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Dilaga la rivolta anti-deportazioni, Trump: “Userò i poteri speciali”

(reuters)

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Contro i raid cortei in tutti gli Stati Uniti, a New York irruzione nel grattacielo del tycoon. Il presidente manda 9mila migranti a Guantanamo: “È un’invasione, anche l’Europa li fermi”
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NEW YORK – A tre giorni dalla parata militare che a Washington vedrà sfilare 150 blindati, inclusi i carri armati M1 Abrams, Donald Trump ha lanciato un messaggio all’America: è pronto a militarizzare tutto il Paese e a reprimere le proteste contro il governo. «Quelle persone che vogliono manifestare sabato verranno affrontare con una forza molto grande – ha minacciato – Sono persone che odiano il nostro Paese». Poco prima aveva detto: «Se ci saranno proteste in altre città manderò la Guardia nazionale, la manderemo ovunque, useremo una forza uguale o maggiore» rispetto a quella impiegata a Los Angeles. E il figlio Donald Jr su X ha evocato il «metodo coreano», riferimento agli asiatici che nel ’92 a Los Angeles, al tempo della rivolta per l’assoluzione dei poliziotti che avevano picchiato un afroamericano, si erano appostati sui tetti, con i fucili, per proteggere le proprie attività dalle devastazioni.

Anche ieri Trump ha definito «insurrezionalisti» i manifestanti che da vene…

NEW YORK – A tre giorni dalla parata militare che a Washington vedrà sfilare 150 blindati, inclusi i carri armati M1 Abrams, Donald Trump ha lanciato un messaggio all’America: è pronto a militarizzare tutto il Paese e a reprimere le proteste contro il governo. «Quelle persone che vogliono manifestare sabato verranno affrontare con una forza molto grande – ha minacciato – Sono persone che odiano il nostro Paese». Poco prima aveva detto: «Se ci saranno proteste in altre città manderò la Guardia nazionale, la manderemo ovunque, useremo una forza uguale o maggiore» rispetto a quella impiegata a Los Angeles. E il figlio Donald Jr su X ha evocato il «metodo coreano», riferimento agli asiatici che nel ’92 a Los Angeles, al tempo della rivolta per l’assoluzione dei poliziotti che avevano picchiato un afroamericano, si erano appostati sui tetti, con i fucili, per proteggere le proprie attività dalle devastazioni.

Anche ieri Trump ha definito «insurrezionalisti» i manifestanti che da venerdì protestano contro i raid anti-immigrati, condotti nei quartieri a maggioranza ispanica. Quel termine viene ripetuto da giorni dal presidente e i media si chiedono se non stia preparando a usare l’Insurrection Act, una legge d’emergenza del 1807 che consente l’impiego dei militari per sedare rivolte interne. «Se ce ne fosse bisogno la invocherei – ha ammesso Trump – senza il nostro intervento la città sarebbe in cenere». La militarizzazione del Paese era uno dei punti contenuti nel controverso Project 2025, il manifesto di destra a cui si ispira Trump che indica il percorso per la svolta autoritaria verso un governo cristiano, bianco e nazionalista.

L’avvertimento lanciato dallo Studio Ovale arriva nel mezzo di una tensione crescente. Dopo giorni difficili legati alle accuse di pedofilia che il suo ex alleato Elon Musk gli ha fatto su X, Trump ha spostato l’attenzione del Paese su un’altra sfida: vuole andare allo scontro totale. Il presidente ha ordinato l’invio a Los Angeles di altri 2mila riservisti della Guardia nazionale e di 700 marines. Secondo Politico, l’amministrazione intende inviare da già oggi 9mila migranti a Guantanamo, il campo di detenzione istituito a Cuba dal governo Bush come parte della cosiddetta “guerra al terrorismo” dopo gli attentati dell’11/9. Il presidente ha detto di aver parlato con il governatore della California Gavin Newsom, per dirgli di «fare meglio il suo lavoro». Newsom ha negato: «Nessuna telefonata – ha scritto su X – Non sa neanche con chi parla». E ha annunciato l’avvio di una seconda causa in tribunale, dopo quella legata all’impiego della Guardia nazionale, stavolta riguarda l’invio dei marines. Poche ore dopo ha chiesto al giudice federale di intervenire in via d’urgenza. Il presidente ha anche chiesto all’Europa «di fare qualcosa per l’immigrazione incontrollata, prima che sia troppo tardi».

Intanto le proteste contro i raid sono arrivate anche a casa del presidente. Quella newyorkese della Trump Tower, sulla Fifth Avenue: più di venti manifestanti, molti dei quali poi arrestati, hanno fatto irruzione nella lobby del grattacielo e hanno urlato «riportateli a casa», riferimento ai migranti deportati. A Austin, Texas, scontri tra polizia e manifestanti. Marce di protesta a Boston e Chicago. La linea dura di Trump ha riportato gli americani a cinque anni fa quando il tycoon uscì a piedi dalla Casa Bianca scortato dai suoi generali in segno di sfida verso i manifestanti che difendevano i diritti degli afroamericani. In quel clima di scontro, Trump chiese che i militari sfilassero in parata per il suo compleanno, ma i vertici del Pentagono glielo sconsigliarono: sprecare soldi in un Paese paralizzato dalla pandemia sarebbe stato impopolare. Sabato Trump verrà accontentato, anche se ufficialmente si celebrerà il 250° anniversario della nascita delle forze armate americane e non il suo 79° compleanno. Il tycoon coronerà il sogno di presiedere una parata in stile Piazza Rossa, ma in un Paese in cui il dissenso potrebbe rovinargli la festa.

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