Los Angeles, Viet Thanh Nguyen: “Provocazioni della polizia per giustificare repressioni di massa”
di Anna Lombardi«Le azioni messe in atto dall’amministrazione Trump in California sono provocazioni. Usa la retorica apocalittica per giustificare una repressione deliberata. Spettacolo della violenza mirato a trovare una scusa per schierare un tipo di polizia molto militarizzata ». Viet Thanh Nguyen è lo scrittore di origini vietnamite premiato col Pulitzer nel 2016 per il romanzo “Il Simpatizzante” (pubblicato in Italia da Neri Pozza): una spy story - da cui è tratta anche una serie tv di successo - ambienta nella comunità californiana dei profughi nazionalisti fuggiti dal Vietnam. Quella dov’è cresciuto, approdato negli Usa coi genitori dopo la caduta di Saigon del 1975. Professore alla University of Southern California, è uno di quegli intellettuali che non le manda a dire.
«Le azioni messe in atto dall’amministrazione Trump in California sono provocazioni. Usa la retorica apocalittica per giustificare una repressione deliberata. Spettacolo della violenza mirato a trovare una scusa per schierare un tipo di polizia molto militarizzata ». Viet Thanh Nguyen è lo scrittore di origini vietnamite premiato col Pulitzer nel 2016 per il romanzo “Il Simpatizzante” (pubblicato in Italia da Neri Pozza): una spy story - da cui è tratta anche una serie tv di successo - ambienta nella comunità californiana dei profughi nazionalisti fuggiti dal Vietnam. Quella dov’è cresciuto, approdato negli Usa coi genitori dopo la caduta di Saigon del 1975. Professore alla University of Southern California, è uno di quegli intellettuali che non le manda a dire.
Cosa sta succedendo a Los Angeles?
«Meno di ciò che sembra. La città non è a ferro e fuoco come l’amministrazione Trump vuol far credere. Ieri ero sulla spiaggia coi miei figli, era una bella giornata, tutto andava bene salvo quelle immagini propagate dall’amministrazione Trump e dai media mainstream. Le proteste per i raid ci sono: ma finora sono state in buona parte pacifiche e concentrate in determinate aree. È semmai la polizia ad aggredire i manifestanti. Ma si vuol dare all’esterno l’idea della crisi e delle gang in strada per giustificare lo spiegamento di Ice, Guardia Nazionale e polizia in assetto di guerra».
A che scopo?
«La retorica sullo scontro di civiltà è usata da Trump per mobilitare la base Maga e distrarre dai fallimenti delle sue politiche economiche ed estere. Infatti, non prevedo che abbasserà i toni. D’altronde, è il proseguo violento della guerra già dichiarata alle cosiddette politiche “Dei”, quelle d’inclusione. Ed è un’ennesima prova di forza, che segue la repressione della libertà di parola nelle università. Estende il limite imposto su argomenti come la guerra di Gaza alla situazione dei migranti. Certo, pure Obama e Biden deportavano gli illegali. Ma era un modo – magari discutibile - per affrontare questioni economiche e di legalità. Qui siamo alla disumanizzazione delle persone e al tentativo di silenziare chiunque si opponga. Un sistema straordinariamente simile a quello che Israele applica ai palestinesi».
Perché prendere di mira proprio la California?
«È uno stato che occupa un posto particolare nell’immaginario americano. Grazie alle sue aziende è la quarta economia al mondo, una potenza globale dall’interno degli Stati Uniti che porta avanti una propria agenda politica su questioni come ambiente, immigrazione, scuola. È dominata dal Partito democratico ed è lo stato più multietnico del Paese: melting pot di latinos, asiatici, afroamericani e indigeni. Ci vivono molti critici di Donald Trump: intellettuali e attivisti, leader politici e sindacali, e c’è quella Hollywood di attori e registi che ne denunciano da tempo le politiche. Qui poi ci sono state alcune delle rivolte razziali più importanti della storia americana, da quella di Watts del 1965 a quella che seguì il pestaggio di Rodney King nel 1992. Insomma, la California è una specie di incubo distopico dei conservatori»
Domenica è arrivata la Guardia Nazionale. Teme un’escalation?
«Schierare la Guardia Nazionale non fa mai presumere niente di buono, ce lo insegna la Storia. In Ohio nel 1970 spararono contro i manifestanti uccidendo quattro studenti. Mi inquietano pure il tentativo di scavalcare la leadership politica locale e la potenziale militarizzazione delle strade. Allo stesso tempo, sono ottimista: c’è grande mobilitazione e quello che sta succedendo qui sta risvegliando la sinistra. Sono sicuro che nelle prossime settimane vedremo una maggior mobilitazione anche in altre città d’America. Per Trump potrebbe rivelarsi un boomerang».