Cina-Giappone, inseguimento in volo: un caccia di Pechino a 45 metri da un aereo di Tokyo
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Incontri ravvicinati, e pericolosi, tra jet cinesi e giapponesi. E tra Pechino e Tokyo risale la tensione. Durante lo scorso fine settimana, denuncia ora il Ministero della Difesa nipponico, un aereo militare cinese ha rischiato di scontrarsi con un aereo di pattuglia della Forza di Autodifesa Marittima giapponese nel Pacifico, “volando a soli 45 metri di distanza da quest’ultimo dopo essere decollato da una portaerei”.
Lo stesso Ministero aggiunge che “sabato 7 e domenica 8 giugno, il velivolo da guerra cinese J-15 della portaerei Shandong ha compiuto anche altre manovre pericolose, ad esempio passando davanti a un P-3C giapponese alla stessa altitudine e solo con una distanza di circa 900 metri tra i due aerei”. Sebbene non vi siano stati danni all'aereo giapponese né feriti tra l'equipaggio, il Giappone ha “espresso serie preoccupazioni” alla Cina poiché “questi avvicinamenti anomali potrebbero causare una collisione accidentale”, prosegue il Ministero.
Pechino rispedisce…
PECHINO - Incontri ravvicinati, e pericolosi, tra jet cinesi e giapponesi. E tra Pechino e Tokyo risale la tensione. Durante lo scorso fine settimana, denuncia ora il Ministero della Difesa nipponico, un aereo militare cinese ha rischiato di scontrarsi con un aereo di pattuglia della Forza di Autodifesa Marittima giapponese nel Pacifico, “volando a soli 45 metri di distanza da quest’ultimo dopo essere decollato da una portaerei”.
Lo stesso Ministero aggiunge che “sabato 7 e domenica 8 giugno, il velivolo da guerra cinese J-15 della portaerei Shandong ha compiuto anche altre manovre pericolose, ad esempio passando davanti a un P-3C giapponese alla stessa altitudine e solo con una distanza di circa 900 metri tra i due aerei”. Sebbene non vi siano stati danni all'aereo giapponese né feriti tra l'equipaggio, il Giappone ha “espresso serie preoccupazioni” alla Cina poiché “questi avvicinamenti anomali potrebbero causare una collisione accidentale”, prosegue il Ministero.
Pechino rispedisce al mittente le critiche e afferma invece che è stato l’aereo giapponese a “comportarsi in maniera pericolosa”. L'ultima manovra aerea così ravvicinata - e nota - risaliva al giugno 2014, quando caccia cinesi si erano avvicinati a meno di 30 metri da velivoli militari giapponesi.
Gli episodi sono avvenuti negli stessi giorni in cui due portaerei cinesi, la Shandong e la Liaoning, erano state avvistate per la prima volta mentre operavano contemporaneamente nel Pacifico, in zone diverse, lo scorso fine settimana. Come ricostruisce la stampa giapponese, “sabato la Shandong navigava in acque a 550 chilometri a sud-est dell'isola di Miyako, nella prefettura meridionale di Okinawa, e due giorni dopo ha condotto esercitazioni di decollo e atterraggio con i suoi caccia e elicotteri a nord dell'isola di Okinotori, all'interno della zona economica esclusiva giapponese”. L’altra portaerei, la Liaoning, è stata avvistata sabato “nelle acque a circa 300 km a sud-ovest dell'isola più orientale di Minamitori, nella zona economica esclusiva (Zee) del Giappone, prima di spostarsi a sud-ovest al di fuori della Zee e di effettuare esercitazioni simili di decollo e atterraggio domenica”. Non vi è stata, comunque, alcuna violazione delle acque territoriali giapponesi.
Il dispiegamento delle due portaerei cinesi in quelle acque è però significativo perché è la prima volta che una delle due navi cinesi (la Liaoning) è riuscita a spingersi oltre la cosiddetta “seconda catena di isole”. In passato una singola portaerei cinese si era avventurata nel Pacifico, ma mai a est di quella catena fino ad ora: una linea strategica che si estende dal Giappone e arriva non lontano dalla base statunitense di Guam per poi proseguire più a sud fino a Palau e parte della Micronesia. “La Cina sembra voler potenziare le capacità delle due portaerei e migliorare la propria capacità operativa in mari e spazi aerei lontani”, dice il ministro della Difesa di Tokyo. Pechino ha affermato invece nei giorni scorsi che si tratta di esercitazioni di routine.
La seconda catena e la prima catena di isole servono, nella visione geostrategica di Washington, a contenere e contrastare l'espansione di Pechino nel Pacifico. Lungo entrambe le catene sono dislocate basi militari statunitensi. Secondo alcuni analisti, in caso di conflitto nel Pacifico occidentale che coinvolga gli Stati Uniti, come un possibile intervento militare su Taiwan ad esempio, la Cina potrebbe essere minacciata dalle forze Usa dispiegate nelle basi americane alle Hawaii. Riuscire ad operare dunque ad est della seconda catena di isole potrebbe aiutare i cinesi a contrastare tali dispiegamenti.