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Greta Thunberg torna a casa: “Ci hanno rapiti in acque internazionali”

(reuters)

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L’ambasciatore Usa in Israele Mike Huckabee: “In Cisgiordania non c’è posto, uno Stato palestinese può nascere solo da un’altra parte”
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TEL AVIV – Quando Greta Thunberg arriva all’aeroporto di Parigi dopo essere stata espulsa da Israele, a Gaza una folla di migliaia di persone sta cercando disperatamente di accaparrarsi un po’ di cibo, rischiando la vita. Il bilancio davanti al centro di distribuzione degli aiuti, a fine giornata, sarà di 36 morti e centinaia di feriti, secondo il ministero della sanità palestinese. «La storia vera qui non sono io. La storia vera è che c’è un genocidio in corso a Gaza. Israele sta affamando sistematicamente la popolazione», denuncia l’attivista svedese circondata dai cronisti prima di imbarcarsi su un volo per la Svezia. Con altre 12 persone era salita a bordo della Freedom Flotilla per portare un carico simbolico di aiuti nella Striscia: l’obiettivo era rompere il blocco imposto da Israele, «assediare l’assedio». L’esercito israeliano ha fermato la missione, accusando gli attivisti di volersi fare pubblicità. «Lo yacht dei selfie», l’ha definito il ministro degli Esteri israeliano, G…

TEL AVIV – Quando Greta Thunberg arriva all’aeroporto di Parigi dopo essere stata espulsa da Israele, a Gaza una folla di migliaia di persone sta cercando disperatamente di accaparrarsi un po’ di cibo, rischiando la vita. Il bilancio davanti al centro di distribuzione degli aiuti, a fine giornata, sarà di 36 morti e centinaia di feriti, secondo il ministero della sanità palestinese. «La storia vera qui non sono io. La storia vera è che c’è un genocidio in corso a Gaza. Israele sta affamando sistematicamente la popolazione», denuncia l’attivista svedese circondata dai cronisti prima di imbarcarsi su un volo per la Svezia. Con altre 12 persone era salita a bordo della Freedom Flotilla per portare un carico simbolico di aiuti nella Striscia: l’obiettivo era rompere il blocco imposto da Israele, «assediare l’assedio». L’esercito israeliano ha fermato la missione, accusando gli attivisti di volersi fare pubblicità. «Lo yacht dei selfie», l’ha definito il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar, bollando l’operazione come illegale.

Thunberg offre un’altra ricostruzione: ci hanno «rapiti in acque internazionali e portati in Israele contro la nostra volontà. Non abbiamo infranto alcuna legge». La 22enne ha accettato di essere rimpatriata, altri otto attivisti invece hanno rifiutato di firmare il documento con cui avrebbero riconosciuto di essere entrati illegalmente nel territorio israeliano: tra loro c’è anche l’eurodeputata franco-palestinese Rima Hassan. Compariranno davanti a un giudice prima di essere espulsi e rimpatriati.

Lo scontro intorno alla Freedom Flotilla arriva mentre a Gaza l’emergenza umanitaria si fa sempre più disperata e si teme uno scenario somalo. Ieri il gruppo guidato dal 30enne Yasser Abu Shabab e armato dall’Idf ha rivendicato di aver ucciso cinque uomini di Hamas a Khan Yunis, nel sud. Diversi esperti di sicurezza israeliani osservano con preoccupazione la decisione di Netanyahu di fare arrivare i kalashnikov a un gruppo criminale in funzione anti-Hamas perché rischia di accendere una guerra civile nella Striscia in un contesto regionale di nuovo incandescente. Ieri, inoltre, l’esercito israeliano ha bombardato massicciamente l’aeroporto di Hodeida, nello Yemen, sostenendo di aver colpito «postazioni degli Houthi», anche se si tratta di uno scalo cruciale per il trasporto degli aiuti umanitari verso un Paese affamato e devastato dalla guerra.

Per la prima volta a colpire non è stata l’aeronautica ma la marina militare. In risposta, i miliziani yemeniti hanno lanciato un missile verso Israele, intercettato dall’Iron Dome. E mentre i negoziati tra Usa e Iran non sembrano progredire in alcun modo, con il rischio che si apra un nuovo fronte di guerra, l’ambasciatore Usa in Israele lancia una bomba sulla possibilità di riavviare un processo di pace che parta dal principio sancito in sette decenni di deliberazioni della comunità internazionale: due popoli, due Stati. Mike Huckabee ha ipotizzato che uno Stato palestinese potrebbe nascere sì, ma non in Cisgiordania, dove «non c’è spazio», bensì in altre nazioni mediorientali. Alla domanda se gli Stati Uniti appoggiassero ancora la nascita di uno stato palestinese il diplomatico ha risposto secco: «Non credo».

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