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Guardiola: “Non restiamo a guardare la sofferenza dei bambini di Gaza, i prossimi saranno i nostri”

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L’appello dell’allenatore catalano alla University of Manchester, dove ha ricevuto la laurea honoris causa: “Possiamo pensare che non è affar nostro, ma il potere sta nella volontà di non restare in silenzio quando conta davvero”
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LONDRA – “Non possiamo ignorare l’atroce sofferenza dei bambini di Gaza. Perché i prossimi potrebbero essere i nostri figli. Non possiamo restare a guardare”. Sono le parole di Pep Guardiola pronunciate durante un discorso, eccezionale e politico, ieri sera, in occasione della laurea honoris causa che ha ricevuto dalla University of Manchester, presso la Whitworth Hall.

“È così doloroso ciò che vediamo a Gaza. Mi fa male tutto il corpo”, ha iniziato il leggendario allenatore catalano, “Chiariamolo: non si tratta di ideologia. Non è una questione di ‘ho ragione io’ e ‘hai torto tu’. Si tratta solo dell’amore per la vita. Di prendersi cura del proprio vicino”.

“Forse pensiamo”, continua il 54enne tecnico del Manchester City, “che vedere bambini di qua…

LONDRA – “Non possiamo ignorare l’atroce sofferenza dei bambini di Gaza. Perché i prossimi potrebbero essere i nostri figli. Non possiamo restare a guardare”. Sono le parole di Pep Guardiola pronunciate durante un discorso, eccezionale e politico, ieri sera, in occasione della laurea honoris causa che ha ricevuto dalla University of Manchester, presso la Whitworth Hall.

“È così doloroso ciò che vediamo a Gaza. Mi fa male tutto il corpo”, ha iniziato il leggendario allenatore catalano, “Chiariamolo: non si tratta di ideologia. Non è una questione di ‘ho ragione io’ e ‘hai torto tu’. Si tratta solo dell’amore per la vita. Di prendersi cura del proprio vicino”.

“Forse pensiamo”, continua il 54enne tecnico del Manchester City, “che vedere bambini di quattro anni uccisi da una bomba o morire in un ospedale — che ormai non è più un ospedale — non sia affar nostro. Va bene. Possiamo anche pensarlo. Non è affar nostro, ma attenzione. I prossimi potrebbero essere i nostri. Ossia, i prossimi bambini di quattro o cinque anni saranno i nostri. Mi dispiace, ma io vado a vedere i miei figli Maria, Marius e Valentina ogni mattina da quando è iniziato l’incubo a Gaza. E ho tanta paura”.

Guardiola prosegue: “Forse le immagini di Gaza sembrano lontane da dove viviamo oggi. E ci si potrebbe chiedere cosa possiamo fare. Mi viene in mente una storia. Una foresta sta andando a fuoco. Tutti gli animali sono terrorizzati, impotenti. Ma un piccolo uccellino vola avanti e indietro dal mare, trasportando gocce d’acqua nel suo piccolo becco. Un serpente ride e gli chiede: ‘Perché, fratello? Non spegnerai mai il fuoco’. Il povero uccellino risponde: ‘Lo so’. ‘Allora perché continui a farlo?’, chiede di nuovo il serpente. ‘Faccio solo la mia parte’, risponde per l’ultima volta l’uccellino. L’uccellino sa che non spegnerà l’incendio. Ma rifiuta di restare a guardare senza fare nulla”.

“In un mondo che spesso ci dice che siamo troppo piccoli per fare la differenza”, conclude Guardiola, “quella storia mi ricorda che il potere di uno non sta nella grandezza, ma nella scelta. Nella volontà di esserci, di non restare in silenzio o fermi quando conta davvero”.

Non è la prima volta che Guardiola decide da che parte stare, rivelandolo pubblicamente. In passato lo ha già fatto anche a favore dei migranti, contro le politiche di respingimento di molti Paesi, e soprattutto a favore dell’indipendenza catalana, per cui anni fa rivelò che le sue posizioni lo resero “un reietto nella nazionale spagnola, a causa dell’ostracismo degli altri compagni”.

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