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La ferita del Gujarat, colpita dall’incidente aereo la città modello del turbo capitalismo

(agf)

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Ahmedabad è il laboratorio del sistema Modi, la città vetrina di un modello che unisce crescita economica vorticosa e autoritarismo
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Quel grande aereo che plana sui tetti della capitale del Gujarat schiantandosi tra spirali di fiamme e di fumo apre una ferita nella promessa di un’India moderna, efficiente e globale. E nelle sue contraddizioni.

È un disastro umano: basta seguire il triste conteggio dei morti a bordo e dei feriti nell’ostello di medici su cui il volo Air India è caduto, ma ha anche una valenza politica per il primo ministro Narendra Modi che dalla metropoli ha amministrato il Gujarat tra il 2002 e il 2014. Questa è la città che Modi addita come esemplare per lo sviluppo del resto del Paese e dove accompagna i capi di Stato in visita per mostrare l’India del futuro.

Eppure nella città rilanciata dall’era Modi ora c’è un enorme graffio nero-carbone, tra detriti di cemento armato pencolanti, tizzoni ancora fumanti, soccorritori che si danno da fare per salvare i salvabili, prima che arrivi da Delhi il Gujarat ke sher, il “Leone del Gujarat” come qui chiamano il premier.

Il Gujarat è anche l’antico pol…

Quel grande aereo che plana sui tetti della capitale del Gujarat schiantandosi tra spirali di fiamme e di fumo apre una ferita nella promessa di un’India moderna, efficiente e globale. E nelle sue contraddizioni.

È un disastro umano: basta seguire il triste conteggio dei morti a bordo e dei feriti nell’ostello di medici su cui il volo Air India è caduto, ma ha anche una valenza politica per il primo ministro Narendra Modi che dalla metropoli ha amministrato il Gujarat tra il 2002 e il 2014. Questa è la città che Modi addita come esemplare per lo sviluppo del resto del Paese e dove accompagna i capi di Stato in visita per mostrare l’India del futuro.

Eppure nella città rilanciata dall’era Modi ora c’è un enorme graffio nero-carbone, tra detriti di cemento armato pencolanti, tizzoni ancora fumanti, soccorritori che si danno da fare per salvare i salvabili, prima che arrivi da Delhi il Gujarat ke sher, il “Leone del Gujarat” come qui chiamano il premier.

Il Gujarat è anche l’antico polo tessile da dove vengono i multimiliardari, gli oligarchi del petrolio, delle telecomunicazioni, delle miniere, quegli stessi tycoon che nei prossimi quattro anni dovranno costruire 80 nuovi aeroporti nella Madre India che cresce e galoppa, affermandosi come superpotenza economica mondiale. Dei 191 miliardari indiani censiti da Forbes, 108 vengono da questo Stato: l’uomo più ricco d’India, Mukesh Ambani, è seguito da Dilip Shanghiv, dell’impero farmaceutico; al quarto posto c’è Azim Premji, entro i primi 15, ci sono Uday Kotak e Gautam Adani, il quale con la sua Adani Airports, oltre ad altri sette importanti hub, ha in gestione proprio l’aeroporto di Ahmedabad. Tutti gujjus, del Gujarat. Tutti con legami personali o d’affari in quella Ahmedabad che prima del boom era famosa come la città del Mahatma Gandhi, la cui casa-museo s’affaccia sul fiume Sabarmati, ex corso d’acqua disastrato e inquinato, oggi teatro di sport acquatici, con sponde percorse da ciclabili su marciapiedi puliti.

È nella trasformazione di Ahmedabad da umile capitale tessile a progetto urbano del futuro indiano che si leggono le ambizioni politico-economiche di Modi. È il laboratorio delle sue infrastrutture moderne, attrazione di investimenti esteri, semplificazione burocratica, ordine urbano: città-vetrina di un modello che unisce crescita economica e gestione autoritaria. Dimenticando l’armonia sociale gandhiana in cambio dell’efficienza amministrativa e centralizzazione del potere, a scapito delle discriminazioni contro intoccabili e musulmani. Le zone economiche speciali e il boom edilizio che hanno ripulito Ahmedabad riflettono il mantra “Prima lo sviluppo” con cui Modi ha conquistato il consenso, trascurando questioni ambientali o sociali. Come premier, Modi ha portato su scala nazionale il Gujarat model e Ahmedabad è rimasta il cuore ideologico di questo disegno: non solo la sua città elettorale, ma anche sede di progetti emblematici come la Statue of Unity, la più alta del mondo che sorge sul fiume Narmada, a poca distanza; e il centro nevralgico dell’ecosistema industriale del “miracolo” Gujarat, Stato attraversato da autostrade in condizioni migliori del resto del Paese. Nel 1994 era il quinto Stato indiano più ricco, nel 2012, sotto la guida del governatore Modi, è passato al terzo posto, dov’è tuttora.

Ma, come sempre, la crescita comporta rischi. E incidenti. Come quello sui tetti di Ahmedabad. La presenza nel volo Air India di Vijay Rupani, ex governatore del Gujarat tra il 2016 e il 2021, infonde brutti presagi sulle conseguenze simboliche dell’incidente. È solo una sfortunata coincidenza che proprio un politico così importante per il partito di Modi, il Bharatiya Janata Party, si trovasse nella business class del volo per Londra. Ma spinge a riflettere sulle conseguenze di una crescita forse troppo rapida in un Paese dove la metà dei cittadini è ancora impiegata nell’agricoltura, nonostante la forte spinta verso l’urbanizzazione. E a pagarne il costo, come in questo caso, possono essere gli stessi leader che hanno accelerato quello che l’opposizione del Congress ha definito «sviluppo impazzito».

Ma per far fronte alle esigenza della crescita economica, l’India ha bisogno di più voli e più aeroporti. L’obiettivo è di passare dai 141 attuali a 220. La necessità nasce anche dal fatto che la rete stradale è ancora troppo congestionata e caotica, proprio per l’ipersviluppo. Per collegare le città in crescita con le grandi metropoli, i voli aerei sono ancora la soluzione più rapida. Così, sono spuntate e fallite anche nuove linee aeree, come le ex Kingfisher e Vistara, oppure quelle ancora in affari, come Spice Jet e Indigo. Ma a fare da padrone c’è sempre Air India, storica compagnia di bandiera. Che però è considerata tra le peggiori. Difatti, nonostante l’acquisizione da parte del gruppo Tata, continua ad accumulare lamentele per ritardi, cancellazioni, gestione caotica, bagagli smarriti o danneggiati, disservizi a bordo tra sedili rotti e pasti di qualità discutibile. Purtroppo, il disastro che ha colpito Air India indica che se lo sviluppo galoppante non sarà gestito con criteri migliori, incidenti come questi si potranno moltiplicare, facendo dei sogni della crescita indiana un miraggio nel deserto che si spaccia per fortezza.

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