NEW YORK – Si è presentato intorno alle tre di notte alla porta di una casa con giardino a Brooklyn Park, zona residenziale a nord di Minneapolis, Minnesota. Era vestito con camicia e pantaloni blu, giubbotto antiproiettile nero, e badge della polizia. Alle sue spalle, un Suv nero con lampeggiante blu acceso. L’uomo, Vance Luther Boelter, 57 anni, bianco, capelli castani, ha chiesto della deputata statale democratica Melissa Hortman. Quando si è trovato di fronte lei e il marito, Boelter, ex dirigente nominato nel 2019 dal governatore democratico Tim Waltz, ha estratto la pistola e fatto fuoco. Secondo gli investigatori, potrebbe aver inseguito le sue vittime dentro l’appartamento. La donna è morta subito, il marito, Mark Hortman, in ospedale.
Un’ora prima, a Champlin, otto chilometri di distanza, il killer aveva suonato alla porta di un’altra abitazione: quella del senatore democratico John Hoffman, 60 anni, e di sua moglie, Yvette. Anche lì aveva mostrato il badge, tirato fuori la p…
NEW YORK – Si è presentato intorno alle tre di notte alla porta di una casa con giardino a Brooklyn Park, zona residenziale a nord di Minneapolis, Minnesota. Era vestito con camicia e pantaloni blu, giubbotto antiproiettile nero, e badge della polizia. Alle sue spalle, un Suv nero con lampeggiante blu acceso. L’uomo, Vance Luther Boelter, 57 anni, bianco, capelli castani, ha chiesto della deputata statale democratica Melissa Hortman. Quando si è trovato di fronte lei e il marito, Boelter, ex dirigente nominato nel 2019 dal governatore democratico Tim Waltz, ha estratto la pistola e fatto fuoco. Secondo gli investigatori, potrebbe aver inseguito le sue vittime dentro l’appartamento. La donna è morta subito, il marito, Mark Hortman, in ospedale.
Un’ora prima, a Champlin, otto chilometri di distanza, il killer aveva suonato alla porta di un’altra abitazione: quella del senatore democratico John Hoffman, 60 anni, e di sua moglie, Yvette. Anche lì aveva mostrato il badge, tirato fuori la pistola e sparato. Ma i due, pur feriti in modo grave, dovrebbero cavarsela. Quando i poliziotti sono arrivati a Brooklyn Park, davanti all’abitazione della deputata, hanno visto parcheggiata un’auto con lampeggianti accesi tipo polizia. Dalla porta della casa è uscito, vestito da agente, un uomo che, appena si è accorto dei poliziotti, ha puntato la pistola e sparato, ferendoli. Poi è fuggito a piedi. Da quel momento è cominciata la caccia al killer. Alle tre e mezzo di mattina il quadro investigativo era chiaro e agghiacciante: un ex dirigente statale diventato capo di una guardia armata, fingendosi poliziotto, aveva ucciso due persone e ferito altre due.
Nell’auto l’Fbi ha trovato un “manifesto” con messaggi complottisti, riferimenti a una “tirannia elettorale”, “corruzione dei democratici” e la “necessità di purificare lo Stato”, ma anche le parole “No Kings”, il nome delle manifestazioni anti-Trump andate in scena ieri in più di duemila città. Il testo, infarcito di riferimenti biblici e complottisti, un misto di fondamentalismo religioso e suprematismo bianco, includeva i nomi di una settantina di persone, tra cui il governatore Tim Walz, la deputata radicale di origine somala Ilhan Omar, e altri legislatori democratici, oltre ad attivisti dei diritti civili e a favore dell’aborto. Nell’elenco c’erano i nomi delle deputata uccisa e del senatore ferito. I due erano molto amici.
Non è certo il primo omicidio politico in America, ma questa volta sembra diverso: i commentatori si sono affrettati a riconoscere come il clima nel Paese sia ormai tossico. Pochi giorni prima un senatore democratico del Congresso, Alex Padilla, era stato sbattuto a terra e ammanettato dall’Fbi a Los Angeles per aver tentato di fare una domanda alla segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem in una conferenza stampa.
Quando milioni di americani si sono svegliati per cominciare il weekend, hanno capito di essere entrati in un nuovo incubo: il primo omicidio politico della Golden Age, l’età d’oro americana evocata da Trump. Hortman, 55 anni, due figli, laurea in scienze politiche e filosofia, ex stagista di Al Gore, era una figura di primo piano della politica del Minnesota. Ex Speaker democratica in una Camera lacerata dalle divisioni, dopo mesi di stallo aveva raggiunto un compromesso con i repubblicani, lanciando una specie di cogestione bipartisan della legislatura. Il governatore Walz ha parlato di «omicidio politico mirato» e chiesto alla gente di non partecipare a marce e eventi politici. «Se un poliziotto si presenta alla vostra porta – aveva detto lo sceriffo – chiamate subito il 911».
Trump ha condannato l’attacco e promesso «giustizia piena», stesse parole usate dalla ministra della Giustizia Pam Bondi. Il dipartimento di Sicurezza interna ha aumentato la scorta per i legislatori citati nel manifesto del killer, e l’Fbi ha aperto un’indagine per «atto di terrorismo ideologico e tentato assassinio multiplo con movente politico». Ma la ferocia dell’attacco non ha prodotto neanche stavolta l’unità nazionale: sui social e sui tabloid di destra si parla di «clima di odio creato dai democratici», di «commozione ipocrita solo perché non ha riguardato Trump». Unica concessione umana: la vittima, ha scritto qualcuno, era una «donna carina, bionda e bianca».