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La carestia imposta a Gaza per levarci la dignità

(reuters)

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La testimonianza dalla Striscia: “Da quando ho ricordi, viviamo sotto assedio. Le restrizioni sono da sempre la nostra vita quotidiana. Ma la fame non faceva parte della nostra realtà”
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GAZA CITY – Da quando ho ricordi, Gaza vive sotto assedio. Le restrizioni sono da sempre la nostra vita quotidiana: carburante, elettricità, viaggi e beni autorizzati a entrare. Ma la fame non faceva parte della nostra realtà. Non importa quanto le cose fossero difficili, un pasto c’era sempre. Abbiamo imparato a convivere con le limitazioni, non c’erano alternative. Poi tutto è cambiato. Oggi la nostra stessa sopravvivenza dipende dal fatto che permettano o meno l’ingresso di cibo e beni essenziali. L’accesso agli aiuti è diventato un’arma usata deliberatamente.

Negli ultimi 20 mesi abbiamo sopportato un ciclo incessante di scarsità. Non ci sono state forniture costanti di cibo, medicine, prodotti per l’igiene, vestiti o altre necessità di base. La situazione cambia continuamente. A volte puoi nutrire i tuoi figli, ma non puoi proteggerli da infezioni o malattie della pelle. Oppure non puoi mangiare. Ora stiamo vivendo il blocco più lungo e severo. È durato oltre tre mesi. Ness…

GAZA CITY – Da quando ho ricordi, Gaza vive sotto assedio. Le restrizioni sono da sempre la nostra vita quotidiana: carburante, elettricità, viaggi e beni autorizzati a entrare. Ma la fame non faceva parte della nostra realtà. Non importa quanto le cose fossero difficili, un pasto c’era sempre. Abbiamo imparato a convivere con le limitazioni, non c’erano alternative. Poi tutto è cambiato. Oggi la nostra stessa sopravvivenza dipende dal fatto che permettano o meno l’ingresso di cibo e beni essenziali. L’accesso agli aiuti è diventato un’arma usata deliberatamente.

Negli ultimi 20 mesi abbiamo sopportato un ciclo incessante di scarsità. Non ci sono state forniture costanti di cibo, medicine, prodotti per l’igiene, vestiti o altre necessità di base. La situazione cambia continuamente. A volte puoi nutrire i tuoi figli, ma non puoi proteggerli da infezioni o malattie della pelle. Oppure non puoi mangiare. Ora stiamo vivendo il blocco più lungo e severo. È durato oltre tre mesi. Nessun aiuto è stato permesso. Niente cibo, niente carburante, niente forniture mediche, nemmeno per le organizzazioni internazionali. Quando la carestia ha raggiunto livelli catastrofici, la pressione internazionale ha portato a una decisione: gli aiuti sarebbero stati autorizzati e il cibo sarebbe stato distribuito con un nuovo metodo. Sembrava una svolta. Abbiamo provato un barlume di speranza. Ma poi è arrivata la realtà.

Hanno istituito un sistema così degradante che sembrava una punizione. È stato aperto un unico punto di distribuzione in una delle aree più pericolose della Striscia. Alle persone è stato detto di venire a prendere il cibo lì. Spinti dalla fame dei figli, in migliaia hanno rischiato la vita per raggiungerlo. Le folle hanno iniziato a radunarsi alle 2 del mattino, passando la notte all’aperto, tra le macerie senza riparo. Ogni movimento è stato sorvegliato. Sono stati intrappolati dall’esercito. Chi ha fatto un passo sbagliato è stato colpito. Era chiaro che questo sistema era destinato a fallire. Come poteva un unico punto servire centinaia di migliaia di affamati? Centinaia di persone sono state uccise solo per aver cercato cibo per i figli. Questi cosiddetti “punti di distribuzione” sembravano servire un solo scopo: umiliarci ancora. Togliere l’ultimo brandello di dignità a cui ci aggrappavamo. Proiettare l’immagine di noi come incivili, indegni di cibo, di vita.

Poi sono arrivate altre notizie: centinaia di camion di aiuti sono stati autorizzati a entrare. Sollievo. Ma dove sono finiti? I mercati sono rimasti vuoti. Hanno iniziato a circolare notizie di bande armate che hanno assaltato e saccheggiato le forniture. Gli ospedali internazionali derubati. I camion dirottati. Ancora più inquietante: droni e aerei hanno iniziato a colpire chiunque cercasse di intervenire. Tutto sembrava surreale: questo livello di illegalità organizzata era qualcosa di mai visto. Ci siamo chiesti: cosa sta succedendo? Sembra un saccheggio pianificato. Non è normale a Gaza. Chi sono queste persone? Come conoscono le rotte degli aiuti? La risposta è arrivata da Israele. Hanno ammesso di aver reclutato bande criminali dentro a Gaza — ex prigionieri e ladri — per diffondere caos, interrompere gli aiuti e smantellare qualsiasi ordine residuo. Queste bande non solo erano autorizzate ad agire: erano coordinate, armate e protette.

Ancora una volta, noi civili siamo diventati vittime. Come se la fame, lo sfollamento e gli attacchi non fossero abbastanza. Questa strategia ha funzionato. La pressione internazionale si è affievolita, soddisfatta dai titoli che annunciavano l’ingresso di aiuti. Ma qui nulla è cambiato. Non abbiamo ancora cibo. Ogni giorno, le cose peggiorano, e tutto ciò che possiamo fare è aspettare. Che l’incubo finisca. O di morire.

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