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L’Aiea: Iran non rispetta obblighi su nucleare. Media: Israele pronto a colpire. Che può succedere

(reuters)

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La reazione di Teheran: “Non rinunceremo all’arricchimento dell’uranio”
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TEL AVIV – Gli Stati Uniti hanno deciso di ridurre il loro personale all’ambasciata di Bagdad, in Iraq, richiamando i funzionari non essenziali, e di lasciare libertà alle famiglie dei soldati in diversi basi del Medio Oriente, tra cui il Bahrein e il Kuwait, di rientrare. La misura è stata adottata dopo che le tensioni con l’Iran sono tornate a riaccendersi per via dello stallo nei colloqui sul nucleare. La mossa americana è una mossa di avvertimento, oltreché di precauzione, ma può essere anche il preludio a una guerra vera?

La censura dell’Aiea

Per capire cosa potrebbe succedere in Medio Oriente bisogna partire da Vienna, dal consiglio direttivo dell’Aiea, l’agenzia per l’energia atomica internazionale, che si è riunito oggi. Europei e americani hanno fatto approvare una risoluzione di censura contro l’Iran in cui si dice che non sta rispettando i suoi obblighi in materia nucleare. L’hanno votata 19 Paesi, Russia, Cina e Burkina Faso si sono opposti, 11 astenuti e 2 non hanno vo…

TEL AVIV – Gli Stati Uniti hanno deciso di ridurre il loro personale all’ambasciata di Bagdad, in Iraq, richiamando i funzionari non essenziali, e di lasciare libertà alle famiglie dei soldati in diversi basi del Medio Oriente, tra cui il Bahrein e il Kuwait, di rientrare. La misura è stata adottata dopo che le tensioni con l’Iran sono tornate a riaccendersi per via dello stallo nei colloqui sul nucleare. La mossa americana è una mossa di avvertimento, oltreché di precauzione, ma può essere anche il preludio a una guerra vera?

La censura dell’Aiea

Per capire cosa potrebbe succedere in Medio Oriente bisogna partire da Vienna, dal consiglio direttivo dell’Aiea, l’agenzia per l’energia atomica internazionale, che si è riunito oggi. Europei e americani hanno fatto approvare una risoluzione di censura contro l’Iran in cui si dice che non sta rispettando i suoi obblighi in materia nucleare. L’hanno votata 19 Paesi, Russia, Cina e Burkina Faso si sono opposti, 11 astenuti e 2 non hanno votato. Questa decisione potrebbe portare al ripristino delle sanzioni delle Nazioni Unite contro Teheran che erano stato ritirate nel 2016 dopo la firma dell’accordo nucleare chiamato Jcpoa, da cui gli Stati Uniti sono usciti unilateralmente nel 2018.

L’Iran accusa l’Aiea di adottare risoluzioni politicamente motivate, e gli europei di avere un atteggiamento di parte, perché la decisione di riprendere ad arricchire l’uranio ben oltre i limiti consentiti dal Jcpoa (3,65%) e di limitare le ispezioni nei suoi siti nucleari è una risposta al ritiro americano dall’accordo che ha ripristinato le sanzioni Usa.

La risposta dell’Iran

Dopo la censura dell’Aiea, gli iraniani hanno annunciato contromisure, tra cui l'apertura di un nuovo sito di arricchimento in un posto sicuro e l'ammodernamento delle centrifughe nell'impianto nucleare di Fordow. Questo investimento ulteriore dell’Iran sull’arricchimento dell’uranio, e la durezza della posizione americana, rischiano di compromettere i già precari colloqui sul nucleare e aprire la strada a un intervento militare.

Lo stallo nei negoziati

Da due mesi, l’amministrazione Trump tiene negoziati indiretti con la Repubblica Islamica, ma in cinque round di colloqui non si è arrivati a un compromesso e anzi le posizioni restano distanti. Gli americani non vogliono che l’Iran arricchisca l’uranio sul proprio territorio. L’Iran rivendica il suo diritto di poter farlo per scopi pacifici. Per l’energia nucleare non serve uranio arricchito ma per la ricerca medica per esempio si. Il problema è che l’Iran ha alzato il livello di purezza dell’uranio molto in alto, fino al 60% - 90% è la soglia che serve per costruire un’arma atomica. E’ l’unico paese al mondo ad arricchire l’uranio al 60% con un programma nucleare che assicura essere pacifico. L’Aiea ha confermato che ha accumulato finora abbastanza riserve di uranio arricchito da costruire tra le 6 e le 9 bombe. Non è un processo immediato: servono ulteriori passaggi tecnici, ma Teheran ha tutti gli ingredienti, anche se ha sempre detto di non volersi dotare di un’arma atomica.

C’è davvero il rischio di una guerra?

Gli israeliani non credono alle intenzioni pacifiche dalla Repubblica Islamica, che è un regime teocratico governato da un’alleanza di religiosi e militari molto ostile a Israele e all’America. E anche perché, diverse operazioni di intelligence e la stessa Aiea hanno dimostrato che almeno fino al 2003 l’Iran ha avuto un programma di sviluppo nucleare militare e non ha dato informazioni chiare e sufficienti su tracce di uranio trovate in tre siti non dichiarati. Israele preme da tempo perché gli Stati Uniti intervengano militarmente contro i siti nucleari iraniani. Trump non vuole, lo ha detto in diverse occasioni a Netanyahu: vuole risolvere la cosa con un accordo pacifico. Ma allo stesso tempo non retrocede: gli iraniani non possono arricchire, ha ripetuto anche ieri, mostrandosi scettico sulla possibilità di un accordo, nonostante gli entusiasmi iniziali. Se nessuna delle due parti cederà, lo scontro militare potrebbe essere inevitabile.

Cosa può fare Israele senza gli Usa

In queste ore girano molte indiscrezioni e notizie con fonti anonime che dicono che Israele sarebbe pronto ad attaccare i siti nucleari dell’Iran anche senza il sostegno americano. E’ molto improbabile dal punto di vista tecnico e politico. I siti di arricchimenti dell’uranio iraniani sono stati costruiti a centinaia di metri di profondità sottoterra, nelle montagne, fino a mezzo chilometro e oltre. Per colpirli o solo danneggiarli servono bombe perforanti che gli israeliani non hanno, gli americani si. Inoltre, ì jet dell’Idf avrebbero bisogno di rifornirsi in volo e dunque del supporto americano. Per difendersi dalla reazione iraniana, Israele dovrebbe chiedere aiuto agli americani: Teheran ha già avvertito che lancerebbe centinaia di missili e droni contro Israele e contro le basi militari Usa in Medio Oriente.

Domenica in Oman si terrà il sesto round di colloqui indiretti tra gli Stati Uniti e l’Iran. Israele aspetta un segnale da Trump: se il presidente dovesse dichiarare fallito il negoziato le possibilità di un attacco militare crescerebbero esponenzialmente. Fino ad allora, Netanyahu ha promesso a Trump che non si muoverà.

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