✕

Arriva la carta d’identità, nel Regno Unito forse cade un tabù

Ascolta l'audio

È l’unico Paese europeo a non averla, ma il governo Starmer vuole dare una svolta: anche per controllare l’enorme flusso di migranti (e fermare Farage nei sondaggi). Ma è polemica: “Così si vìola la privacy”
2 minuti di lettura

LONDRA - Il Regno Unito è l’unico Paese europeo dove i cittadini non hanno ancora una carta d'identità. Ma ora le cose potrebbero cambiare. Il governo di Sir Keir Starmer starebbe pensando, per la prima volta nella storia di introdurre un simile documento di riconoscimento, qui sempre controverso in quanto contrario alla tradizione e ai principi della privacy e dell’etica pubblica. Non è un caso che persino Tony Blair, a capo di un altro esecutivo con una solida maggioranza in Parlamento a Westminster, fallì la sua missione di convincere i britannici a possedere una carta di identità.

Gli effetti dei flussi migratori

Ma i tempi sono cambiati. E non solo perché, qui oltremanica, ora viene chiesto un documento di riconoscimento anche per votare - sì, fino a una legge di Boris Johnson nel 2020, prima non era necessario, bastava essere iscritti al registro elettorale e auto-dichiarare il proprio nome per accedere al seggio. Ma soprattutto, il Paese ha avuto flussi migratori enormi negli …

LONDRA - Il Regno Unito è l’unico Paese europeo dove i cittadini non hanno ancora una carta d'identità. Ma ora le cose potrebbero cambiare. Il governo di Sir Keir Starmer starebbe pensando, per la prima volta nella storia di introdurre un simile documento di riconoscimento, qui sempre controverso in quanto contrario alla tradizione e ai principi della privacy e dell’etica pubblica. Non è un caso che persino Tony Blair, a capo di un altro esecutivo con una solida maggioranza in Parlamento a Westminster, fallì la sua missione di convincere i britannici a possedere una carta di identità.

Gli effetti dei flussi migratori

Ma i tempi sono cambiati. E non solo perché, qui oltremanica, ora viene chiesto un documento di riconoscimento anche per votare - sì, fino a una legge di Boris Johnson nel 2020, prima non era necessario, bastava essere iscritti al registro elettorale e auto-dichiarare il proprio nome per accedere al seggio. Ma soprattutto, il Paese ha avuto flussi migratori enormi negli ultimi due decenni, di arrivi regolari (fino a 900mila unità di migrazione netta all’anno) e irregolari, tramite sbarchi dalla Manica (il record di sempre dieci giorni fa con oltre 1200 arrivi in 24 ore). Dunque, serve un controllo più capillare di chi vive nel Regno. Senza contare che, secondo le autorità, la grande maggioranza di coloro cui è stata rifiutata la richiesta di asilo negli ultimi 15 anni, è ancora sul suolo britannico.

L’idea della carta elettronica

Per questo, due giorni fa il think tank Labour Together ha lanciato la proposta, che secondo fonti di Downing Street “viene considerata in maniera molto seria” dal primo ministro: l’idea è quella di una “Brit Card”, ossia una carta di identità elettronica (non cartacea) sul proprio smartphone, che certifichi l’identità del cittadino e altre caratteristiche, incluso il suo diritto a restare sul suolo britannico, e indispensabile agli stranieri per lavorare e per affittare un appartamento, per esempio. Ciò accade già oggi in molti casi per i non britannici, europei inclusi. Ma l’idea di Labour Together è quella di estendere l’obbligo della carta di identità elettronica a tutti i cittadini residenti nel Regno, britannici inclusi.

Attenzione, “Labour Together” non è un think tank a caso. È il laboratorio di idee centrista del partito e il suo fondatore è l'attuale “rasputin” di Starmer, l’irlandese Morgan McSweeney, a capo della strategia politica del primo ministro e della campagna elettorale prima delle elezioni dello scorso luglio. Insomma, Labour Together è molto influente e Sir Keir ha estremo bisogno di lanciare un segnale forte sulla lotta all’immigrazione irregolare, visto che Nigel Farage sta volando nei sondaggi con il suo Reform UK.

La protesta per difendere la privacy

Big Brother Watch, una delle associazioni da sempre contro l’introduzione della carta d'identità e in difesa della privacy, conferma la sua opposizione anche questa volta: “Gli stranieri già sono sottoposti a questo tipo di controlli. Diciamo le cose come stanno: questa proposta è l’ulteriore tentativo di accedere ai dati personali dei cittadini. Chiediamo al governo di rigettare i piani della “BritCard”. Ma, come dicevamo, i tempi cambiano: fino agli attentati dell’Ira negli anni Ottanta (incluso quello a Brighton durante la conferenza del partito conservatore nel 1984), addirittura si poteva camminare liberamente fino alla porta numero 10 di Downing Street e bussare al primo ministro. Oggi invece, per ovvie ragioni, ci sono misure di sicurezza imponenti all’ingresso su Whitehall. Eppure, Downing Street è teoricamente ancora una “strada pubblica”, seppur in pratica non più accessibile. Un compromesso cui oggi nessuno fa più caso.

Leggi i commenti