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MeToo, Harvey Weinstein giudicato colpevole di crimini sessuali. Stallo sullo stupro

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L’ex produttore è stato accusato dal tribunale di New York, nell’ambito del nuovo processo, di aver stuprato un’aspirante attrice e di aver aggredito altre due donne. Assolto per il secondo reato, sul terzo la delibera è attesa per domani
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Harvey Weinstein colpevole, di nuovo, di aver aggredito sessualmente Miriam Haley, la donna che già nel 2020 lo aveva inchiodato per averla costretta a subire nel 2006 un cunnilingus nel suo appartamento di New York. La condanna era stata poi annullata lo scorso anno dalla Corte di appello dello Stato di New York per un vizio di forma e ieri i dodici giurati del tribunale penale di Manhattan — sette donne e cinque uomini — l’hanno ribadita nell’ambito del nuovo processo contro l’ex produttore hollywoodiano e nemico numero uno del movimento #MeToo. Colpevole. «La vera eroina di questo caso è Mimi Haley, perché è stato condannato non una, ma due volte, sulla base della sua testimonianza», ha dichiarato ieri la sua legale Gloria Allred.

Harvey Weinstein colpevole, di nuovo, di aver aggredito sessualmente Miriam Haley, la donna che già nel 2020 lo aveva inchiodato per averla costretta a subire nel 2006 un cunnilingus nel suo appartamento di New York. La condanna era stata poi annullata lo scorso anno dalla Corte di appello dello Stato di New York per un vizio di forma e ieri i dodici giurati del tribunale penale di Manhattan — sette donne e cinque uomini — l’hanno ribadita nell’ambito del nuovo processo contro l’ex produttore hollywoodiano e nemico numero uno del movimento #MeToo. Colpevole. «La vera eroina di questo caso è Mimi Haley, perché è stato condannato non una, ma due volte, sulla base della sua testimonianza», ha dichiarato ieri la sua legale Gloria Allred.

Una vittoria dimezzata però per un verdetto che al momento appare ancora troppo contrastato. L’ex capo degli studi Miramax ieri è stato assolto per l’aggressione sessuale, sempre avvenuta nel 2006, ai danni della modella polacca Kaja Sokola, che all’epoca aveva 19 anni e per la prima volta lo affrontava in un processo penale. Ma è soprattutto il terzo capo di imputazione, quello per stupro nel 2013 nei confronti dell’aspirante attrice Jessica Mann, a lasciare l’orco del #MeToo ancora in sospeso. Al quinto giorno in camera di consiglio, il giudice Curtis Farber ha rimandato le deliberazioni della giuria in seguito a forti tensioni registrate in aula, tra urla e minacce volate tra i membri del pool, nelle quali è intervenuto lo stesso Weinsten chiedendo l’annullamento del processo. «In gioco c’è la mia vita — ha dichiarato — questo non è giusto».


Il caso di Jessica Mann era già stato il grande scoglio del processo del 2020 quando i giurati finirono per stabilire che Weinstein non era colpevole di stupro di primo grado nei suoi confronti ma lo condannarono per stupro di terzo grado, che richiedeva ai pubblici ministeri di provare solo che la donna non era consenziente. Allora l’ex magnate del cinema fu condannato a 23 anni, anche per le violenze a Haley, e nonostante l’annullamento dello scorso anno — avvenuto perché il giudice aveva consentito la testimonianza di donne le cui accuse non erano parte delle incriminazioni — è rimasto in carcere perché condannato a 16 anni di reclusione anche a Los Angeles.

In tutto sono più di 90 le donne che lo hanno accusato di molestie, comportamenti inappropriati e aggressioni sessuali, commessi a partire dal 1978. Contro di lui è nato e si è consolidato il movimento femminista #MeToo, anche se ieri, fuori dal tribunale, nessuna manifestazione è stata organizzata.

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