Ancora bombe sull’Iran, vittime sia militari che civili. Teheran: “Colpiremo gli Usa”
dalla nostra inviata Anna LombardiISTANBUL – Prosegue il palleggio di missili fra Israele e Iran, le ultime 48 ore già trasformante nel conflitto più ampio affrontato dai due acerrimi nemici negli ultimi 40 anni. E c’è il rischio concreto di allargare ulteriormente il confronto, con un possibile coinvolgimento degli Stati Uniti e, di conseguenza, di altre potenze.
Ieri, secondo giorno di attacchi, una nuova serie di raid israeliani in diverse località iraniane ha ucciso due nuovi generali e nove scienziati. Provocando almeno altre sessanta vittime (venti delle quali, dice l’Iran, erano bambini) in un palazzo residenziale alto 14 piani colpito nella zona a nord ovest di Teheran. Altri morti si registrano a Tabriz, capoluogo della provincia dell’Azerbaigian orientale, dove sono state distrutte raffinerie di petrolio e infrastrutture energetiche che hanno avvolto la città in una nube di fumo.
Colpita pure la principale infrastruttura per l’uranio arricchito alle porte dell’antica città di Isfahan che finora gli isra…
ISTANBUL – Prosegue il palleggio di missili fra Israele e Iran, le ultime 48 ore già trasformante nel conflitto più ampio affrontato dai due acerrimi nemici negli ultimi 40 anni. E c’è il rischio concreto di allargare ulteriormente il confronto, con un possibile coinvolgimento degli Stati Uniti e, di conseguenza, di altre potenze.
Ieri, secondo giorno di attacchi, una nuova serie di raid israeliani in diverse località iraniane ha ucciso due nuovi generali e nove scienziati. Provocando almeno altre sessanta vittime (venti delle quali, dice l’Iran, erano bambini) in un palazzo residenziale alto 14 piani colpito nella zona a nord ovest di Teheran. Altri morti si registrano a Tabriz, capoluogo della provincia dell’Azerbaigian orientale, dove sono state distrutte raffinerie di petrolio e infrastrutture energetiche che hanno avvolto la città in una nube di fumo.
Colpita pure la principale infrastruttura per l’uranio arricchito alle porte dell’antica città di Isfahan che finora gli israeliani avevano sempre risparmiato per timore della fuoriuscita di radiazioni: che per ora non risultano. Colpita nuovamente pure la centrale di Natanz già bombardata il giorno prima. Secondo il Washington Post non sono state per ora eliminate le centrifughe per arricchire l’uranio piazzate in profondità né l’uranio arricchito già prodotto. I danni insomma, non sono (ancora) irreversibili. Di sicuro quelli assestati da Israele sono colpi importanti. Ma lo Stato Ebraico ha ugualmente spento la luce preparandosi nervoso alla nuova risposta notturna.
Quella annunciata dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che l’ha promesso, «attaccheremo con più forza», e che poco prima della mezzanotte ha preso di mira Haifa, nel nord del Paese, dove un missile ha distrutto una palazzina uccidendo una donne e ferendo 14 persone, mentre un altro ha colpito una raffineria.
Altre minacce sono state rivolte dalla Repubblica islamica a Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia: «Colpiremo le vostre basi militari e le vostre navi se contribuirete a sventare i nostri attacchi contro Israele».
Israele ieri non ha attaccato soltanto l’Iran. In serata ha colpito anche una riunione della leadership Houthi in Yemen: obiettivo del raid, di cui ieri a tarda sera non era ancora noto l’esito, il capo di Stato Maggiore delle forze Houthi, Muhammad Abdel Karim al-Ramaari.
L’Idf aveva dato il via alla missione “Leone Nascente” venerdì, con lo scopo dichiarato di «colpire il programma nucleare e rispondere alle continue aggressioni di Teheran verso di noi». Secondo l’Intelligence israeliana — lo ha riportato il ministro degli Esteri Antonio Tajani — «in sei mesi l’Iran avrebbe potuto disporre di 10 atomiche da lanciare». Lo conferma l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica: a metà maggio l’Iran disponeva di 408,6 chili d’uranio arricchito al 60 per cento: mancava un mero 30 per cento per sviluppare almeno nove bombe.
Già l’altro ieri Israele ha preso di mira basi militari, insieme a siti nucleari e decapitato la catena di comando del regime con l’uccisione di oltre 70 persone, compresi quattro generali , 20 comandanti e i due celebri fisici nucleari.
Teheran aveva risposto sabato notte lanciando oltre 200 missili contro Israele (in buona parte intercettati anche con l’aiuto americano, scrive il Wall Street Journal). I protocolli di difesa, ha ammesso l’Idf, hanno funzionato solo parzialmente e ci sono stati tre morti e crolli anche a Tel Aviv. Secondo il New York Times, l’Iran ambiva a spararne almeno mille: ma i danni inflitti alle sue basi la notte prima non glielo hanno permesso. Quindi ora gli ayatollah rilanciano: «Attaccheremo con 2mila razzi».
Manco a dirlo, sono stati sospesi i negoziati diretti che Iran e Stati Uniti avrebbero dovuto tenere oggi in Oman: lo conferma il ministro degli Esteri omanita, Badr Albusaidi. Teheran ha detto di considerarli «senza senso» sotto gli attacchi israeliani. Ma la finestra negoziale non è ancora completamente chiusa: ieri Donald Trump e Vladimir Putin si sono parlati al telefono per 50 minuti promettendosi proprio la ripresa di quei negoziati.
Per ora, tuttavia, Netanyahu è determinato a proseguire l’escalation: lo conferma pure il suo capo di Stato maggiore. Nonostante le richieste dei leader mondiali di «non mettere a repentaglio l’equilibrio dell’intera regione». E pure la richiesta di «responsabilità» di Papa Leone XIV.