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Netanyahu minaccia: “Colpiremo tutti i siti degli ayatollah”. E l’Idf oscura la guerra di Gaza

Netanyahu minaccia: “Colpiremo tutti i siti degli ayatollah”. E l’Idf oscura la guerra di Gaza
(reuters)

“La Striscia è un fronte secondario”. Prosegue il blackout di internet

e il conseguente buio sui raid contro i palestinesi. Rinviata anche la conferenza Onu

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ISTANBUL – «Vedrete i nostri aerei dell’aeronautica militare sorvolare in un futuro decisamente prossimo i cieli di Teheran. Colpiremo ogni sito e ogni obiettivo del regime degli ayatollah». Sorridente come non lo si vedeva da tempo, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affidato a un videomessaggio in ebraico il punto sulla nuova guerra da lui avviata venerdì. «L’obiettivo è fermare la doppia minaccia dell’Iran volta ad annientarci con un sempre più pericoloso arsenale nucleare oltre che con i suoi missili balistici», ha affermato.

«Quello che gli ayatollah hanno visto finora è però niente rispetto a ciò che accadrà nei prossimi giorni», ha enfatizzato, prima di fare la conta degli obiettivi: «Chi dice che non abbiamo ottenuto risultati importanti afferma il falso. Abbiamo colpito duramente il principale sito di arricchimento dell’uranio e se c’è bisogno ci ritorneremo ancora. E abbiamo anche colpito lo stabilimento strategico per rendere attive le bombe nucleari, prendendo di mira pure il gruppo di scienziati che da tempo portava avanti questi progetti. Questo riporta l’Iran indietro sul nucleare di diversi anni. Ora però ci sono altre cose da fare che non vi posso ancora dire», ha concluso.

Evidentemente soddisfatto di aver finalmente potuto lanciare quel potente attacco che sognava da sempre ma finora le amministrazioni americane gli avevano sempre impedito contro l’acerrimo nemico: e contro il suo programma nucleare.

Piani a cui Trump si è opposto solo a parole. D’altronde proprio all’amico americano «che ci sostiene pienamente» si è rivolto Bibi in un altro videomessaggio — questa volta in inglese — augurale sì, ma da far tremare i polsi: «Buon compleanno President Trump, amico del popolo ebraico e mio personale. Finalmente i vertici iraniani stanno facendo le valigie. Ogni nostro nemico è anche vostro nemico. Abbiamo a che fare con qualcosa che ci minaccia mortalmente tutti. La nostra vittoria è la vostra vittoria».

Chiara allusione agli attesi risultati della nuova guerra, che facendo puntare tutti gli occhi su Teheran e dintorni, come un gioco di prestigi ha già distratto gli elettori israeliani dai guai interni. Come hanno notato i tanti osservatori che hanno voluto sottolineare la concomitanza dell’attacco con la crisi di governo legata a questioni interne che giovedì Netanyahu ha scampato per un pelo. Notando pure la maestria del premier nel provocare e cavalcare tensioni ogni qual volta sente ballare la sua poltrona.

Netanyahu è stato abile allo stesso tempo pure a distogliere l’attenzione internazionale dalla sanguinosissima guerra condotta a Gaza, che nelle ultime settimane stava suscitando immenso sdegno in tutto il mondo insieme a una finora inusuale mobilitazione globale, isolando sempre più Israele. Ebbene, proprio ieri l’Idf ha dichiarato Gaza «fronte secondario. L’Iran è il nostro primo obiettivo». Con buona pace – è proprio il caso di dirlo – del fatto che nell’enclave si continua a morire. Ieri le vittime sono state 41, più invisibili che mai, anche grazie al blackout di internet, iniziato giovedì a nord e ora esteso pure al centro e al sud a causa di «attacchi sistematici e ripetuti» dell’esercito contro le infrastrutture che lo tenevano acceso. Unito all’impedimento — sempre armato — di ogni tentativo di ripararle. Così la mattanza può procedere nel più assoluto buio e silenzio.

Come se non bastasse, l’attacco all’Iran ieri ha provocato pure lo spostamento della conferenza delle Nazioni Unite prevista a New York a inizio settimana. Quella dove il presidente francese Emmanuel Macron aveva già annunciato di voler formalmente riconoscere lo Stato palestinese. Evento ora rimandato a data da destinarsi.

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