NEW YORK – Una Tesla rosso fiammante è sul mercato. È nuova di zecca, zero chilometri, perché il proprietario di mestiere fa il presidente degli Stati Uniti e quindi non ha avuto molte occasioni per guidarla. A tanto è arrivato il divorzio fra Trump e Musk, con Donald che ora vuole vendere l’auto comprata pochi mesi fa da Elon, per sostenerlo quando la discesa in politica l’aveva reso così impopolare da minacciare la sopravvivenza delle sue aziende.
Per tutta la giornata di ieri c’è stato un tira e molla sulla telefonata riparatrice, che Musk avrebbe voluto, ma Trump ha rifiutato. Elon ha lanciato diversi segnali di voler ricucire, ad esempio rinunciando a smantellare la navicella Dragon essenziale alla Nasa per raggiungere la stazione spaziale, ma almeno per ora Donald li ha rifiutati, perché sente di avere il coltello dalla parte del manico. I mercati li hanno incoraggiati alla pace, facendo risalire le azioni di Tesla, ma non è certo che la ferita sia sanabile. Anche perché 5,6 mi…
NEW YORK – Una Tesla rosso fiammante è sul mercato. È nuova di zecca, zero chilometri, perché il proprietario di mestiere fa il presidente degli Stati Uniti e quindi non ha avuto molte occasioni per guidarla. A tanto è arrivato il divorzio fra Trump e Musk, con Donald che ora vuole vendere l’auto comprata pochi mesi fa da Elon, per sostenerlo quando la discesa in politica l’aveva reso così impopolare da minacciare la sopravvivenza delle sue aziende.
Per tutta la giornata di ieri c’è stato un tira e molla sulla telefonata riparatrice, che Musk avrebbe voluto, ma Trump ha rifiutato. Elon ha lanciato diversi segnali di voler ricucire, ad esempio rinunciando a smantellare la navicella Dragon essenziale alla Nasa per raggiungere la stazione spaziale, ma almeno per ora Donald li ha rifiutati, perché sente di avere il coltello dalla parte del manico. I mercati li hanno incoraggiati alla pace, facendo risalire le azioni di Tesla, ma non è certo che la ferita sia sanabile. Anche perché 5,6 milioni di persone hanno votato nel referendum su X per chiedere se sia il caso di fondare un nuovo partito centrista, e l’80% ha incoraggiato Musk a farlo.
Nella notte Steve Bannon, il consigliere esautorato da Trump che odia Elon, aveva suggerito al presidente di annullare tutti i contratti pubblici con Tesla e Space X, sequestrando la compagnia spaziale. E poi di «avviare un’indagine sul suo status di immigrato, perché credo che sia un illegale e vada espulso». Più tardi Musk gli ha risposto che è «un ritardato allo stato puro».
Politico ha scritto che lo staff della Casa Bianca stava programmando una telefonata fra i due. Poco dopo il presidente ha cercato di sminuire lo scontro: «È tutto ok. Sta andando molto bene, mai andata meglio». Elon ha ancora incoraggiato la riconciliazione, rispondendo «non hai torto» al finanziare Bill Ackman, che chiedeva ai due di «fare la pace per il bene del nostro grande Paese». Nel frattempo anche Russia e Cina si sono messe di mezzo, dichiarando che la disputa è un affare interno che non le riguarda (tranne l’ex presidente Medvedev, che ha sfottuto i litiganti offrendo la sua mediazione, «in cambio di un ragionevole compenso»). Anche la portavoce della Commissione Ue, Paula Pinho, si è tolta lo sfizio di dare un calcetto al presidente dei dazi, invitando Musk a unirsi al programma Choose Europe per gli innovatori in fuga.
Nel pomeriggio è stato lo stesso Trump a gettare acqua sul fuoco della pace. Prima la Reuters ha rivelato che la telefonata era stata cancellata, poi il presidente ha parlato così di Musk alla Abc: «Intende l’uomo che ha perso la testa? Vuole parlarmi, ma io non sono particolarmente interessato a parlare con lui». E mentre il New York Times rivela che , parlando ai suoi, Trump avrebbe attribuito il comportamento di Musk all’assunzione di droghe, lui con la Cnn insiste: «Non ci penso a Elon. Ha un problema, il poveretto. No, non gli parlerò per un po’, immagino, ma gli auguro ogni bene». Anche perché ha cose più urgenti da fare, come l’appuntamento di lunedì a Londra per discutere i dazi con la Cina: «Avrà un esito molto positivo».
Musk ha provato ancora a dialogare, dicendo che criticando la legge di spesa intendeva attaccare il Congresso, non il presidente, ma neanche questo è servito. Invece i democratici hanno colto al volo l’occasione offerta dallo scontro, chiedendo a Fbi e dipartimento alla Giustizia di confermare se Trump è davvero nei file del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein.
Donald può fare molto male a Elon, cancellando i contratti e boicottandolo, e per ora i repubblicani si sono schierati con lui, a partire dal vice Vance ha rifiutato le lusinghe di rimpiazzarlo. Musk però potrebbe convincere la Silicon Valley che ha sbagliato ad aprire a Trump, e se riuscisse a portare via alcune migliaia di voti al Gop, potrebbe condannarlo alla sconfitta nelle elezioni midterm del prossimo anno, restituendo ai democratici la Camera dove iniziano le procedure di impeachment.