✕

Il miracolo di Vishwash, l’unico sopravvissuto al disastro aereo in India: “Non so come ho fatto”

Ascolta l'audio

Il 38enne indiano naturalizzato britannico, con moglie e figlio in Inghilterra, è l’unico sopravvissuto delle 242 persone a bordo del Boeing 787 Dreamliner di Air India. Era seduto al posto 11A
2 minuti di lettura

LONDRA – S’è alzato e ha camminato, dalle macerie di uno dei più gravi disastri aerei recenti. Il suo posto, il sedile 11A, è già un talismano. È la storia di Vishwash Kumar Ramesh. Incredibile, perché non ci credeva neanche la sua famiglia a Leicester, città inglese con un’enorme comunità asiatica, quando il loro “Lazzaro” li ha video-chiamati, zoppicante e con il volto tumefatto: «Sono vivo. Ma non so nemmeno io come faccio a esserlo».

Miracolo? Colossale fortuna? Il 38enne indiano naturalizzato britannico, con moglie e figlio in Inghilterra, è l’unico sopravvissuto delle 242 persone a bordo del Boeing 787 Dreamliner di Air India, decollato ieri alle 13.39 locali da Ahmedabad per poi schiantarsi su una zona residenziale dopo alcuni secondi.

Disastro aereo in India, il passeggero sopravvissuto cammina tra la folla

Pochi minuti prima che l’aereo spicchi il suo tragico v…

LONDRA – S’è alzato e ha camminato, dalle macerie di uno dei più gravi disastri aerei recenti. Il suo posto, il sedile 11A, è già un talismano. È la storia di Vishwash Kumar Ramesh. Incredibile, perché non ci credeva neanche la sua famiglia a Leicester, città inglese con un’enorme comunità asiatica, quando il loro “Lazzaro” li ha video-chiamati, zoppicante e con il volto tumefatto: «Sono vivo. Ma non so nemmeno io come faccio a esserlo».

Miracolo? Colossale fortuna? Il 38enne indiano naturalizzato britannico, con moglie e figlio in Inghilterra, è l’unico sopravvissuto delle 242 persone a bordo del Boeing 787 Dreamliner di Air India, decollato ieri alle 13.39 locali da Ahmedabad per poi schiantarsi su una zona residenziale dopo alcuni secondi.

Disastro aereo in India, il passeggero sopravvissuto cammina tra la folla

Pochi minuti prima che l’aereo spicchi il suo tragico volo, Ramesh è in videochiamata con il padre, come racconta il fratello 27enne Nayan alla tv britannica Sky News. Ma «Vishwash chiude perché sta per decollare». Dopo due minuti, rieccolo in video: «L’aereo si è schiantato. Non vedo più gli altri passeggeri. Non so neanche come sono riuscito a uscire». «Alive», sono vivo, come il libro e il film sulla squadra di rugby che si schiantò sulle Ande nel 1972.

Ma non è Bollywood, è tutto vero. Lo confermano la famiglia, un video virale online in cui si vede Ramesh con i vestiti strappati mentre zoppica con il telefonino in mano, e anche un’intervista all’Hindustan Times, che pubblica la foto del suo volto sanguinante e la carta d’imbarco. Corrisponde tutto: nome, volo, data e pure il posto in economy 11A. «Quello dell’unico superstite a bordo», conferma la polizia.

Una vicenda che ricorda quella di Juliane Koepcke del volo Lansa 508 nel 1971. Quando, a 17 anni, fu la sola sopravvissuta dopo che l’aereo, colpito da un fulmine in Perù, si disintegrò in volo: Juliane - a cui Werner Herzog dedicherà il documentario “Ali di speranza” - cadde da circa 3mila metri ancora legata al sedile e sopravvisse 11 giorni nella giungla. O quella di Vesna Vulovic, assistente di volo serba, che un anno dopo entrò nel Guinness dei Primati per esser sopravvissuta alla caduta più alta senza paracadute: oltre 10mila metri, dopo un’esplosione a bordo nei cieli della Cecoslovacchia.

Ramesh invece non ricorda come sia riuscito a vincere la sua fulminea partita a scacchi con la morte. Ma secondo il poliziotto indiano Vidhi Chaudhary, «il suo sedile era di fianco all’uscita di emergenza. Ha aperto il portellone ed è saltato fuori, prima dell’impatto». Il medico che lo ha curato al pronto soccorso dell’ospedale civile di Ahmedabad, il dottor Shariq, dichiara di averlo «trovato piuttosto bene. Aveva ferite alle mani e al volto, zoppicava, era scioccato. Ma niente di grave».

«Trenta secondi dopo il decollo, si è sentito un forte rumore e poi l’aereo si è schiantato», racconta Ramesh all’Hindustan Times. «È successo tutto così in fretta. Quando mi sono rialzato, c’erano corpi tutti intorno a me. Avevo paura. Mi sono alzato e sono corso via, tra i pezzi di aereo. Poi qualcuno mi ha afferrato e mi ha messo su un’ambulanza verso l’ospedale».

Ma la famiglia Ramesh non può gioire, nonostante il miracolo. Perché Ajay, fratello maggiore di Vishwash Kumar, era anche lui sul velivolo, ma seduto in un’altra fila, dopo aver visitato il resto della famiglia in India. «Siamo stati insieme a Diu», ricorda Vishwash, «ora non so dove sia. Vi prego, aiutatemi a trovarlo». Il terzo fratello, Nayan, dice: «Non ho parole per descrivere il miracolo di Vishwash. Ma siamo distrutti per la sorte dell’altro fratello mio». Come Edgar Lee Masters nell’“Antologia di Spoon River”, spesso è questo il dolore della vita: per essere felici bisogna essere in due.

Leggi i commenti