NEW YORK – La parata militare a Washington. Le manifestazioni “No Kings” nel resto del Paese. E in mezzo i riservisti della Guardia nazionale finiti in un limbo legale. Nel giorno della celebrazione del 79esimo compleanno del presidente Donald Trump e dei 250 anni delle forze armate — sulla parata incombe la minaccia di pioggia e temporali con rischio di annullamento parziale — , ma anche dei cortei di protesta organizzati in quasi duemila città, i soldati restano in attesa di capire cosa possono fare.
Il giudice federale Charles Breyer aveva bloccato l’impiego dei riservisti da parte del governo per contrastare l’ondata di proteste contro i raid anti-immigrati, e aveva restituito il controllo dell’esercito al governatore della California. Ma poche ore dopo, su ricorso urgente del governo, una corte d’appello ha sospeso l’ordinanza in attesa di una nuova udienza in programma martedì. Tecnicamente i soldati, inviati a Los Angeles da Trump senza l’autorizzazione del governatore de…
NEW YORK – La parata militare a Washington. Le manifestazioni “No Kings” nel resto del Paese. E in mezzo i riservisti della Guardia nazionale finiti in un limbo legale. Nel giorno della celebrazione del 79esimo compleanno del presidente Donald Trump e dei 250 anni delle forze armate — sulla parata incombe la minaccia di pioggia e temporali con rischio di annullamento parziale — , ma anche dei cortei di protesta organizzati in quasi duemila città, i soldati restano in attesa di capire cosa possono fare.
Il giudice federale Charles Breyer aveva bloccato l’impiego dei riservisti da parte del governo per contrastare l’ondata di proteste contro i raid anti-immigrati, e aveva restituito il controllo dell’esercito al governatore della California. Ma poche ore dopo, su ricorso urgente del governo, una corte d’appello ha sospeso l’ordinanza in attesa di una nuova udienza in programma martedì. Tecnicamente i soldati, inviati a Los Angeles da Trump senza l’autorizzazione del governatore dello Stato, per tre giorni potranno intervenire, ma fino a che punto? I vertici militari hanno dichiarato che non faranno arresti. Il rischio di violare la Costituzione americana è reale. Nell’ordinanza il giudice Breyer ha scritto che le azioni di Trump hanno superato l’autorità presidenziale e stabilito un «pericoloso precedente per future operazioni militari interne».
Le due sentenze sono arrivate mentre le proteste continuano in tutto il Paese. Nonostante il quadro apocalittico presentato da Trump, le tensioni a Los Angeles si sono limitate al centro. A ieri mattina non c’erano tracce dei Marines nella zona dei palazzi federali e una folla più ridotta ha marciato attorno al municipio. Marce pacifiche anche a Chicago e New York, mentre a Portland e a Newark si sono registrati scontri. Le tensioni potrebbero allargarsi agli stadi di calcio dove da oggi si giocheranno le partite del Mondiale per club. A Miami, per la sfida tra l’Inter Miami, una delle squadre più seguite dai tifosi ispanici, e gli egiziani dell’Al Ahly, ci saranno gli agenti dell’Ufficio immigrazione. Allo stadio dei White Sox di Chicago, la squadra di baseball per cui tifa papa Leone XIV, verrà trasmesso un video messaggio del pontefice. Potrebbe esserci un passaggio dedicato ai migranti. Intanto il nuovo vescovo di San Diego, Michael Pham, ha invitato sacerdoti e parrocchiani ad accompagnare i migranti in tribunale la mattina del 20 giugno, Giornata internazionale del rifugiato: una sfida al governo Trump che usa le udienze per arrestare gli immigrati in attesa di regolarizzazione.
E in segno di “sfida all’autoritarismo” milioni di americani oggi marceranno per dire no al “re Trump”: cortei attesi da New York a Boston, dal Wyoming allo Utah. Non a Washington, hanno spiegato gli organizzatori, per non offrire al presidente la scusa di reprimere il dissenso.