007 del Mossad, forze speciali e brigata del deserto: così Israele è arrivato al cuore dell’Iran
di Gianluca Di FeoNon è stato un successo di tecnologie ma di uomini. E’ come se Israele nello scatenare il primo colpo di una guerra all’Iran avesse ritrovato la radice antica della sua potenza militare, quella “forza del leone” che ha dato il nome all’intera operazione: le persone in grado di infiltrarsi ovunque, anche nel cuore della teocrazia sciita. Sono stati loro a individuare gli appartamenti usati dai vertici dei Guardiani della Rivoluzione, dell’esercito e del programma nucleare, come avevano fatto la scorsa estate localizzando sempre a Teheran la residenza del capo politico di Hamas Ismail Haniyeh. Il 7 ottobre 2023 aveva mostrato i terribili limiti dell’intelligence delegata alle macchine e delle protezioni affidate ai robot, ieri invece c’è stato il ritorno ai metodi del passato.
L’attacco nella capitale è stato l’inizio di questo nuovo conflitto destinato a sconvolgere definitivamente il Medio Oriente e ha preceduto di una manciata di minuti l’azione dei caccia F-35 e F-15 che hanno …
Non è stato un successo di tecnologie ma di uomini. E’ come se Israele nello scatenare il primo colpo di una guerra all’Iran avesse ritrovato la radice antica della sua potenza militare, quella “forza del leone” che ha dato il nome all’intera operazione: le persone in grado di infiltrarsi ovunque, anche nel cuore della teocrazia sciita. Sono stati loro a individuare gli appartamenti usati dai vertici dei Guardiani della Rivoluzione, dell’esercito e del programma nucleare, come avevano fatto la scorsa estate localizzando sempre a Teheran la residenza del capo politico di Hamas Ismail Haniyeh. Il 7 ottobre 2023 aveva mostrato i terribili limiti dell’intelligence delegata alle macchine e delle protezioni affidate ai robot, ieri invece c’è stato il ritorno ai metodi del passato.
L’attacco nella capitale è stato l’inizio di questo nuovo conflitto destinato a sconvolgere definitivamente il Medio Oriente e ha preceduto di una manciata di minuti l’azione dei caccia F-35 e F-15 che hanno scagliato i missili a lungo raggio contro i bunker sotterranei dei laboratori atomici e dei comandi strategici. Ma le oltre trenta esplosioni simultanee nelle strade di Teheran ha trasmesso anche un segnale all’intero popolo iraniano, mettendo a nudo la debolezza di un regime incapace di difendere persino i suoi leader e i centurioni dei pretoriani. Non è chiaro cosa abbia distrutto le abitazioni, in alcuni casi colpite con una precisione che pare indicare la presenza di agenti sul terreno con un puntatore laser, in altri invece devastate da ordigni che hanno sbriciolato interi condomini con un numero di vittime civili ancora indefinito ma comunque drammatico: un primo bilancio parla di 104 morti e 376 feriti, soprattutto nella capitale.
La seconda fase dell’offensiva è stata gestita da squadre sul campo composte da 007 del Mossad, probabilmente attive in Iran da mesi, a cui negli ultimi giorni si sono aggiunti incursori delle forze speciali: questi ultimi sono stati esfiltrati facendo atterrare nel deserto quadrimotori Hercules C-130J, che li hanno riportati in patria a missione compiuta nella tarda mattinata di ieri.
La “brigata del deserto” ha avuto un ruolo chiave nell’eliminare radar mobili e missili terra-aria semoventi lungo la frontiera occidentale, spesso facendo fuoco da tre-quattromila metri con missili controcarro Spike o con le “munizioni orbitanti” Hero. L’eliminazione delle difese contraeree ha aperto la strada ai jet e ai velivoli teleguidati israeliani, diventati così padroni dei cieli iraniani: sono tornati più volte nel corso della giornata all’assalto contro i laboratori di ricerche atomiche di Natanz e quelli per l’arricchimento dell’uranio di Fordow, strutture scavate decine di metri sottoterra probabilmente prese di mira con ordigni speciali progettati per penetrare in profondità nella roccia. L’intero Paese è stato sconvolto dalle ondate di bombardamenti, che hanno bersagliato decine di località diverse da Nord a Sud facendo precipitare tutta la nazione in un angosciante senso di impotenza: la credibilità della teocrazia sciita è stata rasa al suolo, come mai era accaduto dai tempi della rivoluzione dell’ayatollah Khomeini.
Gli ufficiali dei Guardiani della Rivoluzione incaricati della risposta missilistica contro Israele sono stati uccisi nel quartiere generale corazzato dove si erano asserragliati per coordinare la ritorsione: un rifugio che si è trasformato in trappola. Altre pattuglie miste di agenti segreti e commandos invece si sono appostate in prossimità delle grandi gallerie dove erano nascosti i camion con i lanciatori di missili balistici. Quando giovedì notte questi mezzi, identici a normali tir commerciali, si sono mossi per prepararsi all’azione sono stati seguiti dai satelliti spia ed eliminati uno dopo l’altro. Il Mossad avrebbe fatto qualcosa di simile al blitz ucraino del primo giugno contro i bombardieri nucleari russi: ha nascosto in territorio iraniano batterie di droni killer, mandandoli a ghermire le armi della rappresaglia. Nel sistema di guida le “loitering munition” avevano l’immagine di cosa dovevano centrare, l’intelligenza artificiale li ha diretti senza bisogno di regia umana, di fatto intrappolandoli nelle loro caverne blindate.
Ma l’Iran è un Paese enorme, impossibile da controllare completamente. Lo si è capito al tramonto, con le ondate di missili partite verso Tel Aviv da nidi segreti che neppure gli 007 sono riusciti a scovare, che hanno inaugurato un’altra fase del conflitto, ancora più feroce e imprevedibile.