GRAZ – Le cuffie sulle orecchie, come sempre. Il piano ben chiaro in testa. L’odio negli occhi. Martedì mattina, un quarto d’ora prima delle 10, Arthur A. entra nella sua ex scuola vicino alla stazione di Graz. Nello zaino nasconde una pistola e un fucile da caccia. Si rifugia in bagno, si equipaggia, passa all’azione. Come in uno dei suoi giochi sparatutto preferiti, solo che adesso non è nel mo…