Donald Trump alla conquista del West: deciso a trasformare in incubo il “California dreaming” di colui che un domani non troppo remoto potrebbe diventare il principale avversario del prossimo candidato repubblicano alla Casa Bianca. Sì, il governatore della California Gavin Newsom, il politico democratico bello e brizzolato come un attore di Hollywood, che non fa mistero delle sue aspirazioni presidenziali.
Durante il weekend Trump gli ha lanciato un guanto di sfida fatto di retate di clandestini e lacrimogeni contro i manifestanti che protestavano per i raid, quasi fosse mezzogiorno di fuoco sulle strade polverose dell’O.K. Corral. Deciso a far marciare legioni di agenti dell’Ice – la polizia anti migranti – armate fino ai denti al fianco della Guardia Nazionale in tenuta antisommossa, da Rodeo Drive e Sunset Boulevard. Le mitiche strade di Los Angeles, la città degli angeli fondata dai coloni spagnoli che fu patria di cercatori d’oro e artisti in cerca della loro “La La Land”. …
Donald Trump alla conquista del West: deciso a trasformare in incubo il “California dreaming” di colui che un domani non troppo remoto potrebbe diventare il principale avversario del prossimo candidato repubblicano alla Casa Bianca. Sì, il governatore della California Gavin Newsom, il politico democratico bello e brizzolato come un attore di Hollywood, che non fa mistero delle sue aspirazioni presidenziali.
Durante il weekend Trump gli ha lanciato un guanto di sfida fatto di retate di clandestini e lacrimogeni contro i manifestanti che protestavano per i raid, quasi fosse mezzogiorno di fuoco sulle strade polverose dell’O.K. Corral. Deciso a far marciare legioni di agenti dell’Ice – la polizia anti migranti – armate fino ai denti al fianco della Guardia Nazionale in tenuta antisommossa, da Rodeo Drive e Sunset Boulevard. Le mitiche strade di Los Angeles, la città degli angeli fondata dai coloni spagnoli che fu patria di cercatori d’oro e artisti in cerca della loro “La La Land”. «Newsom è un incapace, troppo debole per difendere la città da una rivolta che gli sta sfuggendo di mano. Fosse per me lo farei arrestare», ha dunque tuonato ieri The Donald. «Venite a prendermi», ha rilanciato il governatore dem: «Farò causa contro le misure illegali, immorali e incostituzionali del presidente bugiardo, che soffia sul fuoco federalizzando la guardia nazionale». Nella notte arriva l’allarme del governatore della California su X: «Trump sta inviando altri duemila uomini. Non si tratta di sicurezza pubblica. Si tratta di accarezzare l’ego di un presidente pericoloso».
In realtà la faida fra i due era già in atto ben prima dell’assalto ai vulnerabili della seconda città più popolosa d’America, dove l’80 per cento degli abitanti ha radici lontane ed è chiamata casa da persone provenienti da 140 Paesi che parlano 224 lingue diverse. «Donald Trump stava già cercando di impedire alla California di ricevere un importante numero di finanziamenti federali», spiega Anita Chabria, editorialista del Los Angeles Times. «L’amministrazione aveva infatti chiesto ai dipendenti federali di elaborare motivazioni per tagliare i fondi, magari basandosi sulla diffusione delle politiche “Dei” su diversità e inclusione, cui Trump ha dichiarato guerra». Newsom aveva risposto evidenziando che la California contribuisce al Paese con più tasse federali di quanto riceve in servizi: «Ma il punto non sono i soldi. Trump vuol mettere in riga lo stato che, grazie alle aziende che ospita, rappresenta la quarta economia mondiale, proprio come ha fatto con le università: depauperandolo, perché lo considera ostile alla sua presidenza».
Newsom, 57 anni, d’altronde, «rappresenta tutto ciò che la cultura Maga detesta», dice Jessica Levinson, giurista della Loyola University. Laurea in scienze politiche, una dislessia importante curata focalizzandosi su doti mnemoniche che ne hanno fatto un magnifico oratore, il governatore ha quattro figli con la documentarista femminista Jennifer Siebel (e prima era stato sposato con Kimberly Guilfoyle, poi fidanzata di Don Jr. che evidentemente non ha fornito ai Trump argomenti per metterlo al tappeto). Di origini modeste, ha fatto fortuna con un’azienda vinicola finanziata dai Getty, ceduta quando è entrato in politica. Sindaco di San Francisco fra 2004 e 2011, fu tra gli entusiasti promotori del matrimonio gay. Diventato governatore nel 2019 dopo essere stato per 8 anni il luogotenente del predecessore Jerry Brown, ha subito sospeso la pena di morte e portato avanti un’agenda ambientalista focalizzata su energia pulita e rinnovabili. Di recente ha firmato una legge che proibisce di bandire i libri dalle biblioteche, ha rafforzato il diritto all’aborto, ha depenalizzato reati minori e cercato di trovare forme d’assistenza agli oltre 170mila senzatetto e a un milione di clandestini. «Progressista su temi sociali, moderato su quelli economici, negli ultimi mesi, già adocchiando le corsa per la Casa Bianca 2028, s’è spostato lievemente a destra sostenendo il bando delle atlete transgender, le critiche alla “Cancel Culture” e ai movimenti per definanziare la polizia», dice ancora Levinson. «Posizionandosi, insomma, come potenziale rivale di un futuro candidato repubblicano. Chiunque esso sia».
Poi, certo: lo Stato progressista campione di giustizia penale e controllo delle emissioni, la culla di Silicon Valley che in termini di potenza economica resta il più incisivo d’America, ha fragilità intrinseche come la faglia di Sant’Andrea che lo percorre per 1.200 chilometri, capace di provocare terremoti devastanti quanto i capricciosi venti di Sant’Ana che propagano incendi come quello che a gennaio ha devastato Los Angeles. Prima dell’emergenza inscenata da Trump, il governatore Newsom stava infatti già affrontava sfide intrecciate: la lotta alla disoccupazione, difficoltà fiscali e il deflusso della popolazione mai del tutto arrestato dai tempi del Covid. Ma finora l’araba fenice californiana è sempre risorta dalle sue ceneri «anche grazie a un modello di crescita guidato dall’innovazione estremamente resiliente. Che gli ha permesso di lasciarsi alle spalle crisi come la grave recessione degli anni Novanta o la pessima gestione del mercato elettrico che portò a un clamoroso blackout nel 2001», come ricorda Ron Gochez, storico e presidente della sede di Los Angeles di Unión del Barrio, organizzazione di base che si occupa proprio di migranti: «La California sopravviverà pure all’offensiva di Donald Trump».