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L’Iran risponde a Israele: Medio Oriente in guerra

(reuters)

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Lo Stato ebraico colpisce con ripetuti attacchi le città e i laboratori nucleari della Repubblica islamica. Paura a Teheran e un centinaio di morti. Il contrattacco con ondate di missili balistici
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Israele attacca l’Iran e apre una guerra che rischia di cancellare definitivamente gli assetti geopolitici del Medio Oriente. Agisce con l’intento di impedire che gli ayatollah possano arrivare a costruire una bomba nucleare, parlando come ha fatto il premier Benjamin Netanyahu di «un’azione preventiva per rimuovere una minaccia esistenziale». Ma non si è limitato a colpire i laboratori sotterranei del programma atomico: quella scatenata ieri è un’offensiva per eliminare le capacità strategiche iraniane, uccidendo le persone al vertice delle forze armate e dei Guardiani della Rivoluzione, spazzando via le difese contraeree e gli arsenali missilistici, bombardando aeroporti e caserme in tutto il Paese. L’obiettivo è quello di decapitare il sistema di potere degli ayatollah e spingere a un cambio di regime, esplicitamente sottolineato dal capo del governo israeliano in un appello al popolo iraniano.

È come se lo Stato ebraico sulla scia dell’orrore per i massacri jihadisti del 7 ot…

Israele attacca l’Iran e apre una guerra che rischia di cancellare definitivamente gli assetti geopolitici del Medio Oriente. Agisce con l’intento di impedire che gli ayatollah possano arrivare a costruire una bomba nucleare, parlando come ha fatto il premier Benjamin Netanyahu di «un’azione preventiva per rimuovere una minaccia esistenziale». Ma non si è limitato a colpire i laboratori sotterranei del programma atomico: quella scatenata ieri è un’offensiva per eliminare le capacità strategiche iraniane, uccidendo le persone al vertice delle forze armate e dei Guardiani della Rivoluzione, spazzando via le difese contraeree e gli arsenali missilistici, bombardando aeroporti e caserme in tutto il Paese. L’obiettivo è quello di decapitare il sistema di potere degli ayatollah e spingere a un cambio di regime, esplicitamente sottolineato dal capo del governo israeliano in un appello al popolo iraniano.

È come se lo Stato ebraico sulla scia dell’orrore per i massacri jihadisti del 7 ottobre 2023 abbia deciso di chiudere i conti con il più agguerrito dei suoi nemici, dopo avere invaso e devastato Gaza per azzerare Hamas, decimato gli Hezbollah libanesi e assistito alla dissoluzione della dittatura siriana. La sfida con Teheran però è molto più impegnativa e lo si è capito ieri sera, quando è scattata la ritorsione promessa dalle bandiere rossa della vendetta issate sulle moschee sciite: un centinaio di missili balistici si sono abbattuti su Tel Aviv e almeno sette hanno superato lo scudo degli intercettori, ferendo 34 persone.

Dal Mediterraneo al Mar Caspio, l’intera regione è precipitata in un vortice di violenza che potrebbe proseguire per settimane e travolgere altre nazioni. Netanyahu ha detto che «l’operazione “Rising Lion” continuerà per il tempo necessario a raggiungere gli obiettivi»: si teme che in risposta all’assalto contro Tel Aviv vengano prese di mira raffinerie e depositi di petrolio, amputando le risorse economiche dell’Iran. «Assalendo le città hanno superato una linea rossa», ha tuonato il ministro della Difesa Israel Katz.

Gli Usa non hanno preso parte all’attacco, presentato dal segretario di Stato Marco Rubio come «un’azione unilaterale israeliana». Ma Donald Trump l’ha definito «eccellente»: «L’Iran non può avere armi nucleari e noi speriamo che torni al tavolo al tavolo dei negoziati». In serata però le batterie americane Thaad sono intervenute nella battaglia per proteggere Tel Aviv, così come hanno contribuito assieme all’aeronautica giordana ad intercettare i droni lanciati dai pasdaran nel corso di questa giornata di fuoco.

L’esordio del conflitto è avvenuto poco prima dell’alba con un raid su Teheran. Gli 007 del Mossad hanno individuato le residenze di una trentina di figure chiave del regime e del programma nucleare. Almeno tredici sarebbero state uccise con un raid simultaneo: tra loro, il numero uno dei Guardiani della Rivoluzione Hossein Salami, il leader delle forze speciali Qods Esmail Qhaani e il capo di Stato maggiore delle forze armate Mohammed Bagheri. In alcuni casi le abitazioni sono state centrate con una precisione che pare indicare la presenza di agenti sul terreno con un puntatore laser; in altri invece sono state devastate da ordigni che hanno sbriciolato i condomini con un numero di vittime civili ancora indefinito ma comunque drammatico: un primo bilancio parla di 104 morti e 376 feriti.

Pochi minuti dopo i caccia F15 e F35 hanno scagliato missili contro il centro di ricerche atomiche di Natanz e le principali basi militari. La seconda fase dell’offensiva è stata gestita da squadre sul campo composte da uomini dell’intelligence, attivi in Iran da mesi, a cui negli ultimi giorni si sono aggiunti incursori delle forze speciali: questi ultimi sono stati esfiltrati facendo atterrare nel deserto quadrimotori Hercules C-130J. La “brigata invisibile” ha avuto un ruolo chiave nell’eliminare radar e missili terra-aria semoventi lungo la frontiera occidentale. La scomparsa delle difese contraeree ha aperto la strada ai jet e ai velivoli teleguidati israeliani, diventati così padroni dei cieli iraniani: sono tornati più volte nel corso della giornata all’assalto contro i laboratori di Natanz e quelli per l’arricchimento dell’uranio di Fordow, strutture scavate decine di metri sottoterra. L’intero Paese è stato sconvolto dalle ondate di bombardamenti, che hanno bersagliato decine di località facendo precipitare tutta la nazione in un angosciante senso di impotenza.

Gli ufficiali dei Guardiani della Rivoluzione incaricati della risposta missilistica sono stati ammazzati da un missile speciale nel quartiere generale corazzato dove si erano asserragliati per coordinare la ritorsione. Altre pattuglie miste di agenti segreti e commandos invece si sono appostate in prossimità delle gallerie dove erano nascosti i camion con i lanciatori di missili balistici. Quando giovedì notte questi mezzi, identici a normali tir commerciali, si sono mossi, sono stati seguiti dai satelliti spia ed eliminati uno dopo l’altro. Il Mossad avrebbe fatto qualcosa di simile al blitz ucraino contro i bombardieri nucleari russi: ha nascosto in territorio iraniano batterie di droni killer, mandandoli sotto la guida dell’intelligenza artificiale a ghermire le armi della rappresaglia.

Ma l’Iran è un Paese enorme, con dozzine di bunker segreti e non può essere controllato dall’aviazione. Poco dopo il tramonto due ondate di ordigni balistici sono decollati dirigendosi verso Tel Aviv a diecimila chilometri l’ora. «Dobbiamo agire con forza e, se Dio vuole, non scenderemo a compromessi – ha annunciato la Guida Suprema della teocrazia sciita Ali Khamenei - Vendicheremo il sangue dei martiri e la vita diventerà amara per loro».

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