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La rabbia dopo i raid anti-migranti a L.A.: “Papà portato via in catene, ci trattano come animali”

(afp)

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Tra i parenti dei migranti fermati dalla polizia: “Padri di famiglia strappati a una vita normale. Non sappiamo nemmeno dove siano”
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LOS ANGELES – Mio fratello ha quattro anni, è autistico e comunica solo con nostro padre. Ha visto gli agenti dell’Ice che lo incatenavano per portarlo via e ci chiede in continuazione dove sta e perché non torna. Ci spezza il cuore sentirlo e mentirgli».

Dietro alle retate dell’Immigration and Customs Enforcement a Los Angeles ci sono decine di storie come questa, che Julien Romero racconta all’incontro con i famigliari degli arrestati, organizzato dal gruppo di assistenza legale California Collaborative for Immigrant Justice. In larga parte persone normali, padri di famiglia, onesti lavoratori, membri responsabili della loro comunità, che hanno commesso l’unico errore di cercare una vita migliore negli Usa. In alcuni casi hanno violato la legge, perché sono entrati in maniera clandestina, ma non hanno mai avuto la possibilità di correggere il loro sbaglio perché il sistema è confuso o non lo consente. Fino a quando è arrivato Trump, che ha deciso di deportarli definendoli criminal…

LOS ANGELES – Mio fratello ha quattro anni, è autistico e comunica solo con nostro padre. Ha visto gli agenti dell’Ice che lo incatenavano per portarlo via e ci chiede in continuazione dove sta e perché non torna. Ci spezza il cuore sentirlo e mentirgli».

Dietro alle retate dell’Immigration and Customs Enforcement a Los Angeles ci sono decine di storie come questa, che Julien Romero racconta all’incontro con i famigliari degli arrestati, organizzato dal gruppo di assistenza legale California Collaborative for Immigrant Justice. In larga parte persone normali, padri di famiglia, onesti lavoratori, membri responsabili della loro comunità, che hanno commesso l’unico errore di cercare una vita migliore negli Usa. In alcuni casi hanno violato la legge, perché sono entrati in maniera clandestina, ma non hanno mai avuto la possibilità di correggere il loro sbaglio perché il sistema è confuso o non lo consente. Fino a quando è arrivato Trump, che ha deciso di deportarli definendoli criminali pericolosi.

Monserrat, studentessa universitaria nata a Los Angeles, racconta così l’arresto del padre, George Arrazola: «È uno dei lavoratori sequestrati venerdì scorso. Un padre di famiglia responsabile, unica fonte di sostentamento per me e i miei fratelli più piccoli. I suoi diritti e i nostri sono stati violati, perché non abbiamo potuto comunicare con lui o metterlo in contatto con un avvocato. Tutti gli esseri umani dovrebbero essere trattati con rispetto e avere accesso ai procedimenti garantiti dalla legge. È una vergogna che il Dipartimento di Polizia di Los Angeles collabori con l’Ice, invece di difendere i propri cittadini».

Dopo di lei parla Gabriel, fratello di Jacob Vazquez, arrestato mentre lavorava nel magazzino di Ambience: «Sua moglie è casalinga, non sa più come pagare affitto, bollette, cibo. Chiediamo che i nostri rappresentanti politici facciamo pagare un prezzo ai datori di lavoro che dopo tanti anni di servizio onesto e leale, collaborano con l’Ice per far rapire i loro dipendenti».

Julien si commuove, mentre racconta l’arresto del padre, Mario Romero: «Io e i miei fratelli siamo stati costretti a vederlo in catene ai polsi, alle caviglie e alla vita. È stata un’esperienza traumatica, fisicamente ed emozionalmente. Non abbiamo più potuto comunicare con lui, non sappiamo dove sia».

Una storia che ripete Landi, moglie di Ismael: «Abbiamo tre figli sotto i dieci anni. Lui è un padre e un lavoratore. L’unico errore che ha commesso è stato cercare un futuro migliore per la nostra famiglia e opportunità per i nostri figli».

Carlos scuote la testa: «Ho 22 anni, vivo qui da sempre. Mio fratello, José Paolino, è la persona più mite che conosca, ma ho visto portarlo via in catene, come un animale pericoloso. È disumano e illegale. È stato rapito, perché lo hanno trascinato con la forza e gli hanno impedito di comunicare con famiglia e avvocati. L’America pretende di essere un Paese migliore degli altri, come può essere vero, se poi viola i diritti umani più basilari? Gli immigrati hanno costruito questa nazione, che ora li tradisce».

Negli Usa vivono circa 12 milioni di illegali, da decenni. La maggioranza sono persone venute a fare lavori che gli americani non vogliono più. Alcuni sono davvero criminali, vanno perseguiti, ma per questo c’è il sistema giudiziario. Gli altri non hanno seguito la prassi legale per entrare, però sono ormai integrati nella comunità e spesso hanno figli nati qui. I tentativi di regolarizzare le loro posizioni sono falliti in larga parte per le divisioni politiche. Pure Biden e Obama li deportavano, in numeri anche superiori a Trump, ma senza la stessa enfasi retorica. La differenza è che per Trump l’immigrazione è un vantaggio politico cruciale, e quindi non cerca soluzioni eque, ma pubblicità.

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