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Iran, il fisico Cotta-Ramusino: “Senza un accordo arriveranno alla bomba”

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Lo scienziato italiano è appena rientrato da Teheran dopo una visita con i fisici del movimento pacifista Pugwash
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Dal 20 al 25 maggio sono stato a Teheran, con una delegazione di altri fisici ed esperti del movimento Pugwash. Abbiamo parlato di tutto e abbiamo trovato un atteggiamento disponibile». Paolo Cotta-Ramusino, 77 anni, dopo una vita passata a impegnarsi per il disarmo nucleare, assiste sconcertato a quanto sta accadendo tra Israele e Iran: «È un disastro».

Cotta-Ramusino è stato per decenni professore alla Statale di Milano, dove ha tenuto anche un corso sulle armi atomiche. E fino al primo gennaio scorso ha ricoperto il ruolo di Segretario generale delle Pugwash Conferences on Science and World Affairs, movimento di scienziati pacifisti fondato nel 1957 da Joseph Rotblat e Bertrand Russell e premiato con il Nobel per la Pace nel 1995. Ora è membro del Gruppo di lavoro per la Sicurezza Internazionale e il Controllo degli Armamenti dell’Accademia dei Lincei, presieduto dal fisico Luciano Maiani. Ma continua a viaggiare per Pugwash. Anche nell’Iran che lavora per dotarsi della bomba atomi…

Dal 20 al 25 maggio sono stato a Teheran, con una delegazione di altri fisici ed esperti del movimento Pugwash. Abbiamo parlato di tutto e abbiamo trovato un atteggiamento disponibile». Paolo Cotta-Ramusino, 77 anni, dopo una vita passata a impegnarsi per il disarmo nucleare, assiste sconcertato a quanto sta accadendo tra Israele e Iran: «È un disastro».

Cotta-Ramusino è stato per decenni professore alla Statale di Milano, dove ha tenuto anche un corso sulle armi atomiche. E fino al primo gennaio scorso ha ricoperto il ruolo di Segretario generale delle Pugwash Conferences on Science and World Affairs, movimento di scienziati pacifisti fondato nel 1957 da Joseph Rotblat e Bertrand Russell e premiato con il Nobel per la Pace nel 1995. Ora è membro del Gruppo di lavoro per la Sicurezza Internazionale e il Controllo degli Armamenti dell’Accademia dei Lincei, presieduto dal fisico Luciano Maiani. Ma continua a viaggiare per Pugwash. Anche nell’Iran che lavora per dotarsi della bomba atomica.

Professore, gli scienziati durante la Guerra fredda diedero vita a una diplomazia parallela. Ma forse era più facile parlare con i fisici russi di allora che con i vostri colleghi iraniani di oggi.

«Non direi. E lo dimostra la missione a Teheran di una delegazione Pugwash di nove tra fisici ed esperti di politica internazionale. C’erano diversi europei, un collega russo e anche la statunitense Robin Raphel, Sottosegretario di Stato nell’Amministrazione Clinton».

Come vi hanno accolti? Di cosa avete parlato?

«L’Iran è un grande Paese e ha molte anime: noi abbiamo parlato soprattutto con i rappresentanti dell’attuale governo. E l’establishment iraniano era preoccupato. Ricordo una discussione con il ministro degli Esteri che ci ha detto: in questo modo siamo indotti ad uscire dal Trattato di non proliferazione».

Quindi a ritenersi liberi di avere l’atomica: una minaccia molto seria. E voi?

«Siamo stati molto determinati nel dire che uscire dall’accordo che fissa i “Paesi nucleari” in quelli che avevano l’atomica al primo gennaio 1967, sarebbe stato un errore gravissimo. Che l’Iran non avrebbe dovuto farlo. E che l’unica vera soluzione sarebbe stato perseguire un accordo per la prosecuzione delle attività nucleari civili, mettendo un freno molto fermo sulla possibilità di costruire armi nucleari».

La loro risposta?

«Abbiamo colto un atteggiamento positivo. Ma tutto questo è finito con le immagini che stiamo vedendo in queste ore. Un disastro…».

Israele dice che ha attaccato perché l’Iran era a un passo dalla bomba. E la Iaea conferma che l’arricchimento dell’uranio è al 60%: ad arrivare al 90% necessario per gli ordigni ci vuole poco.

«Il solo modo per impedire che l’Iran costruisca ordigni atomici è fare un accordo analogo a quello stipulato nel 2015 con l’Amministrazione Obama. Attaccando l’Iran lo si induce a costruirsi la bomba. È il contrario dell’obiettivo dichiarato. E poi: Israele è l’unico Paese che possiede armi nucleari senza dichiararle. E prende questa posizione nei confronti dell’Iran perché ha paura di essere aggredito?».

Però la Iaea ha anche evidenziato una serie di irregolarità e di mancate risposte: Teheran non è stata trasparente sui suoi programmi nucleari.

«Bisogna tener conto che il direttore generale della Iaea Rafael Mariano Grossi ha un obiettivo preciso: diventare il nuovo Segretario generale delle Nazioni Unite. Quindi cerca di trovare un accordo con tutti. È un bene che qualcuno ci provi. Ma la Iaea ha una funzione di controllo. Deve dire quali sono le informazioni che Teheran non vuole fornire e impegnarsi per averle».

A proposito di informazioni, voi scienziati per il disarmo cosa sapete del programma nucleare iraniano?

«Abbiamo i dati Iaea: sappiamo che sono arrivati al 60% di arricchimento, mentre l’accordo JCPoA voluto da Obama prevedeva un massimo del 3,7%. Ed è stato Trump a uccidere quel trattato durante la sua prima Amministrazione».

C’è la possibilità di una nuova intesa?

«Faccio notare che il ritorno al JCPoA non l’ha voluto nemmeno l’Amministrazione Biden. L’approccio occidentale alla vicenda del nucleare iraniano è stato per essere gentili “scoordinato”. Se invece vogliamo essere cattivi, potremmo dire che è stato malintenzionato».

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