Prima notte di coprifuoco, Los Angeles assediata dall’esercito di Trump
dal nostro inviato Paolo MastrolilliLOS ANGELES – La notte più lunga di Los Angeles, o almeno quella che così era stata presentata da chi vuole alimentare il mito dell’invasione in corso negli Stati Uniti, comincia poco prima dell’imbrunire. Ci sono anche i reparti a cavallo della polizia, che avverte: i nostri animali sono addestrati per sopportare eventuali abusi, e continueranno a caricare nella direzione indicata da chi li monta. In altre parole, levatevi di mezzo quando si avvicinano, perché non saranno gentili.
La dinamica del coprifuoco ordinato dalla sindaca Karen Bass non è molto diversa da quella delle proteste dei giorni scorsi. Gli agenti bloccano le strade del perimetro con le auto, per evitare che si possa accedere dalle freeway, le autostrade urbane, verso la zona intorno al municipio. Poi schierano le linee protettive, per spingere i manifestanti fuori dalle aree da proteggere. Come accade da giorni davanti al Metropolitan Detention Center, preso di mira perché è il luogo dove gli uomini dell’Ice, l…
LOS ANGELES – La notte più lunga di Los Angeles, o almeno quella che così era stata presentata da chi vuole alimentare il mito dell’invasione in corso negli Stati Uniti, comincia poco prima dell’imbrunire. Ci sono anche i reparti a cavallo della polizia, che avverte: i nostri animali sono addestrati per sopportare eventuali abusi, e continueranno a caricare nella direzione indicata da chi li monta. In altre parole, levatevi di mezzo quando si avvicinano, perché non saranno gentili.
La dinamica del coprifuoco ordinato dalla sindaca Karen Bass non è molto diversa da quella delle proteste dei giorni scorsi. Gli agenti bloccano le strade del perimetro con le auto, per evitare che si possa accedere dalle freeway, le autostrade urbane, verso la zona intorno al municipio. Poi schierano le linee protettive, per spingere i manifestanti fuori dalle aree da proteggere. Come accade da giorni davanti al Metropolitan Detention Center, preso di mira perché è il luogo dove gli uomini dell’Ice, l’Immigration and Customs Enforcement, portano gli immigrati arrestati durante i raid. Molti arretrano, altri li sfidano. Come José Duarte, o almeno così dice di chiamarsi, che si pianta davanti alla linea della polizia sventolando un’enorme bandiera americana: «Io e la mia famiglia - spiega - abbiamo servito nelle forze armate e mio padre ha combattuto in Vietnam. Ho votato Trump e sostengo le sue politiche. Però, data la mia storia personale, è molto importante che vengano realizzate nel rispetto della legge e soprattutto della Costituzione, che ho giurato di difendere».
La tensione sale soprattutto davanti al Mall di Los Angeles, che fronteggia l’edificio federale dove è stata schierata a difesa la Guardia nazionale. Quasi negli stessi minuti il governatore della California Gavin Newsom si rivolge ai suoi concittadini, con un discorso che accusa Trump di voler creare un regime autoritario. Qualche grido si solleva dalla folla, alcuni col volto coperto da maschere nere, e gli agenti arrestano chi si rifiuta di sgomberare. Non scoppiano però gli scontri che forse qualcuno si augurava, e verso la mezzanotte nelle strade ci sono quasi solo i poliziotti. Una ragazza che abita nella zona racconta: «Stavo uscendo per portare il cane a fare i bisogni e mi hanno fermata. Ho spiegato che non potevo farne a meno, e quindi mi hanno accompagnata al giardino e riportata indietro».
La realtà, che va spiegata per impedire il trionfo della disinformazione, è questa: le proteste, e quindi il coprifuoco, sono avvenute in un’area di circa 2,5 chilometri quadrati intorno al municipio e il carcere, all’interno di una città che si estende su 1.295 chilometri quadrati. Non ci fossero stati i media a raccontarle, il resto di Los Angeles non se ne sarebbe quasi accorto. Martedì il Dipartimento di Polizia locale ha fatto 203 arresti di manifestanti che non si sono dispersi quando richiesto, 17 per violazione del coprifuoco, 3 per possesso di armi, uno per l’assalto contro un agente e uno per aver puntato il laser contro un elicottero della polizia. Non è bello né legale, ma è davvero un’insurrezione che minaccia la sopravvivenza della Repubblica?
Da venerdì, secondo la Casa Bianca, l’Ice ha arrestato 330 immigrati illegali, di cui 113 avevano imprecisati precedenti penali. Neppure questo è bello, ma possiamo definirla l’invasione di Los Angeles, a fronte di una popolazione di 4 milioni di abitanti? E per fermarla è necessario mobilitare 700 Marines? Militari, peraltro, senza il potere di fare arresti - come ha chiarito il generale Gregory Guillot - per ora stazionati nella Naval Weapons Station di Seal Beach, Orange County, o nelle caserme di Los Alamitos e le armerie della Guardia nazionale.
La vera dinamica emerge sempre più chiara. Trump promette la più grande deportazione nella storia americana, ma deporta meno illegali lui di Obama e Biden. Perciò si arrabbia e ordina ai suoi di accelerare i raid, facendoli notare. L’Ice lancia un po’ di retate a Los Angeles, obiettivo perfetto in quanto città liberal, arrestando anche immigrati legali o in fase di regolarizzazione. La comunità reagisce con un po’ di proteste, alcune violente. Trump, preoccupato per la lite con Elon Musk e soprattutto per lo stallo della sua legge finanziaria, decide di sfruttare l’occasione, gonfiandola con l’invio dei soldati. In realtà fanno la guardia al bidone, ma servono a distrarre il Paese e riportare l’attenzione su un tema suo.
La sindaca Bass però è sotto pressione e deve effettivamente fermare i violenti, se non vuole offrire scuse a Trump per alimentare e giustificare la sua narrativa. Perciò dichiara il coprifuoco, su un paio di chilometri quadrati. E questa sera si ripete.