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Iran, eliminati i capi del programma atomico ma non i tunnel dell’uranio

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Nove scienziati uccisi nei raid: “Un duro colpo” che secondo Netanyahu è in grado di ritardare di anni il programma
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Scienziati uccisi, infrastrutture distrutte. Ma quali danni hanno arrecato davvero le bombe di Tel Aviv al programma nucleare iraniano? Lo hanno azzerato? Danneggiato seriamente? Solo sfiorato in superficie? In queste ore di guerra guerreggiata è difficile distinguere tra fatti e propaganda delle parti coinvolte. Anche perché nessun osservatore terzo è presente sul campo e anche le informazioni di cui dispone l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Iaea) sono trasmesse dalle autorità di Teheran.

I siti nucleari colpiti

Nelle sue comunicazioni di venerdì al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il direttore generale della Iaea Grossi aveva riferito che è stata distrutta la parte in superficie dell’impianto di Natanz, dove l’Iran ha raggiunto il 60%…

Scienziati uccisi, infrastrutture distrutte. Ma quali danni hanno arrecato davvero le bombe di Tel Aviv al programma nucleare iraniano? Lo hanno azzerato? Danneggiato seriamente? Solo sfiorato in superficie? In queste ore di guerra guerreggiata è difficile distinguere tra fatti e propaganda delle parti coinvolte. Anche perché nessun osservatore terzo è presente sul campo e anche le informazioni di cui dispone l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Iaea) sono trasmesse dalle autorità di Teheran.

I siti nucleari colpiti

Nelle sue comunicazioni di venerdì al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il direttore generale della Iaea Grossi aveva riferito che è stata distrutta la parte in superficie dell’impianto di Natanz, dove l’Iran ha raggiunto il 60% di arricchimento dell’Uranio. Ma le infrastrutture sensibili sono in bunker sotterranei a prova di missile israeliano.

Tuttavia la distruzione della rete elettrica potrebbe aver danneggiato le centrifughe, macchine essenziali per l’arricchimento: concentrare cioè l’isotopo U235 rispetto al più abbondante in natura U238. Grossi ha anche confermato che al momento del suo intervento all’Onu erano in corso operazioni militari su altri due siti nucleari iraniani: l’impianto di arricchimento del combustibile di Fordow e il sito di Esfahan, dove si trovano un impianto di fabbricazione di piastre di combustibile. Ma che non si avevano notizie relative ai danni arrecati dagli attacchi.

Gli scienziati uccisi

Dal fronte israeliano si sottolinea invece che i colpi inferti alle facilities atomiche iraniane sono «significativi». Lo stesso premier Benjamin Netanyahu in un video messaggio ha parlato di «un duro colpo» ai piani nucleari iraniani, che li rallenterà per diversi anni. Se i danni alle infrastrutture sono difficili da valutare, nonostante i satelliti e gli infiltrati delle agenzie di intelligence, più facile (e drammatico) è il conteggio degli scienziati uccisi nell’operazione Rising Lion, perché coinvolti, secondo il governo di Tel Aviv, nella produzione di ordigni nucleari.

Le forze militari israeliane hanno diffuso ieri i nomi di nove ricercatori colpiti a Teheran in attacchi simultanei nella prima e nella seconda ondata di raid. Si tratta di Fereydoun Abbasi, ingegnere nucleare, Mohammad Mehdi Tehranchi, fisico, Akbar Motalebi Zadeh, ingegnere chimico, Saeed Barji, ingegnere dei materiali, Amir Hassan Fakhahi, fisico, Abd al-Hamid Minoushehr, fisico dei reattori, Mansour Asgari, fisico, Ahmad Reza Zolfaghari Daryani, ingegnere nucleare, Ali Bakhouei Katirimi, fisico.

«Tutti gli scienziati eliminati costituivano una fonte significativa di conoscenze per il progetto atomico iraniano e avevano accumulano decenni di esperienza nello sviluppo di armi atomiche», ha spiegato l’Idf. Un elenco confermato qualche ora dopo anche da media iraniani, come la tv di Stato e l’agenzia di stampa Tasnim.

I missili di profondità

Difficile comunque che il «duro colpo» di cui parla Netanyahu si riveli un “colpo di grazia” alle ambizioni atomiche di Teheran. Può essere stata decapitata l’élite militare e scientifica del programma, possono essere state danneggiate le infrastrutture in superficie. Ma le cascate di migliaia di centrifughe che arricchiscono l’uranio e l’uranio altamente arricchito già in possesso dell’Iran (la Iaea parla di 400 chilogrammi) sono ben nascosti sotto terra. «L’unico proiettile in grado di penetrare al livello delle centrifughe è il Massive Ordnance Penetrator degli Usa che Israele non possiede», ha spiegato al Washington Post Richard Nephew, capo negoziatore per gli Usa con l’Iran durante l’Amministrazione Obama. «Fino a che non so che Fordow, insieme a Natanz è il sito principale per l’arricchimento dell’uranio, è distrutta e fino a che non so dove si trova l’uranio altamente arricchito e se è utilizzabile, dobbiamo essere allerta», ha continuato.

Ma se per distruggere Fordow serve una bomba lunga sei metri e pesante 13 tonnellate, che solo gli Stati Uniti possono sganciare, vuol dire che la partita del nucleare iraniano è ancora tutta da giocare. E che rischia di far degenerare una “guerra regionale”, come l’ha definito Donald Trump, in qualcosa di molto più ampio.

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