«Chiedo alla collettività di prendere una posizione, intervenite, altrimenti ci sarà un massacro al confine. Qui stanno portando via gli occidentali per non creare incidenti diplomatici». Dopo una notte insonne a tenere le fila della delegazione italiana già atterrata al Cairo per partecipare alla grande manifestazione di domenica, Antonietta Chiodo, referente italiana della Global March to Gaza, lancia il suo video-denuncia. Fermati in aeroporto, privati di passaporti e cellulari, costretti per ore in una stanza senza poter neanche andare in bagno, guardati a vista da militari armati, zaini e bagagli aperti e rovesciati, perquisiti minuziosamente. Italiani, tedeschi, spagnoli, francesi, olandesi, portoghesi, bloccati appena scesi dall’aereo ma in alcuni casi anche sorpresi negli hotel in cui chi era riuscito ad entrare come semplice turista stava passando la notte.
Duecento, denuncia il portavoce della marcia Saif Abukeshek, gli attivisti arrestati. Tra loro non ci sono italiani anch…
«Chiedo alla collettività di prendere una posizione, intervenite, altrimenti ci sarà un massacro al confine. Qui stanno portando via gli occidentali per non creare incidenti diplomatici». Dopo una notte insonne a tenere le fila della delegazione italiana già atterrata al Cairo per partecipare alla grande manifestazione di domenica, Antonietta Chiodo, referente italiana della Global March to Gaza, lancia il suo video-denuncia. Fermati in aeroporto, privati di passaporti e cellulari, costretti per ore in una stanza senza poter neanche andare in bagno, guardati a vista da militari armati, zaini e bagagli aperti e rovesciati, perquisiti minuziosamente. Italiani, tedeschi, spagnoli, francesi, olandesi, portoghesi, bloccati appena scesi dall’aereo ma in alcuni casi anche sorpresi negli hotel in cui chi era riuscito ad entrare come semplice turista stava passando la notte.
Duecento, denuncia il portavoce della marcia Saif Abukeshek, gli attivisti arrestati. Tra loro non ci sono italiani anche se almeno in cinquanta erano stati coinvolti nei fermi della notte. All’aeroporto del Cairo sono arrivati gli addetti consolari italiani. Dopo diverse ore il verdetto: tutti erano sbarcati con regolare visto ma in sette, “non graditi”, chi per una bandiera o un volantino di troppo, chi per un atteggiamento giudicato sospetto, sono stati messi su un bus destinazione Turchia e rispediti in Italia, trentacinque invece ammessi in Egitto e lasciati liberi. Con un “consiglio”: meglio non partecipare alla marcia per Gaza che il governo egiziano non intende autorizzare. Ma a cui invece le migliaia di persone già arrivate e in arrivo nelle prossime ore da 50 Paesi non hanno intenzione di rinunciare. Pronti, dunque, a radunarsi ad Al Arish, sul Sinai, per poi dirigersi verso il valico di Rafah nel tentativo di rompere il blocco israeliano e portare aiuti. «Una marcia non autorizzata», ha puntualizzato il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Andrea Usala e Vittoria Antonioli Arduini, 25 e 21 anni, studenti della scuola Holden di Torino che da quasi un mese partecipano al collettivo che occupa pacificamente una parte di piazza Castello, sono stati i primi a dare l’allarme mandando un video dall’aeroporto del Cairo. «Siamo stati accerchiati appena scesi dall’aereo insieme a tedeschi, francesi, svizzeri portoghesi. Adesso siamo qui in un quadrato di spazio sorvegliati da ragazzi-soldato. Non ci fanno neanche andare in bagno né a comprare del cibo». I due avrebbero voluto rimanere insieme ma Andrea è passato ed è rimasto al Cairo, Vittoria è stata caricata di peso su un bus diretto in Turchia. Con lei altri sei italiani, un siciliano e cinque veneti: due uomini ( uno dei quali di origine palestinese) e tre donne che sono riuscite a dare notizie di sé ai familiari solo nel pomeriggio quando sono stati riconsegnati loro i telefonini. «Siamo su un bus, ci stanno rimpatriando. Siamo senza documenti, ci hanno detto che i nostri passaporti sono stati consegnati alla Turkish Airlines». Glieli ridaranno solo oggi al gate prima dell’imbarco per l’Italia. Stessa sorte è toccata a centinaia di altri attivisti giunti da tutta Europa e rispediti a casa con diversi voli, i più fortunati dal Cairo, gli altri caricati su pullman e costretti ad un lungo viaggio su strada verso la Turchia. «Bloccati per aver violato le procedure di ingresso nel Paese e per non aver ottenuto l’autorizzazione preventiva», la spiegazione ufficiale delle autorità egiziane. Ma gli attivisti denunciano altro: «Vere e proprie deportazioni – denuncia Antonietta Chiodo – abbiamo altri italiani che proprio in queste ore stanno viaggiando per unirsi a noi nelle prossime ore. Tutti vengono fermati. Le autorità hanno già detto che verranno utilizzate tutte le armi possibili, siamo in piena violazione del diritto internazionale».
A fianco dei manifestanti i parlamentari delle opposizioni: «Condanniamo la condotta delle autorità egiziane e il silenzio complice delle autorità europee: pur di non mettere in discussione i rapporti con Israele, l’Italia e gli altri Stati europei stanno abbandonando cittadini e cittadine, e ignorando plateali violazioni del diritto internazionale e dei diritti fondamentali delle persone», dicono Cecilia Strada e Leoluca Orlando, eurodeputati di Pd e Verdi.