Siria, al Jolani vuole i burkini in spiaggia. Stretta sull’abbigliamento delle donne
dalla nostra inviata Gabriella ColarussoIl nuovo governo islamista siriano ha emanato il primo editto contro le donne. Viene dal ministero del turismo e chiede a ragazze e signore di coprirsi con costumi integrali quando vanno in spiaggia o in piscina, burkini o comunque mise che “proteggano” tutto il corpo. Una misura che tiene "conto del gusto del pubblico e della sensibilità delle diverse fasce della società", ha scritto il ministro Mazen al-Salhani in post su Facebook. "Sulle spiagge e nelle piscine pubbliche sono richiesti costumi da bagno più sobri (burkini o costumi da bagno che coprano una parte maggiore del corpo). Quando ci si sposta tra la spiaggia e altri luoghi, è necessario indossare un copricostume o un accappatoio ampio (per le donne) sopra il costume da bagno".
Gli uomini non potranno mostrare i pettorali: devono sempre indossare una camicia. E ancora: "Nelle aree pubbliche al di fuori di spiagge e piscine, è preferibile indossare abiti ampi, che coprano spalle e ginocchia, ed evitare abiti trasparenti o e…
Il nuovo governo islamista siriano ha emanato il primo editto contro le donne. Viene dal ministero del turismo e chiede a ragazze e signore di coprirsi con costumi integrali quando vanno in spiaggia o in piscina, burkini o comunque mise che “proteggano” tutto il corpo. Una misura che tiene "conto del gusto del pubblico e della sensibilità delle diverse fasce della società", ha scritto il ministro Mazen al-Salhani in post su Facebook. "Sulle spiagge e nelle piscine pubbliche sono richiesti costumi da bagno più sobri (burkini o costumi da bagno che coprano una parte maggiore del corpo). Quando ci si sposta tra la spiaggia e altri luoghi, è necessario indossare un copricostume o un accappatoio ampio (per le donne) sopra il costume da bagno".
Gli uomini non potranno mostrare i pettorali: devono sempre indossare una camicia. E ancora: "Nelle aree pubbliche al di fuori di spiagge e piscine, è preferibile indossare abiti ampi, che coprano spalle e ginocchia, ed evitare abiti trasparenti o eccessivamente attillati". Unica eccezione, i resort e gli hotel degli internazionali dov’è ancora consentito “l'uso dei tipici costumi da bagno occidentali".
Il ministero è poi tornato parzialmente sui suoi passi, precisando che i costumi da bagno occidentali non sono proibiti e che semplicemente ha ripristinato l’uso dei "burkini", prima proibiti sotto Assad, per favorire “la diversità culturale e religiosa, garantendo al contempo la decenza e la sicurezza pubblica”.
Il decreto che ficca il naso nell'abbigliamento delle ragazze è firmato da Ahmad al-Sharaa in persona, l’ex jihadista che poche settimane fa ha incontrato il presidente Trump ed è stato sdoganato da Washington come legittimo governante della Siria con parole che forse nemmeno lui si aspettava: “E’ un giovane affasciante, un tipo tosto”.
Dopo l’incontro, gli Stati Uniti hanno prontamente rimosso le sanzioni che strangolano l'economica siriana e l’inviato speciale Usa Tomas Barrack ha avviato una potente azione di lobbying per riportare Damasco nella comunità di business internazionale. Washington ha dato ad Al Sharaa anche l’ok per integrare nell’esercito i jihadisti stranieri che fanno parte di Hayat Tahrir al Sham, il gruppo islamista fondato da al Sharaa, e delle milizie affiliate.
Da quando Jolani, il nome di battaglia con cui si faceva chiamare, ha conquistato Damasco in meno di una settimana, gli occhi dell’occidente sono puntati sulle mosse di questo 42enne ex qaedista che si è auto-proclamato presidente della Siria, rimandando le elezioni a forse tra cinque anni, predica tolleranza ma non chiarisce le sue reali intenzioni sul rispetto del pluralismo, la forma da dare al nuovo stato, le libertà individuali. Certo si è rifatto il look. Ha dismesso la divisa militare, si fa fotografare nei parchi di Damasco insieme alla nuova first lady, la moglie Latifa al Daroubi, una giovane di buona famiglia che indossa il velo e gli ha dato due figli, e incontra le organizzazioni delle donne promettendo inclusività. E' una rottura impensabile per il mondo jihadista e fanatico in cui ha militato negli ultimi 30 anni che vuole le donne in casa e coperte integralmente.
Al Sharaa invece ha elogiato pubblicamente la tempra di sua moglie, le ha riconosciuto un ruolo: "E' stata con me in tutti gli anni della clandestinità, abbiamo cambiato 49 case, dormito anche nei pollai", ha raccontato. Si mostra con lei, a differenza della maggior parte dei leader islamisti e arabi e la ha persino tenuto la mano in pubblico, un'immagine tipicamente occidentale che avrà fatto strabuzzare gli occhi ai più radicali della sua base. Ma poi firma una direttiva su come le donne devono vestirsi. Non che sotto Assad le spiagge siriane fossero invase da bikini, in un paese dove già dominava una forte cultura patriarcale. Ma per la Damasco laica e secolare che ha visto cadere il dittatore e instaurarsi un governo islamista è una decisione che spaventa.
"Molte ragazze nella capitale siriana hanno preso a indossare l’hijab", racconta Ali, che ha 27 anni e fa il fotografo. Un po’ per “moda”, un po’ per celebrare i “rivoluzionari che hanno rovesciato il regime”, un po’ perché “pensano che così non avranno guai”. A marzo, Human Rights Watch sollevava preoccupazioni per "l'ampia autorità di al-Sharaa” sulla costruzione di un vero “stato di diritto” e sulla “tutela dei diritti umani".