Donald Trump ha chiesto a Israele di fermare l’attacco all’Iran, per non compromettere il raggiungimento dell’accordo, che sarebbe «piuttosto vicino». L’ultimo messaggio, lanciato dal presidente Usa, rispondendo alle domande dei giornalisti, in realtà è parso meno categorico. Trump ha prima ammesso di attendersi che «succeda qualcosa molto presto», intendendo un attacco di Israele a Teheran, e spiegato che non c’era tempo da perdere, motivo per cui aveva dato ordine ai cittadini americani e alle famiglie dei soldati impiegati in Medio Oriente di lasciare subito l’area. Poi ha aggiunto: «Siamo piuttosto vicini a un accordo siamo piuttosto vicini a un accordo abbastanza buono. Deve però essere meglio che “abbastanza buono”».
Donald Trump ha chiesto a Israele di fermare l’attacco all’Iran, per non compromettere il raggiungimento dell’accordo, che sarebbe «piuttosto vicino». L’ultimo messaggio, lanciato dal presidente Usa, rispondendo alle domande dei giornalisti, in realtà è parso meno categorico. Trump ha prima ammesso di attendersi che «succeda qualcosa molto presto», intendendo un attacco di Israele a Teheran, e spiegato che non c’era tempo da perdere, motivo per cui aveva dato ordine ai cittadini americani e alle famiglie dei soldati impiegati in Medio Oriente di lasciare subito l’area. Poi ha aggiunto: «Siamo piuttosto vicini a un accordo siamo piuttosto vicini a un accordo abbastanza buono. Deve però essere meglio che “abbastanza buono”».
«Preferisco — ha continuato — di gran lunga un accordo, purché io pensi che un accordo ci sia». E a questo punto il presidente ha dichiarato una cosa e, in apparenza, il suo contrario: «Non voglio — ha confessato, riferendosi agli israeliani — che entrino in azione, perché penso che potrebbe far saltare tutto, anche se forse potrebbe aiutare, in realtà, ma potrebbe anche far saltare tutto». I giornalisti non gli hanno chiesto di spiegare cosa intendesse.
Ma alla fine la novità di giornata è che Trump è tornato ottimista poche ore dopo essere apparso molto pessimista. «Sono meno fiducioso sull’Iran rispetto a un paio di mesi fa — aveva dichiarato al New York Post — è successo qualcosa, ma sono molto meno convinto che si possa raggiungere un accordo». L’ondeggiare di posizione ha spinto i media americani a chiedersi quando ci sia di vero nell’“Art of the Deal” che Casa Bianca e Repubblicani portano avanti nella narrazione del presidente, presentato come il campione degli accordi e un credibile candidato al Nobel per la pace.
Intanto il capo della Difesa, Pete Hegseth, ha rivelato che il Pentagono ha pronti i piani per invadere Groenlandia e Panama. «È il nostro compito — ha dichiarato durante un’audizione alla Camera — essere preparati a ogni evenienza». Durante la campagna elettorale Trump aveva garantito la fine del conflitto tra Russia e Ucraina in ventiquattr’ore, ma sono passati più di 140 giorni dal suo ritorno alla Casa Bianca e la tregua appare lontana. Lui stesso, dopo settimane di ottimismo, ha dovuto fare un passo indietro. «Sono deluso dalla Russia — ha detto ai giornalisti — ma anche dall’Ucraina, perché penso che gli accordi potevano essere fatti»