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“Sarà una guerra lunga”. La Nato aggiorna i piani per foraggiare l’Ucraina

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Rutte: “L’aumento delle spese militari non deve intaccare gli investimenti per il sostegno allo sforzo bellico di Kiev”
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BRUXELLES – «Una guerra di lungo periodo». Sia la Nato, sia al suo interno gli Usa, si stanno ormai predisponendo ad un conflitto in Ucraina che non terminerà in tempi brevi. Nell’ultimo vertice dei ministri della difesa dell’Alleanza, svoltosi la scorsa settimana a Bruxelles, questo concetto è stato esaminato, metabolizzato e condiviso. Nella consapevolezza che, pur non partecipando direttamente allo scontro, non potrà mancare il sostegno dell’Organizzazione Atlantica a Kiev.

Una assicurazione che è stata ribadita anche dal segretario alla Difesa statunitense, Pete Hegseth. Garanzie che sono state interpretate come un impegno a continuare con gli aiuti militari a favore dell’Ucraina. Del resto lo stesso segretario generale della Nato, Mark Rutte, su questo è stato esplicito: «Ci assicureremo di progettare il nuovo piano di investimenti in modo tale che non influisca sul modo in cui i nostri alleati stanno collaborando con l’Ucraina per garantire che abbia ciò di cui ha bisogno p…

BRUXELLES – «Una guerra di lungo periodo». Sia la Nato, sia al suo interno gli Usa, si stanno ormai predisponendo ad un conflitto in Ucraina che non terminerà in tempi brevi. Nell’ultimo vertice dei ministri della difesa dell’Alleanza, svoltosi la scorsa settimana a Bruxelles, questo concetto è stato esaminato, metabolizzato e condiviso. Nella consapevolezza che, pur non partecipando direttamente allo scontro, non potrà mancare il sostegno dell’Organizzazione Atlantica a Kiev.

Una assicurazione che è stata ribadita anche dal segretario alla Difesa statunitense, Pete Hegseth. Garanzie che sono state interpretate come un impegno a continuare con gli aiuti militari a favore dell’Ucraina. Del resto lo stesso segretario generale della Nato, Mark Rutte, su questo è stato esplicito: «Ci assicureremo di progettare il nuovo piano di investimenti in modo tale che non influisca sul modo in cui i nostri alleati stanno collaborando con l’Ucraina per garantire che abbia ciò di cui ha bisogno per restare nella lotta». Anzi, per l’ex premier olandese «sarebbe strano e poco saggio se, in ambito Nato, prendessimo decisioni su un aumento delle spese e poi lo facessimo in modo tale da ostacolare in qualche modo l’Ucraina nel ricevere ciò di cui ha bisogno per continuare a combattere e per trovarsi nella miglior posizione possibile nei colloqui di pace».

In realtà la delegazione statunitense, nella stessa occasione, ha sostanzialmente fatto capire di aver sbagliato a giudicare la disponibilità di Putin a siglare la pace. Tutti, nello stesso tempo, sono coscienti della mutevolezza delle posizioni di Donald Trump e della necessità per Washington di non abbandonare Israele al suo destino e quindi di mantenere anche l’appoggio a Gerusalemme. Eppure tutte le analisi dell’Alleanza — compresa quella della Casa Bianca — in questo momento confermano che Mosca non ha alcuna intenzione di prendere sul serio i negoziati per terminare la guerra in modo equo. La conseguenza è quella di proseguire con gli aiuti a Zelensky.

C’è un altro aspetto che ha sorpreso i 32 membri dell’Organizzazione: la resilienza dell’Ucraina. Da un punto di vista particolare: la capacità della sua industria bellica e nella riconversione della produzione “civile”. Nell’ormai consueto scambio di informazioni tra Kiev e Bruxelles, infatti, il governo ucraino ha comunicato di essere ormai in grado di produrre quattro milioni di droni l’anno. Ossia oltre diecimila al giorno. Una quantità considerevole. Il che vuol dire che gli ucraini possono lanciare quotidianamente contro la Russia proprio più di diecimila di questi apparecchi. In un conflitto nel quale le armi “unmanned” (formula che adesso è stata sostituita con la più politicamente corretta “uncrewed”), ossia senza equipaggio, stanno esercitando un ruolo fondamentale, l’abilità di Kiev viene considerata un fattore decisivo. Soprattutto per resistere nel medio periodo.

Anche perché, con una massiccia dose di cinismo, nell’Alleanza occidentale non manca chi fa una semplice constatazione: finché Mosca è impegnata contro Kiev, non può aprire altri fronti d’attacco. In Europa o altrove. E il tempo è ormai una chiave determinante per il ”Vecchio Continente” che deve attrezzarsi davvero per acquisire un minimo di indipendenza militare dagli Stati Uniti. Tanto che c’è un interesse crescente a favore della nuova produzione di droni turchi di grandi dimensioni. In grado di pattugliare con molta più efficienza i confini a est e anche di ingaggiare la battaglia all’occorrenza con velocità e idoneità alle manovre superiore. Basti pensare che non esisterà più il limite della forza G (l’accelerazione gravitazionale). Che un uomo in genere tollera fino a quota 15. Anche il ”Vecchio Continente” si prepara al futuro.

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