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Trump usa l’escalation e avverte gli ayatollah: “Accettate l’accordo”

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Inizialmente gli Usa erano sembrati prendere le distanze dall’alleato. Poi l’affondo del presidente: “Forse ora negozieranno sull’uranio”
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WASHINGTON – Accettate l’accordo nucleare che vi avevo proposto, prima che sia tropo tardi. Il presidente Trump ha usato l’attacco israeliano contro l’Iran come leva per spingere Teheran a firmare l’intesa con cui rinuncerebbe all’arma atomica. Non mancano però gli analisti americani convinti che stia giocando al poliziotto buono e cattivo col premier Benjamin Netanyahu, che ieri ha sentito al telefono e che è tentato dalla possibilità di dare la spallata definitiva agli ayatollah.

Subito dopo l’attacco, il segretario di Stato Marco Rubio ha detto che gli Usa non avevano partecipato all’azione, intimando alla Repubblica islamica di non reagire colpendo obiettivi americani. Poi è stato lo stesso Trump, attraverso i social, a dare la sua versione: «Due mesi fa ho dato all’Iran un ultimatum di 60 giorni per un accordo. Avrebbero dovuto farlo! Oggi è il 61° giorno. Ho detto loro cosa fare, ma non ci sono riusciti. Ora hanno, forse, una seconda possibilità!». Poi ha aggiunto: «Li ho …

WASHINGTON – Accettate l’accordo nucleare che vi avevo proposto, prima che sia tropo tardi. Il presidente Trump ha usato l’attacco israeliano contro l’Iran come leva per spingere Teheran a firmare l’intesa con cui rinuncerebbe all’arma atomica. Non mancano però gli analisti americani convinti che stia giocando al poliziotto buono e cattivo col premier Benjamin Netanyahu, che ieri ha sentito al telefono e che è tentato dalla possibilità di dare la spallata definitiva agli ayatollah.

Subito dopo l’attacco, il segretario di Stato Marco Rubio ha detto che gli Usa non avevano partecipato all’azione, intimando alla Repubblica islamica di non reagire colpendo obiettivi americani. Poi è stato lo stesso Trump, attraverso i social, a dare la sua versione: «Due mesi fa ho dato all’Iran un ultimatum di 60 giorni per un accordo. Avrebbero dovuto farlo! Oggi è il 61° giorno. Ho detto loro cosa fare, ma non ci sono riusciti. Ora hanno, forse, una seconda possibilità!». Poi ha aggiunto: «Li ho avvertiti che sarebbe accaduto qualcosa assai peggiore di qualsiasi cosa sapessero, prevedessero o gli fosse stato detto, che gli Usa producono il migliore e più letale equipaggiamento militare al mondo, di gran lunga, e che Israele ne ha in abbondanza, ne avrà ancora molto altro in arrivo, e sa come usarlo. Alcuni estremisti iraniani hanno parlato con coraggio, ma non sapevano cosa stava per succedere. Ora sono tutti morti, e la situazione non potrà che peggiorare! C’è già stata grande morte e distruzione, ma c’è ancora tempo per porre fine al massacro, con i prossimi attacchi già pianificati che saranno ancora più brutali. L’Iran deve fare un accordo, prima che non rimanga nulla. Basta con morte e distruzione. Fatelo e basta, prima che sia troppo tardi».

Poco dopo Trump ha riunito il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha detto alla Reuters di non sapere se l’Iran abbia ancora un programma nucleare dopo l’attacco, ma ha aggiunto di non temere l’esplosione di un conflitto regionale. Quindi ha dichiarato al sito Axios che la diplomazia non è finita: «Non credo. Forse il contrario. Forse ora negozieranno seriamente».

Il Council on Foreign Relations ha organizzato un briefing sulla crisi, con esperti come Elliott Abrams e Steven Cook. Come prima cosa, hanno notato che Trump e Netanyahu avevano parlato in varie occasioni prima dell’attacco e quindi il presidente sapeva tutto. Non è chiaro se abbia cercato di dissuadere il premier, come sostiene la Casa Bianca, oppure abbia dato il via libera o il silenzio assenso. In teoria domani sarebbe prevista una nuova seduta negoziale in Oman, con l’inviato speciale Steve Witkoff, ma gli iraniani non intendono partecipare. Gli analisti notano che la trattativa viene vista ora come una copertura del bombardamento, perché Teheran non si aspettava di essere colpita mentre parlava con gli Usa. Abrams, che nella Casa Bianca di Bush figlio dirigeva il Medio Oriente e con Trump il Venezuela, ha sposato la teoria del “poliziotto buono e poliziotto cattivo”.

Il presidente avrebbe quantomeno accettato l’attacco, per poi usarlo allo scopo di spingere l’Iran a firmare l’accordo. Netanyahu però non è disposto a fermarsi, visto che gli ayatollah sono in ginocchio. La base Maga è in fermento: si aspettava che Trump avrebbe messo fine alle guerre in generale, e in particolare al coinvolgimento Usa in Medio Oriente. Abrams non pensa che il capo della Casa Bianca darà a Netanyahu le armi più potenti, come le bombe Gbu-57 per penetrare i bunker, ma, se Teheran non correrà a firmare l’accordo, può essere tentato di lasciar proseguire i raid per fomentare una rivolta interna che lo abbatta.

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