilia è arma lurida, o sa davvero come spiantarlo, piazzando al potere Vance, o fondando come minaccia un Terzo Partito, o Tesla balla in Borsa. Gli account a lui avversi lo incalzano, “Elon sotto l’effetto della ketamina, sta a pezzi, chi gli ha fatto l’occhio nero l’altra settimana?”, ma se Trump taglia i contratti federali con la rete Starlink, o il programma spaziale StarX, cancellando i sussidi alle auto elettriche Tesla, che resta del suo impero? Tanto più che Jeff Bezos, magnate di Amazon e del progetto spaziale Blue Origin, tiene stretto il guinzaglio del glorioso quotidiano Washington Post e sogna fondi federali per i suoi missili, sottratti al dispeptico Musk che elemosina, in queste ore turbolenti, 5 miliardi, via Morgan Stanley, per il brand xAI.

Anche Trump, tuttavia, può non uscire indenne dalla saga Gladiators II. Musk lo copriva con la destra libertaria e tecnologica alla Peter Thiel, gli oligarchi sudafricani che lavorano a un’America autoritaria, gli offriva contatto con gli hackers delle cantine, garantiva l’egemonia sugli estremisti online, quelli che ascoltano la voce dei talk show alla Joe Rogan, credono al complotto di Joe Biden “mummia”, tenuto in vita da democratici golpisti, certi che sia Hillary Clinton la vera pedofila.

Questo è però l’azzardo a venire, l’azzardo di oggi è quello che Musk corre rompendo, senza ragione alcuna, con il “Bro”, il fratello, cui ha donato 300 milioni in campagna elettorale 2024. Osserva malizioso il Wall Street Journal, «Elon Musk è il generale nordista Sherman della Guerra Civile, sa bruciare le città, non ricostruirle come il generale Marshall in Europa, dopo il 1945». E i democratici? Senza leader, senza un piano, senza una voce, divorano popcorn assistendo al wrestling Elon-Donald, pittoreschi combattenti sul ring online, a picchiarsi fra gli ululati della folla, e sussurrano nelle chat «un Partito Muskiano che sottrae voti ai repubblicani, come Ross Perot a George Bush nel 1992, contro Bill Clinton, non sarebbe così male…».

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